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Stati Uniti, la task force dei Dem a scuola di resistenza per proteggere le elezioni

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Esperti hanno tenuto un seminario per istruire i senatori in vista del voto di midterm
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NEW YORK – Prove tecniche di colpo di Stato, e come affrontarlo. La paura di interferenze nelle elezioni di midterm è ormai tale da aver spinto il mese scorso – ma se n’è avuta notizia solo ora – i più illustri senatori democratici d’America a riunirsi in un salone delle conferenze di Washington per allenarsi ad affrontare gli scenari peggiori che potrebbero emergere in prossimità del voto di novembre. Sorta di “war games” fantapolitici, dove gli esperti hanno sottoposto potenziali situazioni da affrontare senza esitazioni ai partecipanti: tutte figure di altissimo rango del partito, a dimostrazione della serietà dei timori. C’erano infatti il leader della minoranza Chuck Schumer, l’ex capo della commissione intelligence – e principale accusatore di Donald Trump durante l’impeachment del 2016 – Adam Schiff, l’attuale vicepresidente della commissione intelligence Mark Warner, l’ex analista della Cia Elissa Slotkin; e pure Raphael Warnock, il reverendo della chiesa che fu di Martin Luth…

NEW YORK – Prove tecniche di colpo di Stato, e come affrontarlo. La paura di interferenze nelle elezioni di midterm è ormai tale da aver spinto il mese scorso – ma se n’è avuta notizia solo ora – i più illustri senatori democratici d’America a riunirsi in un salone delle conferenze di Washington per allenarsi ad affrontare gli scenari peggiori che potrebbero emergere in prossimità del voto di novembre. Sorta di “war games” fantapolitici, dove gli esperti hanno sottoposto potenziali situazioni da affrontare senza esitazioni ai partecipanti: tutte figure di altissimo rango del partito, a dimostrazione della serietà dei timori. C’erano infatti il leader della minoranza Chuck Schumer, l’ex capo della commissione intelligence – e principale accusatore di Donald Trump durante l’impeachment del 2016 – Adam Schiff, l’attuale vicepresidente della commissione intelligence Mark Warner, l’ex analista della Cia Elissa Slotkin; e pure Raphael Warnock, il reverendo della chiesa che fu di Martin Luther King rappresentante di quella Georgia dove nel 2020 Trump tentò invano di convincere il locale segretario di Stato repubblicano Raffensperger a «trovare» gli 11.780 voti necessari a ribaltare la vittoria di Joe Biden.

Fra le possibili situazioni proposte – un attentato notturno a una sede di voto anticipato, il dispiegamento unilaterale della Guardia Nazionale ai seggi, la diffusione di informazioni private sugli scrutatori - c’era anche quella della possibile diffusione di video deepfake realistici, creati cioè con l’intelligenza artificiale, che mostrano frodi elettorali. Pompati sui social di destra, rilanciati pure dal presidente degli Stati Uniti, scatenerebbero reazioni a catena: dalle minacce di morte agli scrutatori fino a uomini armati nei seggi. In un’eventualità del genere, non ci si può far trovare impreparati: bisogna reagire con fermezza e rapidità.

A guidare i senatori nell’ipotizzare azioni e interventi c’era un team di attivisti e avvocati guidati dall’ex procuratore generale (ai tempi di Barack Obama) Eric Holder, insieme agli esperti di diritto elettorale Norman Eisen e Marc Elias, mentre le simulazioni erano a cura dell’organizzazione Protect Democracy e della no profit Democracy Forward. «Non stiamo dicendo che accadrà. Vogliamo però creare un contesto che ci aiuti a identificare le lacune, rafforzare il coordinamento e sviluppare raccomandazioni per farci trovare pronti a tutto», ha spiegato Justin Vail, responsabile di Protect Democracy, al britannico Guardian. «Ho fiducia nella solidità della democrazia statunitense e del suo sistema legale, vero argine contro palesi interferenze politiche che possono arrivare persino dal presidente degli Stati Uniti. Ma può tentare quel che vuole, non può riscrivere una Costituzione chiara e inequivocabile come quella americana», gli ha fatto eco Skye Perryman, ceo di Democracy Forward.

Che Trump non si rassegnerà a una sconfitta non solo è prevedibile, ma è annunciato. Ha già ricominciato a parlare di possibili brogli ed è tornato a sostenere di aver vinto le elezioni nel 2020, chiedendo con insistenza al Congresso l’approvazione del Save America Act, un pacchetto di controlli federali che vieterebbe il voto per corrispondenza a livello nazionale e imporrebbe nuovi requisiti di identificazione agli elettori al momento della registrazione e del voto che finora perfino gli stessi repubblicani si sono rifiutati di votare (rimandando la questione a settembre). Tanto che il senatore Jon Ossoff, della Georgia, considerato uno dei più plausibili candidati dem alla Casa Bianca 2028, ha parlato di «segnale inequivocabile della sua intenzione di attaccare le elezioni e il diritto di voto, proprio come ha cercato di invalidare il voto e impadronirsi della presidenza nel 2020».

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