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Ceuta, sui social nuovo tam tam per un assalto il 15 agosto. Ma Rabat promette a Madrid un freno

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Le destre spagnole soffiano sul fuoco della crisi migranti. Manifestazioni nella exclave per protestare contro gli arrivi
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Mentre le destre soffiano sul fuoco aspettando che avvampi, la Spagna aspetta il 15 agosto. In quella dato un nuovo gruppo di migranti cercherà di avvicinarsi alla frontiera di Ceuta. Non saranno gli 80mila del 30 luglio scorso – questa l’ultima stima del ministro della Politica Territoriale e della Memoria Democratica, Ángel Víctor Torres, in visita ieri nell’exclave – ma un numero considerevole potrebbe raccogliere le convocazioni diffuse nei giorni scorsi sui social per una nuova valanga dal Marocco verso Ceuta e Melilla.

Lo sostengono fonti delle forze di sicurezza e di intelligence spagnole, con una variante però rispetto alla versione dei giorni scorsi: stavolta aggiungono di ritenere che, laddove le masse si dovessero avvicinare alla zona frontaliera, gli agenti del Marocco sarebbero pronti a fermarli. Un dettaglio che lascia intendere una diversa concertazione tra le parti, Rabat e Madrid, se si considera che dal lato spagnolo fonti del ministero dell’Interno continuano ad aff…

Mentre le destre soffiano sul fuoco aspettando che avvampi, la Spagna aspetta il 15 agosto. In quella dato un nuovo gruppo di migranti cercherà di avvicinarsi alla frontiera di Ceuta. Non saranno gli 80mila del 30 luglio scorso – questa l’ultima stima del ministro della Politica Territoriale e della Memoria Democratica, Ángel Víctor Torres, in visita ieri nell’exclave – ma un numero considerevole potrebbe raccogliere le convocazioni diffuse nei giorni scorsi sui social per una nuova valanga dal Marocco verso Ceuta e Melilla.

Lo sostengono fonti delle forze di sicurezza e di intelligence spagnole, con una variante però rispetto alla versione dei giorni scorsi: stavolta aggiungono di ritenere che, laddove le masse si dovessero avvicinare alla zona frontaliera, gli agenti del Marocco sarebbero pronti a fermarli. Un dettaglio che lascia intendere una diversa concertazione tra le parti, Rabat e Madrid, se si considera che dal lato spagnolo fonti del ministero dell’Interno continuano ad affermare che il governo Sánchez ha preso tutte le misure necessarie per far fronte ai fatti dello scorso 30 luglio e per evitare che si ripetano in futuro. La stessa rassicurazione che la Moncloa ha fatto arrivare anche alla Città autonoma di Ceuta, conferma il portavoce Alejandro Ramírez.

Intanto la direzione della Guardia Civil, così come quelle di polizia ed esercito, hanno ordinato la cancellazione di tutti i permessi per il personale operativo a Ceuta e Melilla a partire da giovedì 13 agosto a causa di “un incremento della pressione migratore irregolare”, mentre continua a essere rafforzato il dispositivo di sicurezza nelle due exclavi in vista del 15 agosto: oltre alle fregate Santa Maria e Navarra, che si sono aggiunte al pattugliatore Rayo e a una nave di supporto logistico con droni già inviati nei giorni scorsi nelle acque davanti al valico di Tarajal, a Melilla verrà inviato un elicottero AS365 Dauphin della Guardia Civil per rafforzare il controllo delle frontiere dall’alto, che si unisce alla motovedetta Río Segura e alle unità antisommossa.

Domani i ministri degli Esteri, José Manuel Albares, e della Difesa, Margarid Robles, arrivano a Ceuta, una città dove il clima si fa sempre più teso come ha dimostrato anche la manifestazione che domenica ha raccolto migliaia di abitanti dell’exclave (10mila per gli organizzatori, 5mila per le autorità) scesi in piazza per chiedere che si intervenga contro la crescente presenza migratoria nel territorio. Presente anche il presidente del Governo di Ceuta, il conservatore Juan Jesús Vivas, che oggi ha lanciato la sua soluzione dopo aver stimato a 8-11mila i migranti entrati con la valanga e rimasti in città: per loro il governo centrale deve autorizzare un centro in cui confinarli mentre se ne organizza l'espulsione.

Resta poi l’emergenza dei minori non accompagnati, circa 1400 secondo le autorità, che i quali il governo Sánchez fa sapere di star dando priorità ai ricongiungimenti familiari, quando possibili. Per gli altri si apre la partita dei ricollocamenti nei centri di accoglienza della penisola con la resistenza delle amministrazioni a guida Vox e Junts che si rifiutano di partecipare ai tavoli tecnici. In centinaia anche oggi si sono messi in fila davanti alla prefettura di Ceuta in attesa di essere registrati per essere poi ricollocati, alcuni hanno intonato cori e canti gridando “Pedro Sánchez, no Marocco, w Spagna”.

Dall’altro lato della frontiera, il ministro della Giustizia del Marocco, Abdellatif Ouahbi, ha chiesto ieri il rimpatrio dei minori marocchini presenti in Spagna, inclusi quelli arrivati ora a Ceuta, ritenendo le autorità spagnole responsabili della loro difficile situazione. "Il Marocco - sostiene - perseguirà il loro ritorno attraverso mezzi legali e politici".

Infine, mentre il movimento politico spagnolo Iustitia Europa ha presentato una denuncia alla Procura della Corte penale internazionale, chiedendo un'indagine per accertare se il re Mohammed VI del Marocco e il primo ministro Aziz Akhannouch abbiano ordinato l'ingresso di massa di persone dal Marocco a Ceuta, i ministri dell'Interno, Fernando Grande-Marlaska, della Difesa e degli Esteri sono stati convocati a comparire nella prossima settimana davanti alle commissioni parlamentari del Senato spagnolo per riferire dei fatti di Ceuta su richiesta del Partito Popolare. Tutto nonostante il rifiuto del Governo di presentarsi per “una duplicazione” con le audizioni già fissate d’ufficio al Congresso alla fine del mese.

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