NEW YORK – «E pensare che abbiamo a lungo creduto che non ci potesse essere un’America peggiore di quella di Richard Nixon, nei primi anni Settanta. Mezzo secolo dopo, quegli scandali sembrano poca cosa rispetto alla corruzione e alla violenza di Donald Trump: il sistema democratico di allora, comparato a quello di oggi, è decisamente più sano e reattivo». Dall’alto dei suoi 91 anni magnificamente portati, il filosofo e politologo Michael Walzer sospira, riflettendo sull’America di oggi. Da oltre mezzo secolo figura di riferimento della sinistra americana, il teorico della guerra giusta ha raccolto il suo pensiero su liberalismo e democrazia nel suo libro-testamento: “Che cosa significa essere liberale”.
Cosa minaccia la democrazia americana?
«Mi preoccupa l’abbandono delle politiche bipartisan, il crollo dell’impegno di democratici e repubblicani a cooperare per mettere un freno alle derive autoritarie: una cooperazione che permetteva di imbrigliare i presidenti con aspirazioni autoc…
NEW YORK – «E pensare che abbiamo a lungo creduto che non ci potesse essere un’America peggiore di quella di Richard Nixon, nei primi anni Settanta. Mezzo secolo dopo, quegli scandali sembrano poca cosa rispetto alla corruzione e alla violenza di Donald Trump: il sistema democratico di allora, comparato a quello di oggi, è decisamente più sano e reattivo». Dall’alto dei suoi 91 anni magnificamente portati, il filosofo e politologo Michael Walzer sospira, riflettendo sull’America di oggi. Da oltre mezzo secolo figura di riferimento della sinistra americana, il teorico della guerra giusta ha raccolto il suo pensiero su liberalismo e democrazia nel suo libro-testamento: “Che cosa significa essere liberale”.
Cosa minaccia la democrazia americana?
«Mi preoccupa l’abbandono delle politiche bipartisan, il crollo dell’impegno di democratici e repubblicani a cooperare per mettere un freno alle derive autoritarie: una cooperazione che permetteva di imbrigliare i presidenti con aspirazioni autocratiche. E lo vedo anche in Europa, dove centrodestra e centrosinistra non cercano più soluzioni comuni: se non forse nella Germania di Merz dove ancora si prova a porre argini ai neofascisti. Così la destra, più sfacciata ed estremista per definizione, mette a tacere il dissenso interno senza pudore. Mentre la sinistra, al contrario, ha troppe anime e si divide, perdendo mordente. Il risultato è che un vero baluardo contro l’autoritarismo non esiste più».
Si dice che Trump farà qualunque cosa pur di vincere alle elezioni di di midterm. Lei è preoccupato?
«Non ho dubbi sul fatto che cercherà in ogni modo di impedire elezioni libere e giuste a novembre: ci sta già provando. Ma la Corte Suprema, che gli ha permesso di ridisegnare i collegi elettorali, ha bloccato il tentativo di escludere il voto per posta e il conteggio delle schede tardive. Il Congresso, compresi gli stessi repubblicani, si rifiuta di approvare il Save America Act, che chiede prova di cittadinanza alle urne. Ci saranno dunque tentativi di alterare i risultati a livello locale. Ma i democratici si stanno già attivando. Per garantire elezioni trasparenti nei seggi ci saranno avvocati e volontari. Certo, non sarà un’elezione facile. Vedremo tentativi di forzare la mano, accuse, contestazioni. E questo, purtroppo, non accadrà solo in America...».
A cosa si riferisce?
«Anche in Israele, Netanyahu è disposto a tutto pur di non perdere il potere. Cercherà di ridurre al minimo la partecipazione di elettori liberal e arabi, proprio come Trump cerca di boicottare il voto agli afroamericani. Ottobre e novembre saranno mesi terribili, con livelli di propaganda insopportabili. Bisogna mantenere lucidità e barra dritta».
Trump è in caduta libera nei sondaggi...
«E questo lo rende più cattivo. La guerra in Iran va male, i prezzi salgono e non gli resta che sfruttare lo spauracchio dell’immigrazione, aiutato pure dalle immagini di Ceuta. Purtroppo la sinistra moderata non ha posizioni solide al riguardo per affrontare in modo fermo ma civile una questione destinata a peggiorare, anche a causa della crisi climatica che genererà più rifugiati. È un argomento complesso che la destra cavalca, col risultato che in America vediamo la deriva delle politiche inutilmente crudeli di Trump che stanno lasciando il Paese senza lavoratori agricoli o badanti per gli anziani, mestieri che facevano gli emigrati e a cui gli americani non aspirano. Sfruttano la paura dell’altro con retorica efficace. I democratici devono focalizzarsi su programmi nuovi e concreti».
Lo fanno?
«I nuovi socialisti democratici di New York, Michigan e Wisconsin sono effettivamente tornati a parlare dei problemi concreti della gente. Vedremo a midterm se la strategia darà i risultati sperati. Apprezzo i loro programmi di politica interna, ma mi inquietano le loro posizioni estremiste in politica estera, su Israele e Ucraina. Ma, certo, la strada è rivitalizzare una coalizione di sinistra che torni a focalizzarsi sui problemi dei lavoratori bianchi e scontenti».
Quelli che hanno voltato la schiena ai democratici, votando Trump.
«Bisognerebbe rileggere “La personalità autoritaria” di Theodor Adorno, che negli anni Cinquanta sconvolse la sinistra, perché rintracciava nella classe operaia valori tipici del fascismo: imbevuta di cultura patriarcale e attratta da programmi oppressivi e iniqui. Un libro datato, con un fondo di verità. Da allora, e per decenni, partiti socialdemocratici e sindacati si sono impegnati a far comprendere i valori democratici ai lavoratori. Poi la pratica si è interrotta: Clinton e Obama hanno creduto di poter vincere senza i lavoratori bianchi, e li hanno abbandonati, puntando su classe media istruita e minoranze. È stato il più grande errore della sinistra, americana e globale».