Il piano consiste in un’alterazione del regime, piuttosto che in un regime change. Quando sono passati oltre sei mesi dalla cattura di Nicolás Maduro in Venezuela, e altrettanti dall’introduzione del bloqueo del petrolio su Cuba, si apprende che l’amministrazione Usa è alla ricerca di un funzionario o ex funzionario del governo dell’Isola in grado di prendere le redini del Paese interpretando la volontà di Washington. Sarebbe a dire installare a l’Avana l’equivalente di Delcy Rodríguez per Caracas. Ma il piano stenta a decollare.
Secondo fonti del governo americano citate dal New York Times, la squadra di Donald Trump ha chiesto all’intelligence di individuare una figura equivalente, interna cioè all’apparato rivoluzionario ma abbastanza spregiudicata e pragmatica. Negli ultimi mesi T…
Il piano consiste in un’alterazione del regime, piuttosto che in un regime change. Quando sono passati oltre sei mesi dalla cattura di Nicolás Maduro in Venezuela, e altrettanti dall’introduzione del bloqueo del petrolio su Cuba, si apprende che l’amministrazione Usa è alla ricerca di un funzionario o ex funzionario del governo dell’Isola in grado di prendere le redini del Paese interpretando la volontà di Washington. Sarebbe a dire installare a l’Avana l’equivalente di Delcy Rodríguez per Caracas. Ma il piano stenta a decollare.
Secondo fonti del governo americano citate dal New York Times, la squadra di Donald Trump ha chiesto all’intelligence di individuare una figura equivalente, interna cioè all’apparato rivoluzionario ma abbastanza spregiudicata e pragmatica. Negli ultimi mesi Trump ha alternato momenti in cui sembrava volesse rovesciare il governo dell’Avana, anche con la forza, a fasi in cui si è mostrato più aperto a trattare. Washington chiede di liberalizzare l’economia, aprire alle imprese Usa, comprare petrolio americano e smantellare le stazioni di spionaggio cinesi e russe. Gli sforzi del castrismo sono stati fino ad ora giudicati insufficienti. La principale ragione dello stallo nel negoziato riguarda la figura del leader.
Raul Castro
L’Avana avrebbe espresso una preferenza per Oscar Pérez-Oliva Fraga, un pronipote di Raúl Castro, come successore del presidente Miguel Díaz-Canel. Le apparizioni in tv di Oliva Fraga sono diventate sempre più frequenti, con addirittura un inedita intervista alla Nbc.
Ma l’intelligence Usa vede Oliva Fraga come rappresentante di una linea dura oltranzista e l’incarnazione del rischio di uno “scenario Iran”, piuttosto che Venezuela. Due invece sono le figure che si sono sedute al tavolo con la Cia lo scorso 24 maggio.
All’incontro con John Ratcliffe c’era Raúl G. Rodríguez Castro, alias Raulito o ancora “el cangrejo” (il granchio): ex guardia del corpo e nipote prediletto del nonagenario leader, lavora ora ai vertici di Gaesa, potente conglomerato della difesa che controlla gran parte dell’economia. Ma Raulito, che non ha mai ricoperto ruoli nell’amministrazione, convince meno i cubani, in particolare per i suoi eccessi notturni.
Un altro funzionario coinvolto nelle trattative che potrebbe spuntarla sulla famiglia Castro è Lázaro Alberto Álvarez Casas, ministro degli Interni: oltre ad essere uno dei più potenti uomini dell’apparato di sicurezza, è anche membro del Politburo. Contro di lui ci sono però le stesse sanzioni Usa che risalgono al 2021. Certo è che la Cia ha attivato una “Task Force per Cuba”: un segnale che la pressione sull’Isola è destinata ad aumentare.