Giacomo Possamai, sindaco di Vicenza, lei seguì la seconda campagna di Obama. Vale anche per l’Italia il monito di Ocasio Cortez sugli eccessi del woke?
«Sono dinamiche diverse. In Italia non siamo mai arrivati a chiedere di tagliare i fondi alla polizia. Però la questione che pone ci riguarda, certo. Ovvero come coniugare le giuste battaglie per i diritti civili con la necessità di mettere al centro la questione dei salari e del costo della vita».
Ocasio dice che il primo woke fu una follia. Da dove nasce questa autocritica?
«C’è la consapevolezza che l’unico modo per battere Trump sia mettere al centro le cose su cui ha realmente fallito: la lotta al carovita, l’inflazione».
Lei da dove comincerebbe?
«Dal linguaggio. Non sempre veniamo capiti. La comunicazione va costruita in vista delle politiche».
Qual è quindi l’errore da non ripetere?
«Bisogna mettere al centro la vita reale delle persone. Un tempo con stipendi normali si viveva dignitosamente, oggi si fa fatica a pagare il mut…
Giacomo Possamai, sindaco di Vicenza, lei seguì la seconda campagna di Obama. Vale anche per l’Italia il monito di Ocasio Cortez sugli eccessi del woke?
«Sono dinamiche diverse. In Italia non siamo mai arrivati a chiedere di tagliare i fondi alla polizia. Però la questione che pone ci riguarda, certo. Ovvero come coniugare le giuste battaglie per i diritti civili con la necessità di mettere al centro la questione dei salari e del costo della vita».
Ocasio dice che il primo woke fu una follia. Da dove nasce questa autocritica?
«C’è la consapevolezza che l’unico modo per battere Trump sia mettere al centro le cose su cui ha realmente fallito: la lotta al carovita, l’inflazione».
Lei da dove comincerebbe?
«Dal linguaggio. Non sempre veniamo capiti. La comunicazione va costruita in vista delle politiche».
Qual è quindi l’errore da non ripetere?
«Bisogna mettere al centro la vita reale delle persone. Un tempo con stipendi normali si viveva dignitosamente, oggi si fa fatica a pagare il mutuo, con la spesa alimentare che è aumentata moltissimo».
Anche interessarsi dei diritti è occuparsi delle persone.
«Certo che sì, la sfida è tenere insieme i due valori».
Elly Schlein non insiste da anni su salari, sanità, lavoro povero?
«Sì, e fa bene. Ora questi sono i temi da cui partire nella prossima campagna elettorale».
Il ceto medio è sfiduciato, qui come in America.
«Ed è in corso un’estremizzazione, tra i due poli. In Italia questo fenomeno si è accentuato con l’avvento di Vannacci».
Vannacci funziona nel Nord Est?
«Sì. E non è vera la narrazione secondo cui ruberebbe solo voti alla Lega o a Fratelli d’Italia. No, sta rimotivando molti elettori che negli ultimi tempi avevano smesso di votare».
La sinistra alla fine ha offerto un’immagine di sé percepita come politicamente troppo elitaria?
«Il rischio è che in un tempo nel quale esistono sperequazioni fortissime si sia avvertito da parte dei democratici americani uno sbilanciamento sui diritti. È una percezione che forse abbiamo dato anche in Italia, e in genere la sinistra in Europa. Schlein però sta battendo in maniera forte sul tasto della questione sociale, proprio per andare in quella direzione».
Avete pagato un prezzo?
«La sinistra, in America e in Europa, ha pagato un prezzo. Il messaggio però è arrivato forte e chiaro».
Come si era arrivati allo sbilanciamento?
«Probabilmente nell’illusione che le questioni sociali fossero risolte. O che fossero avviate a una risoluzione. Non era assolutamente così. E infatti la rotta andava riequilibrata».
Quindi è ottimista in vista delle elezioni?
«Sì, ci sono tutte le condizioni per vincerle. Abbiamo una responsabilità enorme, a patto di costruire una coalizione unita, definendo una proposta e una leadership unitaria senza massacrarci».