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Ceuta, l’emergenza nel centro migranti: “Senza acqua né aiuti, dormiamo per terra”

(afp)

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La gestione del Ceti sta creando un grosso problema al governo spagnolo. All’interno della struttura sono ospitati circa 734 persone che resteranno lì per almeno sessanta giorni, fuori sono oltre un migliaio
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CEUTA – Senza acqua, dormono per terra da quando sono arrivati giovedì scorso nuotando nelle acque che separano il Marocco dalla Spagna. Sono centinaia di persone provenienti dal Sudan, Mali Ciad, Yemen, tutte accampate nella spiaggia antecedente il Ceti, il centro migranti di Ceuta, e poi su sulla collina che porta verso la struttura. Sono decine ai lati della strada, vivono lì da giorni perché il centro accoglienza è al collasso, dicono di non aver visto nessuno della Croce Rossa. Prima ancora di chiedere asilo – per loro la possibilità di riceverlo è reale, a differenza dei migranti marocchini – chiedono acqua e qui nessuno gliel’ha portata. Uno di loro mostra una bottiglia di plastica da mezzo litro, dentro c’è rimasto un dito di acqua: “Me la tengo stretta da due giorni”, racconta per poi spiegare che da mesi vivono sulle montagne marocchine al confine con la Spagna e che hanno visto sui social che la frontiera era aperta, così sono scesi in massa.

La gestione del Ceti di Ceuta s…

CEUTA – Senza acqua, dormono per terra da quando sono arrivati giovedì scorso nuotando nelle acque che separano il Marocco dalla Spagna. Sono centinaia di persone provenienti dal Sudan, Mali Ciad, Yemen, tutte accampate nella spiaggia antecedente il Ceti, il centro migranti di Ceuta, e poi su sulla collina che porta verso la struttura. Sono decine ai lati della strada, vivono lì da giorni perché il centro accoglienza è al collasso, dicono di non aver visto nessuno della Croce Rossa. Prima ancora di chiedere asilo – per loro la possibilità di riceverlo è reale, a differenza dei migranti marocchini – chiedono acqua e qui nessuno gliel’ha portata. Uno di loro mostra una bottiglia di plastica da mezzo litro, dentro c’è rimasto un dito di acqua: “Me la tengo stretta da due giorni”, racconta per poi spiegare che da mesi vivono sulle montagne marocchine al confine con la Spagna e che hanno visto sui social che la frontiera era aperta, così sono scesi in massa.

La gestione del Ceti di Ceuta sta creando un grosso problema al governo spagnolo: la competenza è della delegazione del Governo, quindi della Moncloa, e non della città autonoma di Ceuta. Il delegato Miguel Angel Perez risponde che i migranti fuori dal Ceti hanno l’acqua ma la visita alla struttura dimostra che versano in totale assenza di assistenza. Per questo sono in corso riunioni tra il ministero dell’Interno e il ministero dell’Inclusione che ha chiesto aiuto per gestire l’emergenza e per attivare l’intervento della Croce Rossa che qui dicono si è fatta vedere poco. Assenti anche le ong.

All’interno della struttura sono ospitati circa 734 persone che resteranno lì per almeno sessanta giorni, fuori sono oltre un migliaio, principalmente non marocchini. Sono arrivati tutti giovedì scorso.

Karem, disoccupato 35enne di Tangeri spiega: “Abbiamo bisogno di cibo, lo scriva che qui non è venuto nessuno ad aiutarci. Se non viene qualcuno a portarmi acqua o cibo io vado a rubare”. Un gruppo di cittadini sudanesi racconta l’emergenza nella quale vivono da giorni: “Abbiamo bisogno di vestiti, qui la notte la temperatura scende e noi dormiamo in strada, siamo feriti, siamo affamati”.

Dal ministero dell'Inclusione affermano che "stanno lavorando, nell'ambito delle competenze, per assistere le persone che sono già dentro il Ceti, con priorità a chi ha particolare vulnerabilità e necessita assistenza sanitaria urgente. Allo stesso tempo stiamo rafforzando la capacità di accoglienza attivando i procedimenti amministrativi necessari per una risposta umanitaria adeguata".

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