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La riscossa dei socialisti che sognano l’America riformata all’europea

(reuters)

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I progressisti avanzano ma non si prendono il partito: vincono tra gli elettori ad alto reddito, mentre i meno abbienti scelgono i centristi. Un mix che però aiuterà a vincere la Camera
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Il 4 luglio scorso il movimento Democratic Socialists of America ha celebrato il record storico di 120.000 iscritti, battendo il partito del leggendario leader socialista Eugene Debs, era il 1912, e già nelle primarie democratiche i Dsa hanno festeggiato. Si parte dalla vittoria, per meno di un punto percentuale, di Abdul El-Sayed, medico del Michigan, scelto come candidato al Senato, in volata sulla deputata moderata Haley Stevens. Compagno di strada dei Dsa, El Sayed attacca Israele, vuole per gli Usa riforme stile Scandinavia, detesta lobby ed establishment di Washington, soprattutto il capo dei senatori dem, il veterano Chuck Schumer.

Intorno a Stevens erano accorsi i moderati, in prima fila la popolare governatrice de…

Il 4 luglio scorso il movimento Democratic Socialists of America ha celebrato il record storico di 120.000 iscritti, battendo il partito del leggendario leader socialista Eugene Debs, era il 1912, e già nelle primarie democratiche i Dsa hanno festeggiato. Si parte dalla vittoria, per meno di un punto percentuale, di Abdul El-Sayed, medico del Michigan, scelto come candidato al Senato, in volata sulla deputata moderata Haley Stevens. Compagno di strada dei Dsa, El Sayed attacca Israele, vuole per gli Usa riforme stile Scandinavia, detesta lobby ed establishment di Washington, soprattutto il capo dei senatori dem, il veterano Chuck Schumer.

Intorno a Stevens erano accorsi i moderati, in prima fila la popolare governatrice del Michigan Whitmer, che sogna la Casa Bianca 2028: inutile, ha vinto El-Sayed e controllare il flusso dei dati sul territorio, grande metà dell’Italia, chiarisce la forza dei socialisti alla sfida di Midterm. La vittoria sul filo di rasoio di El-Sayed, secondo Cook Report, vede la Stevens avanti tra gli afroamericani di Detroit e Flint, e nelle zone rurali, cruciali a novembre per battere il forte repubblicano Mike Rogers. Studenti, distretti intorno alle università, quartieri residenziali della borghesia bianca premiano la sinistra radicale di El-Sayed.

Benvenuti nell’era delle contraddizioni Usa, più cresce il reddito degli elettori meglio vanno i candidati socialisti, fra lavoratori, camionisti, contadini, i moderati prevalgono. Aipac, gruppo di finanziatori pro Israele, ha investito oltre 30 milioni di dollari su Stevens, perdendo nel crescente sostegno ai palestinesi. Quanto basta perché El-Sayed balli dinoccolato nei video, al ritmo di Taylor Swift.

Vedremo dunque un Partito Democratico Socialista, come auspicano il senatore Sanders, la deputata Ocasio-Cortez e il sindaco di New York Mamdani? Presto per dirlo perché, dalla notte di martedì emergono annotazioni contrastanti. Will Lawrence, socialista moderato, ha vinto le primarie per la Camera nel Michigan centrale, Donavan McKinney, socialista doc, correrà a Detroit per un altro seggio e Yousef Rabhi ha battuto a mani basse il sindaco di Ann Arbor Chris Taylor, festeggiando con il marchio Dsa: “Potere al popolo, lotta alle lobby e a Trump”.

Eppure, in Missouri, Cori Bush, vulcanica infermiera ex deputata socialista, è battuta senza problemi da Wesley Bell, centrista pro Israele, apprezzato nella capitale. E la mappa elettorale indica direzioni opposte: in Arizona, stato eccentrico che eleggeva al Senato il repubblicano anti Trump John McCain, la governatrice democratica Katie Hobbs annuncia di voler scegliere come vice l’ex sindaco di Mesa, John Giles, un repubblicano che il presidente non ama punto. A sfidarli sarà Andy Biggs, trumpiano di ferro, Hobbs spera di attrarre con l’aplomb di Giles indipendenti e centristi anti Maga.

Stesso trend in Kansas: in uno stato che ha eletto l’ultimo senatore democratico, George McGill, un secolo fa, nel 1930, in piena Depressione, vince le primarie il reverendo Adam Hamilton, un pastore metodista, non socialista, che guida una comunità di 24.000 fedeli. Padre Hamilton parte indietro, resta in vantaggio il repubblicano Roger Marshall, ma contando proprio sui centristi che in Michigan hanno bocciato El-Sayed, i democratici sperano nella sorpresa. Secondo i dati Kalshi, ad oggi, l’opposizione ha il 75% di chance di strappare la Camera a Trump, ma al Senato sarà molto dura. Servono vittorie in Ohio, North Carolina e Maine, dopo lo scandalo del populista Platner, tatuaggi SS e accuse di molestie sessuali, si deve far risultato anche in Alaska, Iowa e Texas, oltre alla difesa dei seggi in Georgia e New Hampshire, con il Michigan nelle mani di El-Sayed.

La storica novità non è, infatti, la metamorfosi socialista dei democratici. È la resurrezione di ideali riformisti alla europea fra i dem, la critica radicale a capitalismo e Wall Street, la politica estera in Medio Oriente e una passione fideista in cui la religione, islam o cristianesimo, è alla ribalta, vedi il seminarista dem James Talarico, schierato per il Texas al Senato. La prossima rivincita nel partito che fu di Obama arriva l’11 agosto, primarie per il governatore del Wisconsin, con David Crowley, pupillo dei moderati, contro la carismatica socialista Dsa Francesca Hong. In chiave Casa Bianca gli spin doctor vi narrano due fiabe opposte, per i filo Dsa “Trump accende gli animi, senza ideali perdiamo ancora”, per i dem tradizionali “I socialisti sono ok nelle città, ti sotterrano in campagna”. Donald Trump non ha dubbi: “Socialista” è tabù in America, come ai tempi di Debs, colletto inamidato e cravattino, e i post social sono già pronti.

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