Il Giappone torna una potenza militare: “Risposta alla Cina”
di Annachiara Mottola di AmatoProprio mentre si prepara a commemorare la tragedia di Hiroshima, il Giappone volta pagina sul pacifismo. Ieri, a due giorni dall’81esimo anniversario della bomba atomica che polverizzò una città intera nell’arco di pochi secondi, Tokyo ha presentato il nuovo Libro Bianco sulla Difesa: quasi 600 pagine che tracciano la rotta di un Paese deciso a rafforzare la propria industria militare, investire nell’intelligenza artificiale e nelle esportazioni di armamenti. Un cambio di passo che apre il dibattito sull’eredità di quel 6 agosto del 1945 ancora profondamente radicata nella società giapponese. Si tratta dell’ultimo atto con cui il governo della premier Sanae Takaichi, leader conservatrice alleata di Trump, imprime un’accelerazione senza precedenti alla trasformazione della politica di sicurezza (la Difesa ora vale il al 2% del Pil, il livello più alto dalla fine della Seconda guerra mondiale).
Proprio mentre si prepara a commemorare la tragedia di Hiroshima, il Giappone volta pagina sul pacifismo. Ieri, a due giorni dall’81esimo anniversario della bomba atomica che polverizzò una città intera nell’arco di pochi secondi, Tokyo ha presentato il nuovo Libro Bianco sulla Difesa: quasi 600 pagine che tracciano la rotta di un Paese deciso a rafforzare la propria industria militare, investire nell’intelligenza artificiale e nelle esportazioni di armamenti. Un cambio di passo che apre il dibattito sull’eredità di quel 6 agosto del 1945 ancora profondamente radicata nella società giapponese. Si tratta dell’ultimo atto con cui il governo della premier Sanae Takaichi, leader conservatrice alleata di Trump, imprime un’accelerazione senza precedenti alla trasformazione della politica di sicurezza (la Difesa ora vale il al 2% del Pil, il livello più alto dalla fine della Seconda guerra mondiale).
Alla base del documento c’è la fotografia di un cambiamento profondo della regione dell’Indo-Pacifico. Con Cina, Russia e Corea del Nord che vengono indicate come le principali minacce per l’arcipelago. Pechino – per il suo rapido riarmo e l’espansione delle capacità navali e missilistiche – viene definita “la sfida strategica più importante”, mentre Pyongyang preoccupa per i progressi negli armamenti ipersonici e per il rafforzamento della cooperazione militare con Mosca. Sullo sfondo, anche le tensioni legate a Taiwan, terreno di scontro sempre più sensibile con i cinesi.
Ma il Libro Bianco non è solo un documento strategico, rappresenta un manifesto di politica industriale. Per la prima volta la difesa viene presentata apertamente come un settore capace di trainare la crescita economica, favorire l’innovazione e creare nuove filiere produttive. L’esecutivo punta sulle tecnologie a duplice uso, civile e militare, e incoraggia la nascita di startup specializzate. Tra le priorità figurano i droni da combattimento a basso costo, considerati ormai indispensabili dopo le lezioni emerse dalla guerra in Ucraina.
In realtà, la svolta era già iniziata negli scorsi mesi, con il progressivo allentamento dei vincoli che per decenni avevano limitato la vendita di armamenti all’estero. Intanto, Takaichi continua a ribadire che il Paese non rinuncia alla propria identità di «nazione amante della pace». Ma il contrasto rimane, tanto che persino la comunicazione istituzionale del Libro bianco punta a rassicurare: nella copertina non compaiono carri armati o droni, solo una famiglia sorridente immersa in una città futuristica disegnata in stile anime.