NEW YORK – Non basta più dire agli elettori democratici che Trump è pericoloso. La gente vuole un progetto, che parli di inflazione, costo della vita, affitti e accesso alle cure mediche. La vittoria alle primarie in Michigan di Abdul El-Sayed, 41 anni, musulmano, epidemiologo figlio di immigrati egiziani, che a novembre cercherà di conquistare un seggio chiave al Senato, non rappresenta solo l’ascesa di un progressista che mai aveva corso per un incarico pubblico. È un nuovo capitolo della lunga battaglia interna al Partito democratico sul significato della parola “populismo”. El Sayed ha battuto di circa 15 mila voti su un milione e mezzo di schede la deputata moderata Haley Stevens, sostenuta dall’establishment del partito e da un potente comitato elettorale pro-Israele, che aveva finanziato la sua campagna con 32 milioni di dollari.
NEW YORK – Non basta più dire agli elettori democratici che Trump è pericoloso. La gente vuole un progetto, che parli di inflazione, costo della vita, affitti e accesso alle cure mediche. La vittoria alle primarie in Michigan di Abdul El-Sayed, 41 anni, musulmano, epidemiologo figlio di immigrati egiziani, che a novembre cercherà di conquistare un seggio chiave al Senato, non rappresenta solo l’ascesa di un progressista che mai aveva corso per un incarico pubblico. È un nuovo capitolo della lunga battaglia interna al Partito democratico sul significato della parola “populismo”. El Sayed ha battuto di circa 15 mila voti su un milione e mezzo di schede la deputata moderata Haley Stevens, sostenuta dall’establishment del partito e da un potente comitato elettorale pro-Israele, che aveva finanziato la sua campagna con 32 milioni di dollari.
Il successo, dopo un lungo testa a testa, secondo gli analisti, lascia dubbi sulla capacità di allargare la propria base elettorale e ripropone quel concetto di “eleggibilità” dei populisti che divide i progressisti da oltre un decennio, da quando il senatore indipendente Bernie Sanders - sostenitore di El-Sayed - era emerso sulla scena nazionale, finendo per perdere con Hillary Clinton. Dovesse farcela a novembre l’epidemiologo, diventerebbe il primo senatore musulmano e i progressisti aumenterebbero di molto le possibilità di controllare anche il Senato, oltre alla Camera. Sarebbe la conferma che un’agenda politica incentrata su temi concreti e in aperta rottura con Israele conquista anche l’America in bilico. Il Michigan non è uno stato profondamente liberal come la California o New York, dove è stato eletto il primo sindaco musulmano, il socialista Zohran Mamdani. È uno Stato industriale, con una popolosa comunità araba, ma anche molti elettori indipendenti, lavoratori bianchi, afroamericani e suburbani moderati che possono cambiare voto.
L’ascesa dei populisti non ha solo scosso i dem ma seminato inquietudini nello stesso Trump, che conosce la fascinazione della politica fatta di messaggi “dal basso”. Il presidente prima ha bollato El-Sayed come un «comunista che non piace a Detroit» per poi lanciare accuse di frodi elettorali. «La Wayne County, Detroit, è una delle aree elettorali più corrotte degli Stati Uniti», ha scritto su Truth. A preoccupare Trump è la nuova vecchia capacità di una parte dei democratici di parlare alle periferie. E l’avere intercettato l’insofferenza degli americani verso Israele, proprio nel momento in cui Trump si è impantanato in una guerra.
Ma è stato lo stesso El-Sayed, accusato in passato di anti-semitismo, ad allontanare le ombre: «Il mio impegno per la sicurezza delle sorelle e fratelli ebrei è lo stesso che ho per la sicurezza delle mie figlie». Si aspetta che il suo nome arabo venga usato per scatenare gli attacchi islamofobi dei repubblicani. «Il mio nome - ha detto - non è la causa dell’aumento del prezzo della benzina. Il mio nome non ci sta trascinando in guerra. Il mio nome non è il motivo per cui non riuscite a permettervi la spesa». Mamdani, esponente di punta dei “nuovi democratici”, è corso in sua difesa: «Il Partito repubblicano dimostra quanto sia scollegato dalle preoccupazioni della classe lavoratrice». Il messaggio ha presa, anche se non ovunque. Sempre in Michigan il deputato democratico al secondo mandato Shri Thanedar è stato battuto dal socialista Donovan McKinney. E l’ambientalista William Lawrence ha sconfitto due centristi nelle primarie per un seggio alla Camera. In Missouri, invece, la sinistra del partito ha trovato un muro: il deputato Wesley Bell, pro-Israele, ha respinto la sfida lanciata dalla socialista Cori Bush, rendendo il bilancio meno amaro per i vertici del partito e per Trump.