LONDRA – Se Donald Trump autorizza una escalation della guerra, l’Iran potrebbe attaccare obiettivi militari americani in Europa. Lo rivela il Financial Times citando fonti di Teheran, secondo le quali una ripresa del conflitto su larga scala sarebbe inevitabile dopo mesi di fragile tregua e lo stallo nei negoziati. Il quotidiano della City indica un paio di possibili bersagli: la Bulgaria, che il mese scorso ha approvato l’utilizzo della sua base di Bezmer per i rifornimenti dei cacciabombardieri Usa (in luglio una manifestazione ne ha chiesto la chiusura); e Cipro, dove in marzo una base britannica fu colpita da un drone iraniano. Il regime degli ayatollah, scrive il Ft, considera inoltre la possibilità di attaccare i cavi a fibre ottiche sottomarini nello stretto di Hormuz. «Come abbiamo dimostrato, intercettando più volte con successo missili balistici iraniani diretti verso la Turchia, la nostra deterrenza e i nostri sistemi di difesa sono solidi», commenta un funzionario della N…
LONDRA – Se Donald Trump autorizza una escalation della guerra, l’Iran potrebbe attaccare obiettivi militari americani in Europa. Lo rivela il Financial Times citando fonti di Teheran, secondo le quali una ripresa del conflitto su larga scala sarebbe inevitabile dopo mesi di fragile tregua e lo stallo nei negoziati. Il quotidiano della City indica un paio di possibili bersagli: la Bulgaria, che il mese scorso ha approvato l’utilizzo della sua base di Bezmer per i rifornimenti dei cacciabombardieri Usa (in luglio una manifestazione ne ha chiesto la chiusura); e Cipro, dove in marzo una base britannica fu colpita da un drone iraniano. Il regime degli ayatollah, scrive il Ft, considera inoltre la possibilità di attaccare i cavi a fibre ottiche sottomarini nello stretto di Hormuz. «Come abbiamo dimostrato, intercettando più volte con successo missili balistici iraniani diretti verso la Turchia, la nostra deterrenza e i nostri sistemi di difesa sono solidi», commenta un funzionario della Nato, assicurando che l’Alleanza Atlantica «è pronta ad affrontare qualsiasi minaccia». Sulla questione interviene anche il ministro della Difesa italiano Guido Crosetto: «La tattica con cui l’Iran ha affrontato la guerra è portare il caos verso luoghi e nazioni che non avevano alcun ruolo nel conflitto, con questa logica nulla è precluso ma fossi nel Financial Times eviterei di offrire idee». Da Trump giunge un commento sibillino: «Adesso penso che la situazione con l’Iran sia molto buona».
L’Iran dispone ancora teoricamente di missili con raggio di 1000 chilometri, in grado di colpire Cipro e Turchia, e con raggio di 2 mila chilometri in grado di raggiungere obiettivi al di fuori del Medio Oriente. Sei mesi fa Stati Uniti e Gran Bretagna accusarono Teheran di avere lanciato missili balistici verso l’isola di Diego Garcia, sede di un’importante base militare angloamericana nel Pacifico, a 4 mila chilometri di distanza dall’Iran: Roma, Parigi e Londra, sul cui territorio si trovano numerose basi americane, sono a una distanza analoga da Teheran. Le Guardie della Rivoluzione iraniana avevano già ammonito che, in un nuovo conflitto su larga scala, Teheran andrebbe oltre la precedente strategia di colpire basi militari, installazioni petrolifere e infrastrutture civili nella regione, mettendo nel mirino bersagli più lontani. Secondo gli esperti di affari militari, tuttavia, la minaccia è «reale ma limitata», dato il raggio e il numero di missili in possesso di Teheran e le difese antimissilistiche della Nato. Alcuni ritengono che l’indiscrezione fatta trapelare dall’Iran sia un messaggio all’Europa, «perché capisca da che parte stare nella guerra». Ed è pure, aggiungono gli analisti interpellati dal Ft, un messaggio ai negoziatori americani: «Se non vi mettete d’accordo con i nostri moderati, come il capo negoziatore Mohammad Ghalibaf, farete i conti con i nostri radicali, non fate pazzie, perché noi siamo più pazzi di voi». Guerra psicologica, che potrebbe diventare guerra più grande di quella di questi mesi.
Intanto la Casa Bianca annuncia nuove sanzioni all’Iran, forse nella speranza di ottenere sul piano economico la vittoria che gli sfugge militarmente: ma Washington vara da anni pesanti misure contro Teheran e nemmeno queste hanno piegato il regime. «Lo stretto di Hormuz è aperto, la navigazione procede senza intoppi», afferma il presidente americano; e la Cnn, citando fonti dell’amministrazione, riporta che l’80 per cento della navigazione è sotto controllo americano, sul lato omanita dello stretto. Ma il traffico, secondo dati della società di analisi Kpler, rallenta: martedì solo sei navi contro le nove del giorno precedente e una media giornaliera di undici negli ultimi dieci giorni.