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Cuba apre al progetto emiratino della “Isla Trump” a Cayo Santa Maria

(afp)

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Una dichiarazione di intenti tra un imprenditore di Dubai e funzionari del governo dell’Avana è stata firmata a giugno. Ma manca l’ok di Washington per realizzare il progetto
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Due torri con altrettante cupole dorate farebbero da coronamento al resort esclusivo pronto a sorgere a 350 km dall’Avana, nell’arcipelago di Cayo Santa Maria, su un’ isoletta di spiagge bianchissime che i cubani ora chiamano semplicemente come El Cayo. Tutto è pronto perché i lavori inizino a fine anno e trasformino il piccolo paradiso in una Trump Island, o Isla Trump. Manca solo un nulla osta al progetto, e non è quello del governo dell’Avana.

L’idea appare abbozzata in alcuni documenti in cui si ipotizzano modelli futuri per Cuba. Va chiaramente contro a tutto ciò che il regime castrista ha sostenuto fino ad ora, ma che proprio ora invece, di fronte a una delle crisi più devastanti della storia rivoluzionaria, potrebbe essere costretto ad accettare.

Da inizio gennaio Donald Trump ha imposto a Cuba un blocco del petrolio senza precedenti e ha approvato sanzioni che di fatto soffocano anche i pochi investimenti stranieri presenti sull’isola. Se ne sono dovute andare l’impresa minera…

Due torri con altrettante cupole dorate farebbero da coronamento al resort esclusivo pronto a sorgere a 350 km dall’Avana, nell’arcipelago di Cayo Santa Maria, su un’ isoletta di spiagge bianchissime che i cubani ora chiamano semplicemente come El Cayo. Tutto è pronto perché i lavori inizino a fine anno e trasformino il piccolo paradiso in una Trump Island, o Isla Trump. Manca solo un nulla osta al progetto, e non è quello del governo dell’Avana.

L’idea appare abbozzata in alcuni documenti in cui si ipotizzano modelli futuri per Cuba. Va chiaramente contro a tutto ciò che il regime castrista ha sostenuto fino ad ora, ma che proprio ora invece, di fronte a una delle crisi più devastanti della storia rivoluzionaria, potrebbe essere costretto ad accettare.

Da inizio gennaio Donald Trump ha imposto a Cuba un blocco del petrolio senza precedenti e ha approvato sanzioni che di fatto soffocano anche i pochi investimenti stranieri presenti sull’isola. Se ne sono dovute andare l’impresa mineraria canadese Sherritt, così come i colossi del turismo spagnoli Melia e Iberostar e il canadaese Blue Diamond, solo per citare gli esempi più noti.

L’incontro a l’Avana

L’idea di un’isola resort con il nome del presidente Usa è apparsa su un tavolo dell’Avana a giugno scorso quando funzionari del settore del turismo cubani si sono riuniti nella capitale con investitori stranieri per illustrare possibilità di investimento nella isola. Poche settimane più tardi il governo avrebbe approvato un pacchetto di liberalizzazioni che interessava anche il turismo.Il menu per gli investimenti, secondo quanto riportato allora dal media emiratino The National, presente alla riunione, e rilanciato ieri in un’inchiesta di El Pais, includeva oltre alle centinaia di hotel inattivi, 18 aeroporti e 10 porti turistici in tutta l’isola.

Tra i progetti sul tavolo si menzionava la costruzione del complesso turistico con il marchio Trump, su di una proposta dell'investitore Ali bin Haidar, presidente del gruppo imprenditoriale familiare Abdulla Ali bin Haidar Group, basato a Dubai. Gli emiratini, questa la voce che corre anche tra i corridoi dell’Hotel Nacional dove si avvicendano gli stranieri interessati al “dopo”, sono in prima fila per entrare a Cuba nel giorno in cui Washington tolgano le sanzioni. “Cuba è troppo attraente per essere ignorata”, ha detto Haidar a The National, “Prima o poi il mondo aprirà le porte a Cuba”.

Sempre secondo le dichiarazioni di Haidar, un accordo di intenti tra i funzionari cubani e l’impresa emiratina è stato firmato. Lo stesso imprenditore ha detto di aver contattato la famiglia Trump per avere l’approvazione per il progetto e di essere in attesa della risposta. Cuba sta disperatamente cercando di andare incontro alle richieste dell’amministrazione Usa, pur mantenendo il suo ordinamento politico, ma aprendo l’economia.

L’ok del governo

Il vice ministro degli Esteri dell’Avana Carlos Luis Jorge Méndez è stato particolarmente esplicito al riguardo in una recente intervista con il New York Times, dove ha confermato non solo l’idea dell’isola Trump, ma anche l’appoggio del governo dell’Avana: “Se qualcuno si rivolge a noi sostenendo di avere contatti con importanti imprenditori negli Stati Uniti, siamo disposti a collaborare. Se la questione riguarda l'amministrazione Trump, in linea di principio non abbiamo motivo di rifiutare. Ciò che impedisce a Donald Trump di investire a Cuba è la legge statunitense. Noi non impediamo a lui o alla sua organizzazione di fare affari a Cuba, a condizione che ciò avvenga nel rispetto delle leggi cubane”.

E su questa domanda si gioca l’intera partita del futuro di Cuba: basteranno le riforme economica e l’apertura ai capitali stranieri a convincere il presidente Usa? O prevarrà la linea del ministro degli Esteri Marco Rubio, che vuole vedere rotolare la testa del regime? Certo è che la Cia – come svelato ieri dal Nyt, ha istituito una task force segreta per ottenere il cambio di regime nell’isola. Così come di ieri è l’approvazione di nuove sanzioni contro l’intero settore della Difesa e il ministro Alvaro Lopez Miera.

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