Baer: “Allarme per la democrazia è giustificato, Trump può arrivare a falsificare informazioni”
dalla nostra inviata Anna LombardiNEW YORK – L’allarme lanciato da 400 ex membri dell’Intelligence e specialisti di sicurezza nazionale va preso molto sul serio. Sono persone credibili e stimate all’interno di quella comunità ed è estremamente raro che si espongano così pubblicamente. Accadde, forse, solo nel 1982, quando Ronald Reagan decise di intervenire in Libano, ma quel dissenso rimase principalmente all’interno». Robert Baer è l’ex agente della Cia che, col suo memoir “Dormire con il diavolo. Come Washington ha venduto l’anima per il petrolio dell’Arabia Saudita”, ispirò il personaggio interpretato da George Clooney nel film da Oscar “Syriana”. Esperto d’intelligence, oggi è uno stimato analista tv. Il suo libro più recente, “The Fourth Man: The Hunt for a Kgb Spy at the Top of the Cia and the Rise of Putin’s Russia”, racconta come tre agenti donne incastrarono le talpe insinuatesi nell’agenzia indagando sui loro capi.
NEW YORK – L’allarme lanciato da 400 ex membri dell’Intelligence e specialisti di sicurezza nazionale va preso molto sul serio. Sono persone credibili e stimate all’interno di quella comunità ed è estremamente raro che si espongano così pubblicamente. Accadde, forse, solo nel 1982, quando Ronald Reagan decise di intervenire in Libano, ma quel dissenso rimase principalmente all’interno». Robert Baer è l’ex agente della Cia che, col suo memoir “Dormire con il diavolo. Come Washington ha venduto l’anima per il petrolio dell’Arabia Saudita”, ispirò il personaggio interpretato da George Clooney nel film da Oscar “Syriana”. Esperto d’intelligence, oggi è uno stimato analista tv. Il suo libro più recente, “The Fourth Man: The Hunt for a Kgb Spy at the Top of the Cia and the Rise of Putin’s Russia”, racconta come tre agenti donne incastrarono le talpe insinuatesi nell’agenzia indagando sui loro capi.
Condivide l’allarme dei suoi ex colleghi? In America è davvero in atto una deriva autoritaria? La democrazia è a rischio?
«Certo. Dal trascinarci in una guerra contro il volere del Congresso che potrebbe durare anni, al mettere il proprio nome sui passaporti e la propria faccia sulle monete, fino a distruggere un’intera ala della Casa Bianca facendo una cosa che per i tribunali è assolutamente illegale, Trump si sta evidentemente comportando da autocrate. E comunque, a preoccupare me e la comunità d’intelligence è ben altro».
Che cosa?
«Soffocando il dissenso interno alle agenzie federali, si può facilmente arrivare alla manipolazione delle informazioni d’intelligence. E sarebbe un problema, perché la Cia è sempre stata fattuale. Nel 2003 era certa che Saddam non possedesse armi di distruzione di massa, e infatti Bush preferì affidarsi a informazioni provenienti da servizi di intelligence privati. Ancor prima, ai tempi del sbarco nella Baia dei Porci a Cuba, gli analisti della Cia dissero che era una follia, ma Kennedy volle andare avanti lo stesso. Insomma, il compito dell’intelligence è fornire valutazioni equilibrate e concrete ai governi. Che poi decidono a prescindere».
Dunque?
«Se a capo dell’agenzia metti persone potenzialmente manovrabili, anche le valutazioni possono essere falsate. E questo apre scenari catastrofici. Con tutte le guerre in corso – Iran, Yemen, Russia - si rischia davvero di andare verso la terza guerra mondiale. Le manipolazioni spingono verso il caos: e se le informazioni d’intelligence americane non avranno più una concreta base fattuale finiremo per somigliare drammaticamente a un pericoloso stato canaglia».
C’è allarme per le elezioni di midterm. Crede che il presidente possa tentare di falsarne il risultato?
«Difficile dire quanto Trump sia davvero disposto a spingersi. So che molti ipotizzano il peggio. E c’è chi pensa che possa arrivare a usare perfino la guerra in Iran. Se nei prossimi mesi si scatenasse una vera catastrofe economica, o ci fosse un attacco terroristico, potrebbe dire “Non è il momento per andare a votare”: ricorderete tutti il suo apprezzamento per la sospensione del voto in Ucraina. Ma è uno scenario remoto, da romanziere, molto azzardato. Mi aspetto però trucchi, contestazioni, riconteggi».
L’allarme della comunità d’intelligence sarà ascoltato?
«Non lo so, gli americani tendono sempre a essere scettici e diffidenti rispetto a ciò che dicono gli ex agenti: pensano sempre che abbiamo secondi fini. Di sicuro c’è una società civile reattiva che si sta preparando al peggio e questo mi dà fiducia. Però vedo anche tanti americani più fiacchi, più lenti a reagire rispetto ai tempi del Vietnam e del Watergate, quando alla Casa Bianca non ne facevano passare una. Ciò detto, mi auguro che i valori della democrazia in America siano più forti di quanto si creda. È una speranza, più che una previsione».
Cosa la preoccupa di più?
«La diffusione del nazionalismo cristiano nell’esercito, nel Congresso e nelle istituzioni. Una forma di bigottismo ottuso e cieco che dimostra quanto l’Illuminismo non sia mai davvero arrivato in America. Oggi, per entrare nell’accademia militare, si fa un nuovo test che richiede conoscenze bibliche, aristoteliche e perfino del pensiero di Sant’Agostino. Nella forma di pensiero, ovviamente, piegato alle esigenze filosofiche dei Maga. È assurdo che un cadetto che aspiri a far carriera nell’esercito, e poi chissà, magari nell’intelligence, debba avere determinati requisiti religiosi. Si vuole creare una classe dirigente di fanatici. E questo è pericoloso ed estremista».