Convitato di pietra di ogni dibattito politico israeliano, il tema della violenza tollerata dei coloni in Cisgiordania plana sulla campagna elettorale. E non per urgenza o convinzione: per costrizione. Perché una delle tre case assediate di Qusra, vessate da otto mesi e nell’ultima settimana circondate, ha un proprietario palestinese che è cittadino americano. Loui Ridi, 46 anni, titolare di una catena di pompe di benzina nell’Ohio.
L’ambasciatore statunitense Huckabee, sostenitore degli insediamenti ebraici, si spinge perciò a definire “terroristi” i giovani estremisti che calano dalle colline degli avamposti illegali e bruciano, danneggiano, sparano. Non solo. La Casa Bianca, secondo fonti americane e israeliane, pretende una condanna pu…
Convitato di pietra di ogni dibattito politico israeliano, il tema della violenza tollerata dei coloni in Cisgiordania plana sulla campagna elettorale. E non per urgenza o convinzione: per costrizione. Perché una delle tre case assediate di Qusra, vessate da otto mesi e nell’ultima settimana circondate, ha un proprietario palestinese che è cittadino americano. Loui Ridi, 46 anni, titolare di una catena di pompe di benzina nell’Ohio.
L’ambasciatore statunitense Huckabee, sostenitore degli insediamenti ebraici, si spinge perciò a definire “terroristi” i giovani estremisti che calano dalle colline degli avamposti illegali e bruciano, danneggiano, sparano. Non solo. La Casa Bianca, secondo fonti americane e israeliane, pretende una condanna pubblica da Netanyahu. Che il premier, finora, non ha potuto pronunciare.
Non può perché la Cisgiordania, o Giudea e Samaria come la chiama chi vuole usare il nome biblico, è attualmente il non detto della politica israeliana. Le posizioni dei partiti, quando si parla di espansione degli insediamenti, e dell’impunità che l’accompagna, non sono così diverse. Nessuno mette veramente in dubbio l’occupazione.
Il gruppo di opposizione B’Yachad (Insieme), che secondo il più recente sondaggio di Lazar Research conquisterebbe 14 seggi alla Knesset se si votasse oggi, è composto dal destrorso ex premier Naftali Bennett, già dirigente del Consiglio di Yesha, l’organizzazione che rappresenta gli insediamenti, e sostenitore dell’espansione autorizzata nell’Area C (il 60 per cento della Cisgiordania), a controllo militare e civile israeliano. E dal centrista Yair Lapid. Il quale ha detto che, in caso di vittoria, non darà ordine di sgomberare le colonie e gli outpost ritenuti illegali dal governo di Israele.
Netanyahu, che a oggi secondo il medesimo sondaggio otterrebbe col suo Likud 21 seggi, due in meno del principale sfidante Gadi Eisenkot, non può quindi permettersi di perdere il sostegno dei sionisti religiosi. Non ora, con una previsione di 48 seggi per la sua coalizione, assai lontani dai 61 necessari per formare il governo. La condanna pubblica delle violenze dei coloni che gli Stati Uniti vorrebbero sentire da lui dopo i fatti di Qusra, ancora non c’è. Sceglie il silenzio.
È stretto tra le pressioni dall’estrema destra dei ministri messianici Ben Gvir e Smotrich, ovviamente favorevoli a ogni azione di conquista di terra palestinese, e l’amico, meno amico del solito, Donald Trump: il presidente Usa, secondo Axios interrogato quattro volte sul punto, non ha fatto l’endorsement per Netanyahu. Il suo rapporto col leader israeliano si è raffreddato per la gestione della guerra all’Iran e della tregua a Gaza. Gli analisti politici ritengono che basterebbe un post su Truth a favore di Gadi Eisenkot, in vantaggio in tutti i sondaggi, per spezzare definitivamente la corsa elettorale del premier in carica.
Dunque, la strategia di Netanyahu è necessariamente cauta, ma, non per questo, dimessa. Il 13 agosto il ministro della Difesa Israel Katz ha presieduto la riapertura ufficiale di Ganim, colonia vicino a Jenin evacuata nel 2005. Il giorno dopo ha annunciato di voler sottrarre all’Idf le competenze civili di ordine pubblico in Cisgiordania e di affidarle alla Polizia israeliana. «Il ruolo dei soldati è combattere il terrorismo palestinese, non inseguire la hilltop youth», come sono chiamati i giovani radicali protagonisti delle scorribande contro gli arabi.
Una mossa che ha il duplice obiettivo di togliere un argomento a Eisenkot, il quale non è contrario agli insediamenti ma si è scagliato contro il governo per l’assedio di Qusra («di fronte all’anarchia e alla violenta violazione della legge da parte di una minoranza estremista, il governo abbandona i comandanti dell’Idf da soli nella battaglia»), e di compiere un altro passo verso l’annessione di fatto.
Basta vedere come i palestinesi hanno accolto le dichiarazioni di Katz. «Una violazione clamorosa del diritto internazionale, delle risoluzioni Onu e degli accordi firmati», scrive su X il vicepresidente dell’Anp, Hussein al-Sheikh. «È un nuovo tentativo di imporre la legge e la sovranità israeliana sulla Cisgiordania occupata, inclusa Gerusalemme Est, e di ottenere l’annessione illegittima della terra palestinese».