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Crosetto sente la Nato per sospetti sulla Russia: “Vuole aprire altri fronti”

(lapresse)

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Anche sul drone in Lettonia Mosca potrebbe aver avuto un ruolo, deviando il velivolo: “Le provocazioni aumenteranno”
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Una batteria di chiamate con la Nato, fin dalla mattina presto. Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, viene avvisato subito. Appena gli Eurofighter italiani di stanza in Lituania sono chiamati a un decollo d’emergenza, missione che si conclude con l’abbattimento di un drone straniero. È di fabbricazione ucraina. Ma ai piani alti dell’esecutivo, a partire dagli uffici di Crosetto, c’è la convinzione che lo sconfinamento del mezzo c’entri poco con una svista, o peggio un’inspiegabile sfida, da parte della resistenza di Kiev. Il sospetto, confermano più fonti governative a diretta conoscenza della questione, è un altro: che anche stavolta sia la Russia ad avere avuto un ruolo, una regia. Intanto perché i russi, riferiscono le stesse fonti, «sono in possesso di molti droni ucraini». E poi perché non è inverosimile, anzi, ipotizzare che il mezzo sia stato deviato dalle forze di Mosca, molto attive nella guerra elettronica proprio nella regione di Balvi.

Una batteria di chiamate con la Nato, fin dalla mattina presto. Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, viene avvisato subito. Appena gli Eurofighter italiani di stanza in Lituania sono chiamati a un decollo d’emergenza, missione che si conclude con l’abbattimento di un drone straniero. È di fabbricazione ucraina. Ma ai piani alti dell’esecutivo, a partire dagli uffici di Crosetto, c’è la convinzione che lo sconfinamento del mezzo c’entri poco con una svista, o peggio un’inspiegabile sfida, da parte della resistenza di Kiev. Il sospetto, confermano più fonti governative a diretta conoscenza della questione, è un altro: che anche stavolta sia la Russia ad avere avuto un ruolo, una regia. Intanto perché i russi, riferiscono le stesse fonti, «sono in possesso di molti droni ucraini». E poi perché non è inverosimile, anzi, ipotizzare che il mezzo sia stato deviato dalle forze di Mosca, molto attive nella guerra elettronica proprio nella regione di Balvi.

Gli accertamenti sono in capo alla Nato. Ma nelle call riservate di queste ore, Crosetto ripete che è la Russia «a voler aumentare la tensione, vuole provocare reazioni, vuole aprire fronti nuovi». Non a caso «ormai ogni giorno ci sono continue provocazioni su tutto il fianco est, da nord a sud. E non solo sul fianco est». Il regime di Putin testa le capacità di difesa dei Paesi alleati o vicini al patto atlantico. Le minacce si moltiplicano dall’Africa al Giappone. Ma sono gli Stati al confine orientale dell’alleanza a preoccupare di più. Da due settimane esatte la nostra Aeronautica è tornata in Lituania, per dare supporto al controllo dei cieli dei Paesi baltici. Con la task force air “Baltic Thunder III”, mezzi e militari delle nostre Forze armate sono schierati presso l’aeroporto lituano di Siauliai, che fu uno dei principali scali logistici per i bombardieri sovietici ai tempi dell’Urss e che oggi protegge uno Stato membro della Nato dal pericolo opposto. I caccia intercettori italiani dal primo agosto garantiscono il servizio di «quick reaction alert», ovvero il sistema di allarme a «reazione rapida», con i nostri piloti tenuti pronti a decollare in pochissimi minuti per intercettare velivoli non identificati o ostili che violano lo spazio aereo. Una missione simile era scattata sul finire di giugno, in Romania, sempre sul fianco est della Nato: 100 militari hanno raggiunto la base aerea “Mihail Kogălniceanu”, vicino Constanza, il più importante porto romeno. Una missione cominciata poche settimane dopo lo schianto di un drone straniero in un condominio a Galati, lungo le sponde del Danubio romeno.

Nella coalizione di governo, nessuno mette in discussione queste missioni. Ma continuano le tensioni sugli aiuti militari a Kiev. L’ultimo decreto che autorizza l’esecutivo a spedire forniture all’Ucraina è stato approvato dal Parlamento a gennaio. Ma da allora non è stato autorizzato (e spedito) nemmeno un pacchetto. Un mese fa, nella conferenza stampa del vertice Nato di Ankara, la premier Giorgia Meloni ha annunciato nuovi aiuti, parlando di una «valutazione» in capo a Crosetto. Valutazione che, secondo fonti della Difesa, è ancora in corso. Di fatto, non è chiaro quando sarà convocato il Copasir, che per legge deve autorizzare l’invio. Un po’ per ragioni tecniche: deve terminare la ricognizione per capire, dopo quattro anni di guerra, cosa sia possibile spedire ancora. Ma in maggioranza nessuno nasconde l’insidia politica: la Lega ha maldigerito l’ultimo decreto Ucraina, votato solo dopo una burrascosa trattativa per inserire nel titolo del provvedimento gli aiuti «civili». Con i soci di maggioranza, il partito del vicepremier Matteo Salvini è stato chiaro: basta invii.

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