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La sfuriata di Trump a Hegseth: “È tua la colpa degli arsenali vuoti”

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Secondo i media sarebbe avvenuta a Camp David, il segretario alla Guerra avrebbe dato la colpa al vice. La Casa Bianca smentisce
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NEW YORK – Di fronte a una crisi di potere, la prima regola di Washington consiglia di stare attenti alla reazione, perché rischia di dire molto più di una smentita. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump aveva due possibilità: negare la notizia rivelata dal Washington Post, secondo cui si era infuriato con il capo del Pentagono, Pete Hegseth, accusandolo di avergli nascosto il fatto che l’arsenale americano si fosse drammaticamente ridotto dell’80 per cento, inclusi intercettori e missili guidati a lungo raggio. Oppure poteva confermare la storia, spiegando che il problema non rappresentava una minaccia nel conflitto con l’Iran. Trump ha scelto una terza via: ha negato la crisi e promesso di punire chi ha spifferato la storia, di fatto confermandola.

NEW YORK – Di fronte a una crisi di potere, la prima regola di Washington consiglia di stare attenti alla reazione, perché rischia di dire molto più di una smentita. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump aveva due possibilità: negare la notizia rivelata dal Washington Post, secondo cui si era infuriato con il capo del Pentagono, Pete Hegseth, accusandolo di avergli nascosto il fatto che l’arsenale americano si fosse drammaticamente ridotto dell’80 per cento, inclusi intercettori e missili guidati a lungo raggio. Oppure poteva confermare la storia, spiegando che il problema non rappresentava una minaccia nel conflitto con l’Iran. Trump ha scelto una terza via: ha negato la crisi e promesso di punire chi ha spifferato la storia, di fatto confermandola.

Con un furioso post scritto di notte su Truth, il tycon ha detto che gli Stati Uniti dispongono di «enormi quantità di munizioni» e aggiunto che altre verranno presto prodotte per essere inviate in Medio Oriente, ma senza fornire dettagli. Il commento è arrivato dopo le rivelazioni su una rovente riunione di governo a Camp David, la residenza presidenziale in Maryland. Secondo la ricostruzione del Washington Post, Trump aveva chiesto a Hegseth spiegazioni sulla riduzione delle scorte militari, e gli aveva rinfacciato il fatto di sentirsi ingannato perché pensava che il problema «fosse stato già risolto». Hegseth ha scaricato le colpe sul vice, Stephen Feinberg, di cui Trump avrebbe minacciato il licenziamento.

Il retroscena ha svelato la vulnerabilità degli Stati Uniti in un momento chiave del conflitto e smontato la narrazione di Trump che appena pochi giorni fa aveva dichiarato di aver fermato, per favorire i negoziati, il «più grande attacco dalla Seconda guerra mondiale». Con quali armi? La portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, ha liquidato lo scontro come “fake news”. «Ero a Camp David con il presidente Trump e il segretario Hegseth. Questo non è mai successo, letteralmente». Il portavoce del Pentagono, Sean Parnell, ha definito la notizia «inventata». Ma non è bastato a disinnescare il caso. Allora è intervenuto il presidente. «I responsabili delle fughe di notizie di queste dichiarazioni traditrici vengono braccati. Verranno chieste lunghe pene detentive», ha promesso. Questo caso segue di pochi giorni un altro che ha coinvolto il dipartimento della Difesa, criticato per aver manipolato i dati sulle vittime americane nella guerra con l’Iran. Il Pentagono aveva indicato 704 tra militari uccisi e feriti, ma un conteggio più accurato fatto dai media americani, grazie alle soffiate di funzionari della Difesa, ha spostato il bilancio sopra quota 900.

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