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Gaza, Kushner vede Hamas: “Avanti con il disarmo ma Israele cessi i raid”

(reuters)

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L’inviato americano a colloquio ieri in Egitto con il leader dei miliziani e oggi a Gerusalemme con l’alleato Netanyahu
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NEW YORK – Ieri al Cairo e oggi a Gerusalemme, per salvare il piano di pace in 15 punti partorito dal Board of Peace, l’organismo internazionale creato da Donald per gestire il futuro della Striscia. Dopo il no del premier israeliano Benjamin Netanyahu alla roadmap cara agli americani, quella che prevede il disarmo di Hamas e il ritiro israeliano dal territorio palestinese – quasi certamente per non inimicarsi l’elettorato di destra in vista del voto del 27 ottobre – tocca a Jared Kushner provare a rimettere in moto il processo interrotto.

Proprio il genero ebreo ortodosso di Donald Trump, già architetto degli Accordi di Abramo, negoziatore senza alcun incarico formale da parte dell’amministrazione ma membro di spicco del Board of Peace. Accompagnato da Nickolay Mladenov, l’ex ministro della Difesa bulgaro ora alto rappresentante per Gaza del Consiglio di Pace, e da Tony Blair, l’ex premier britannico che supervisiona l…

NEW YORK – Ieri al Cairo e oggi a Gerusalemme, per salvare il piano di pace in 15 punti partorito dal Board of Peace, l’organismo internazionale creato da Donald per gestire il futuro della Striscia. Dopo il no del premier israeliano Benjamin Netanyahu alla roadmap cara agli americani, quella che prevede il disarmo di Hamas e il ritiro israeliano dal territorio palestinese – quasi certamente per non inimicarsi l’elettorato di destra in vista del voto del 27 ottobre – tocca a Jared Kushner provare a rimettere in moto il processo interrotto.

Proprio il genero ebreo ortodosso di Donald Trump, già architetto degli Accordi di Abramo, negoziatore senza alcun incarico formale da parte dell’amministrazione ma membro di spicco del Board of Peace. Accompagnato da Nickolay Mladenov, l’ex ministro della Difesa bulgaro ora alto rappresentante per Gaza del Consiglio di Pace, e da Tony Blair, l’ex premier britannico che supervisiona la strategia dell’organizzazione, ha dunque incontrato le parti coinvolte. I mediatori di Qatar, Turchia e naturalmente Egitto: trattenendosi con il presidente Al-Sisi per discutere la stabilità della regione. Per poi recarsi nella cittadina costiera di Al-Alamein per un meeting con il capo dell’ufficio politico di Hamas, Khalil al-Hayya, a cui ha assicurato che il board controllato dagli Usa spingerà Israele ad interrompere i raid a Gaza e avviare il ritiro graduale dalla Striscia una volta che Hamas avrà iniziato a consegnare le armi. Kushner ha dunque esercitato nuove pressioni su Hamas per spingere sul disarmo. Perché Israele dice che non si ritirerà se prima i miliziani non depongono le armi: e questi rifiutano di farlo se i militari dell’Idf non lasciano i territori occupati nella Striscia. L’obiettivo è «trasformare in passi concreti e verificabili gli impegni assunti. Hamas deve cedere autorità, armi e infrastrutture militari a un governo tecnico palestinese», spiegano fonti informate ad Axios.

Ebbene, oggi con Netanyahu si discuteranno i «passi corrispondenti» che Israele dovrà compiere, tanto più dopo aver incassato telefonicamente la disponibilità del premier a «prendere in considerazione il piano» (lo scrive sempre Axios). La questione è delicata: Netanyahu sperava in un endorsement di Trump che a 73 giorni dal voto non è ancora arrivato. E se da una parte la Casa Bianca sembra non essersela presa («Comprendiamo le esigenze politiche di Bibi», ha detto un portavoce), dietro le quinte sono in corso trattative difficili. «Tutto fa pensare che abbia chiesto a Trump di posticipare la discussione sul ritiro a dopo le elezioni», dice a Repubblica l’analista israeliano Michael Milshtein. Notando però che Israele non ha sospeso gli attacchi su Gaza come avrebbe voluto il presidente Usa, riaccendendo le tensioni. Tanto più che il ministro di estrema destra Itamar Ben-Gvir, capo della Sicurezza nazionale, in un’intervista ha affermato: «Bisogna condurre assassini mirati a Gaza, abbattendo 30-40 persone ogni notte. Non solo chi rappresenta minacce immediate. Molti semplicemente non meritano di vivere. Considero Gaza interamente nostra».

Quanto inciderà l’incontro con Kushner è da vedere: «Bibi sa che Trump è molto influenzato dal genero e che Jared ha stretto legami importanti con Mohammed Dahlan, colui che ha convinto Hamas ad accettare il piano in 15 punti, considerato sempre più un’alternativa ad Abu Mazen», spiega ancora Milshtein: «Ma è fra l’incudine e il martello. Ottenere il sostegno di Trump potrebbe procurargli abbastanza voti, non dico per vincere, ma per non perdere. Perché se nessuno degli schieramenti raggiunge i 61 seggi, lui rimarrà in carica ad interim e Israele tornerà al voto più in là. Per lo stesso motivo non può nemmeno scontentare la base religiosa millenarista. Ha bisogno del voto di tutti e si muove come un funambolo».

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