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“Peggio che a Kiev, così si perde”. E Putin caccia il capo economista

(reuters)

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Licenziato Andrei Klepach dalla seconda banca del Paese. Paga le critiche alla guerra e le previsioni fosche
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L’economia russa è messa peggio di quella ucraina. E anche per questo Mosca non potrà vincere la guerra contro Kiev. Questa assai schietta analisi è costata il posto ad Andrei Klepach, che dal 2014 era il capo economista della seconda più grande banca della Russia, la Veb, controllata dallo Stato, e che dal 2008 al 2014 ha servito come viceministro al dicastero dello Sviluppo economico, dove ha lavorato al fianco dell’attuale governatrice della Banca centrale Elvira Nabiullina e dell’attuale ministro della Difesa Andrei Belousov.

Il licenziamento è arrivato pochi giorni dopo che il giornale Moscow Times ha riferito del discorso shock tenuto a maggio da Klepach davanti a una platea di colleghi riuniti al Nikitsky Club della Borsa di Mosca, in cui sosteneva che l’economia della Russia arranca dietro quella di Cina e Usa, ma «in qualche modo» anche di quella dell’Ucraina: «Siamo indietro. Stiamo perdendo sia la competizione tecnologica che economica nel mondo. La stiamo perdendo non…

L’economia russa è messa peggio di quella ucraina. E anche per questo Mosca non potrà vincere la guerra contro Kiev. Questa assai schietta analisi è costata il posto ad Andrei Klepach, che dal 2014 era il capo economista della seconda più grande banca della Russia, la Veb, controllata dallo Stato, e che dal 2008 al 2014 ha servito come viceministro al dicastero dello Sviluppo economico, dove ha lavorato al fianco dell’attuale governatrice della Banca centrale Elvira Nabiullina e dell’attuale ministro della Difesa Andrei Belousov.

Il licenziamento è arrivato pochi giorni dopo che il giornale Moscow Times ha riferito del discorso shock tenuto a maggio da Klepach davanti a una platea di colleghi riuniti al Nikitsky Club della Borsa di Mosca, in cui sosteneva che l’economia della Russia arranca dietro quella di Cina e Usa, ma «in qualche modo» anche di quella dell’Ucraina: «Siamo indietro. Stiamo perdendo sia la competizione tecnologica che economica nel mondo. La stiamo perdendo non solo contro la Cina e gli Stati Uniti, ma in qualche modo anche contro l’Ucraina. La loro economia ovviamente è stata distrutta in una certa misura, una catastrofe demografica. Ma, nonostante tutto, sopravvive. Certo, c’è un enorme aiuto finanziario occidentale. Con tale assistenza, la spesa militare e la loro spesa personale rappresentano circa il 50% del nostro bilancio».

«Ci culliamo nell’illusione che in Ucraina tutto crollerà, ma non è successo e non succederà – ha aggiunto Klepach – e intanto i costi per noi aumentano. Non credo che la Russia crollerà, ma sono quasi certo che andremo incontro a una crisi sociale, che eromperà quando nessuno se l’aspetta. Nessuno si aspettava, vi ricordo, la Rivoluzione di febbraio o il crollo dell’Urss». Klepach ha criticato l’eccessiva dipendenza dalla Cina e ha puntato il dito contro le crescenti diseguaglianze. Poi, il colpo finale: «Non vinceremo la guerra di logoramento con l’Ucraina».

Il quotidiano russo indipendente The Bell ha scritto, citando alcune fonti, che Klepach è stato licenziato su ordine del Cremlino per colpa di quelle parole che suonano troppo coraggiose ed eretiche nella Russia di oggi, dove il presidente Vladimir Putin, circondato da consiglieri che non osano contraddirlo, difende a spada tratta la sua ossessione, la guerra in Ucraina, e minimizza la crisi economica.

Eppure il mese scorso la stessa Banca centrale ha avvertito che l’economia russa quest’anno potrebbe non crescere affatto, e solo nei primi quattro mesi del 2026 il deficit di bilancio ha raggiunto gli 81 miliardi di dollari. Mosca destina alla guerra soldi che servirebbero al sociale e alza le tasse sulle piccole imprese. Intanto le sanzioni europee continuano a farsi sentire, e Kiev ogni giorno colpisce le infrastrutture petrolifere e i centri logistici di Wildberries, la Amazon russa.

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