Ceuta, il Marocco carica con gas lacrimogeni decine di migranti che si dirigevano verso la frontiera
dalla nostra inviata Benedetta PerilliCEUTA – La valanga non c’è stata, fino a ora, ma sulle montagne immediatamente fuori Fnideq, città marocchina nei pressi della frontiera del Tarajal che porta Ceuta, ci sono state alcune ore di tensione dopo che la polizia marocchina ha intercettato 111 migranti che dall’alto cercavano di raggiungere il confine. Dopo averli intercettati e isolati, ci sono stati alcuni scontri e gli agenti antisommossa hanno utilizzato gas lacrimogeni per disperderli. Dei fermati, 109 arrivano dall’Africa subsahariana e tre dal Marocco, 61 le persone fermate per incitamento alla immigrazione illegale. Tutti sono stati espulsi dal territorio di Fnideq e allontanati a bordo di autobus.
Sin dalla mattina, dal Tarajal a Benzù, le due frontiere che delimitano i venti chilometri quadrati di Spagna in Marocco sono state presidiate da un importante dispositivo di sicurezza: Guardia Civil, polizia, esercito, dalla strada alle montagne tutto il territorio è disseminato di agenti.
CEUTA – La valanga non c’è stata, fino a ora, ma sulle montagne immediatamente fuori Fnideq, città marocchina nei pressi della frontiera del Tarajal che porta Ceuta, ci sono state alcune ore di tensione dopo che la polizia marocchina ha intercettato 111 migranti che dall’alto cercavano di raggiungere il confine. Dopo averli intercettati e isolati, ci sono stati alcuni scontri e gli agenti antisommossa hanno utilizzato gas lacrimogeni per disperderli. Dei fermati, 109 arrivano dall’Africa subsahariana e tre dal Marocco, 61 le persone fermate per incitamento alla immigrazione illegale. Tutti sono stati espulsi dal territorio di Fnideq e allontanati a bordo di autobus.
Sin dalla mattina, dal Tarajal a Benzù, le due frontiere che delimitano i venti chilometri quadrati di Spagna in Marocco sono state presidiate da un importante dispositivo di sicurezza: Guardia Civil, polizia, esercito, dalla strada alle montagne tutto il territorio è disseminato di agenti.
Anche a Melilla il clima resta teso in seguito alla rilevazione del trasferimento di numerosi migranti a Beni Enzar.
Dal fronte spagnolo, secondo alcuni analisti citati dai media nazionali, inizia a serpeggiare il sospetto che sia stata Rabat ad orchestrare tutta l’operazione: se il 30 luglio ha voluto inviare un messaggio a Madrid, stavolta ha voluto fare sfoggio di forza militare e dimostrare di saper gestire l’emergenza.
Intanto a Ceuta sono ancora numerosi i migranti presenti sul territorio: nella spiaggia del Trampolín, diventata un accampamento di rifugi costruiti con canne e tessuti a ridosso del mare, centinaia attendono di farsi la doccia nei bagni allestiti all’aperto. Qui le condizioni sanitarie sono al limite e si teme per diffusione di malattie gastrointestinali. I ragazzi sono tutti giovanissimi, vengono principalmente da Marocco e Sudan, e dicono di non avere alcuna intenzione di tornare indietro. Vivono così da più di due settimane.
Salendo verso Benzù, l’altra frontiera con il Marocco che si inerpica sulle montagne e che oggi è particolarmente attenzionata per un sospetto tentativo di ingresso su questo versante meno presidiato, la sensazione è che anche qui l’allerta sia alta ma il pericoloso basso.
Che la nuova valanga arrivi oppure no, Ceuta resta un tema di tensione internazionale e interna anche all’Italia. Stamattina il ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, in un videomessaggio pubblicato su X, in occasione del consueto bilancio del Viminale a Ferragosto, è tornato a parlare dell’exclave: "Basta ambiguità. Ceuta è un segnale che l'Europa non può sottovalutare. Contrastare i trafficanti di esseri umani deve esser una priorità".