La Turchia ha emesso un mandato di arresto per Benjamin Netanyahu. Lo ha annunciato il ministro della Giustizia di Ankara Akin Gurlek accusando il primo ministro israeliano di “genocidio” per l’attacco sferrato in acque internazionali contro gli attivisti della Global Sumud Flotilla per Gaza.
Nel braccio di ferro sui negoziati tra Stati Uniti e Iran, Pezeshkian ha sostenuto che “è meglio porre fine alla guerra oggi da posizione di forza”. Mentre ieri sera Donald Trump in un’intervista telefonica con Michael Cohen, suo ex avvocato, ha dichiarato di aver “spazzato via l’Iran” e che presto gli Stati Uniti si prenderanno “il pieno controllo di Hormuz”.
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Media, Israele lancia nuovi raid nel Libano meridionale
Aerei da guerra israeliani hanno lanciato due raid nel sud del Libano vicino Ali al-Taher, nei pressi di al-Dabsha, alla periferia di Nabatieh al-Fawqa. Lo riporta Al-Jazeera citando l'Agenzia Nazionale di Stampa libanese secondo cui gli attacchi sono avvenuti a cinque minuti di distanza l'uno dall'altro. Sono stati inoltre segnalati un attacco nei pressi della città di Deir Siryan, un raid su Doha Kafr Rumman e un bombardamento nella zona di al-Mansouri.
Trump: “Iran vuole l’accordo ma non è pronto a un'intesa giusta”
"L'Iran vorrebbe tanto raggiungere un accordo, ma non è pronto a concludere quello giusto". Lo ha detto Donald Trump, sottolineando che gli Stati Uniti hanno il totale controllo dell'intera regione.
Media, Idf a governo "possibile escalation Cisgiordania"
Secondo quanto riportato dalla tv israeliana Channel 12, i vertici delle Forze di Difesa Israeliane (IDF) stanno avvertendo la leadership politica del Paese che la Cisgiordania è "sull'orlo di una violenta escalation", a causa della crescente violenza dei coloni e della proliferazione di insediamenti illegali in tutto il territorio. La notizia afferma che i palestinesi comuni potrebbero iniziare ad agire se gli atti di violenza dei coloni dovessero continuare senza sosta. Negli ultimi mesi, la Cisgiordania è stata teatro quasi quotidianamente di molestie e attacchi da parte dei coloni contro i palestinesi e le loro proprietà. Gli arresti in questi casi sono rari, e i procedimenti giudiziari lo sono ancora di più.
Il numero di militari Usa feriti in Iran sale a 756, 18 i morti
Il numero di militari americani segnalati come feriti o uccisi nella guerra contro l'Iran è salito a 774. Lo riferisce il Washington Post citando i dati del Pentagono. Ad oggi, 18 di questi militari sono rimasti uccisi nel conflitto e 756 sono rimasti feriti. I numeri sono stati aggiornati dal dipartimento della Difesa dopo che la tregua con Teheran è scaduta, lunedì. Da allora non si è verificata una ripresa su larga scala delle operazioni di combattimento da nessuna delle due parti.
Araghchi: “Il D-Day economico di Trump è destinato al fallimento”
Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha dichiarato che la campagna del presidente Donald Trump contro Teheran, denominata "D-Day economico", è destinata al fallimento e che l'Iran aveva già subito simili pressioni da parte degli Stati Uniti. Lo riporta Iran International. "Quattordici anni fa: 'Le sanzioni più devastanti della storia'. Fallito. 8 anni fa: 'Massima pressione'. Fallito. 5 mesi fa: 'Resa incondizionata'. Fallito. Oggi: 'L'operazione economica più devastante di sempre’. Destinata al fallimento", ha scritto Araghchi su X.
Colloquio telefonico tra Araghchi e il ministro degli Esteri dell’Oman su Hormuz e sui negoziati
Colloquio telefonico tra i ministri degli Esteri di Iran e Oman. L'agenzia ufficiale dell'Oman, la Ona, riferisce della telefonata tra Abbas Araghchi e Badr Albusaidi incentrata sugli ultimi sviluppi nella regione, con l'obiettivo di "creare le condizioni favorevoli alla ripresa del dialogo e dei negoziati". In cima all'agenda, anche gli "sviluppi che interessano la navigazione nello Stretto di Hormuz"
Otto Stati arabo-islamici condannano il piano di insediamenti E1 di Israele
I ministri degli Esteri di Pakistan, Egitto, Turchia, Indonesia, Giordania, Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti hanno rilasciato una dichiarazione congiunta in cui condannano la continua espansione degli insediamenti israeliani nei territori palestinesi occupati, con particolare attenzione al progetto di insediamento E1 a est di Gerusalemme Est. I ministri hanno descritto il progetto E1 come una "pericolosa escalation" che favorirebbe l'espansione degli insediamenti e l'annessione, minerebbe la continuità territoriale dei territori palestinesi occupati e minaccerebbe la fattibilità di uno Stato palestinese indipendente basato sui confini del 1967 con Gerusalemme Est come capitale. La dichiarazione condanna anche le violenze perpetrate dai coloni israeliani contro i palestinesi e le loro proprietà, sostenendo che tali atti siano stati compiuti con il sostegno delle autorità israeliane e che tali azioni violano il diritto internazionale e le pertinenti risoluzioni delle Nazioni Unite. I ministri hanno affermato che il piano E1 mette in discussione gli sforzi internazionali in corso per raggiungere la pace, citando l'iniziativa di pace globale del presidente statunitense Donald Trump, che include il rifiuto dell'annessione e degli sfollamenti forzati, i meccanismi di attuazione previsti dal piano e l'impegno dichiarato di Trump a non consentire l'annessione della Cisgiordania. Riaffermando il sostegno alla soluzione dei due Stati, i ministri hanno dichiarato che essa rimane l'unica via percorribile verso una pace giusta, globale e duratura, in conformità con il diritto internazionale e le pertinenti risoluzioni delle Nazioni Unite
Il ministro degli Esteri siriano: “Valutiamo l’adesione al patto della Mecca, la Turchia è un partner fondamentale”
"Stiamo valutando" l'adesione al Patto della Mecca che attualmente riunisce l'Arabia Saudita, la Turchia e il Pakistan. "Non abbiamo ancora deciso se aderire o meno": la Siria "prenderà una decisione in una fase successiva". Ad affermarlo è il ministro degli Esteri siriano Asaad Hassan Al-Shaibani che ha definito la Turchia un "partner fondamentale" nella ricostruzione della Siria durante la sua visita ufficiale in Pakistan. Al-Shaibani, riferisce l'agenzia di stampa turca Anadolu, ha elogiato il ruolo del Pakistan nel processo di dialogo tra Stati Uniti e Iran, ma ha affermato che Islamabad non si è ancora offerta di mediare tra Siria e Iran. Intanto Damasco, ha annunciato, rafforzerà la propria rappresentanza diplomatica in Pakistan. Definendo la sua visita in Pakistan "un successo", Al-Shaibani ha dichiarato che i due Paesi hanno concordato di ristabilire una commissione ministeriale congiunta, di mantenere i voli diretti e di istituire un consiglio d'affari. Parlando di Israele, Al-Shaibani ha affermato che è ancora "troppo presto" per discutere di un eventuale accordo strategico, sottolineando che la priorità assoluta della Siria è la fine degli attacchi israeliani. "La Siria è uno Stato sovrano", ha osservato Al-Shaibani sottolineando che Israele non dovrebbe dettare a Damasco quali debbano essere le sue alleanze o partnership. La nuova politica estera della Siria, ha aggiunto, sarà incentrata sulla ricostruzione, sulla cooperazione economica e sul rafforzamento dei rapporti con i partner regionali e internazionali
Netanyahu, Erdogan è un "dittatore antisemita"
Il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, ha definito il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, "un dittatore antisemita" dopo che il ministero della Giustizia di Ankara ha emesso un mandato di arresto nei confronti del capo del governo di Tel Aviv. "Erdogan è un dittatore antisemita che ha massacrato i curdi, dà ospitalità a terroristi di Hamas, occupa metà di Cipro e imprigiona numeri record di giornalisti e politici che lo contrastano. Ora cerca di estendere la sua aggressione contro Israele in Siria", si legge in una dichiarazione del gabinetto di Netanyahu. "Israele non lo tollererà. Il patetico tentativo di Erdogan di intimidire i leader e i soldati di Israele, l'unica vera democrazia in Medio Oriente, non porterà da nessuna parte", si legge ancora
Ufficio Netanyahu: “Da Erdogan un tentativo patetico di intimidire il leader di Israele”
"Erdogan è un dittatore antisemita che ha massacrato i curdi, dà rifugio ai terroristi di Hamas, occupa metà di Cipro e imprigiona un numero record di giornalisti e politici che gli si oppongono. Ora cerca di allargare la sua aggressione contro Israele alla Siria. Israele non lo tollererà. Il tentativo patetico di Erdogan di intimidire i leader e i soldati di Israele, l'unica vera democrazia in Medio Oriente, non avrà successo". Lo scrive in un post su X l'ufficio di Benjamin Netanyahu, dopo che la Turchia ha chiesto all'Interpol di emettere una “red notice” per il primo ministro israeliano nell'ambito del procedimento giudiziario aperto a Istanbul sull'intervento contro gli attivisti della Global Sumud Flotilla.
Ankara: “Il governo Netanyahu non è intoccabile né impunibile”
"Non accettiamo in alcun modo l'idea che il governo Netanyahu, che porta avanti una politica di genocidio a Gaza, sia intoccabile e impunibile. Non consentiremo che i crimini commessi a Gaza vengano insabbiati, né che i responsabili siano protetti da uno scudo di impunità.
Utilizzeremo con determinazione tutte le possibilità offerte dal diritto nazionale e internazionale". Lo dichiara su X il ministro della Giustizia turco Akin Gurlek, in merito al mandato di arresto internazionale spiccato nei confronti del premier e di un altro cittadino israeliano nell'ambito delle indagini sulla Flotilla per Gaza. "Sotto la guida del nostro presidente Erdogan, continueremo a essere fermi e saldi al fianco del popolo palestinese, degli oppressi e della coscienza dell'umanità. Assumeremo con determinazione tutti i passi necessari affinché coloro che commettono crimini contro l'umanità siano chiamati a rendere conto davanti alla legge", conclude.
Turchia emette mandato di arresto per Netanyahu
Il ministro della Giustizia turco Akin Gurlek ha annunciato che è stata richiesta l'emissione di un mandato di cattura per perseguire il primo ministro israeliano Benajamin Netanyahu, accusato da Ankara di "genocidio" nell'ambito dell'intercettazione della Flotilla per Gaza.
Coloni sparano e uccidono giovane palestinese in Cisgiordania
Karim Shalaldeh, 17 anni, è morto a causa delle ferite riportate dopo essere stato colpito da spari di coloni nella zona del villaggio di Sàir, a nord di Hebron. Lo riferisce il ministero della Salute dell'Autorità Palestinese. Anche un altro palestinese è stato ferito. Hilltop News, un organo di informazione affiliato al movimento dei coloni, aveva riferito in precedenza che alcuni escursionisti ultraortodossi erano arrivati nella zona e sarebbero stati bersagliati con pietre dagli abitanti di Sàir. Secondo la testata, le forze di sicurezza israeliane sono giunte sul posto e hanno aperto il fuoco contro una delle persone che stavano lanciando pietre. L'Idf ha dichiarato che l'incidente è attualmente oggetto di accertamenti.
Iran: “Meglio porre fine alla guerra oggi da una posizione di forza”
"È meglio porre fine alla guerra oggi, quando siamo in una posizione di forza e in dignità e il mondo intero riconosce la nostra vittoria e sottolinea che l'America, contravvenendo a tutte le regole, ha attaccato le nostre scuole, i nostri ospedali e le nostre infrastrutture ed è odiata in tutto il mondo". Lo ha dichiarato, secondo l'agenzia Isna, il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, alla 31 Assemblea Generale dell'Associazione Islamica della Società Medica Iraniana.
Gli attori del mondo Marvel invocano liberazione del leader palestinese Barghouti
Benedict Cumberbatch, Mark Ruffalo, Cate Blanchett e Tilda Swinton sono in un gruppo di star dell'universo Marvel che ha chiesto la liberazione del leader palestinese Marwan Barghouti, detenuto dal 2002 in un carcere israeliano. Oltre 20 attori - inclusi molti britannici - delle celebri serie cinematografiche ispirate ai fumetti, come gli X-Men e gli Avengers, hanno firmato un appello che invita l'Onu e i governi del mondo a fare pressione sullo Stato ebraico per il rilascio. La dichiarazione è stata diffusa dalla campagna 'Free Marwan', lanciata dalla famiglia di Barghouti, e ha già raccolto il sostegno di oltre 200 personalità di cinema, musica e cultura a livello internazionale. "Esprimiamo grave preoccupazione per la continua detenzione di Marwan Barghouti, i suoi violenti maltrattamenti e la negazione dei diritti durante la prigionia", si legge nel documento. E ancora: "Chiediamo alle Nazioni Unite e ai governi del mondo di adoperarsi attivamente per la liberazione di Marwan Barghouti dal carcere israeliano".
Libano, nuovi attacchi di Israele nel sud
Secondo l'agenzia di stampa nazionale libanese (NNA), un raid aereo israeliano ha colpito un'abitazione alla periferia di Baraachit, nel distretto di Bint Jbeil, nel Libano meridionale. Questa mattina sono stati lanciati dall'esercito israeliano (Idf) bombardamenti intermittenti di artiglieria anche sulla periferia di Mayfadoun, vicino a Zawtar al-Sharqiyah, sempre nel sud del Libano. Nella notte invece è stata presa di mira la città di al-Mansouri.
Pechino: “Sanzioni e pressioni Usa non risolvono nodo Iran”
Pechino ha dichiarato che le "sanzioni e le pressioni" statunitensi non sono la soluzione, dopo che gli Stati Uniti hanno esortato i loro alleati e la Cina a unire le forze per piegare economicamente l'Iran. "Le sanzioni e le pressioni non risolveranno il problema", ha affermato il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Lin Jian, durante una conferenza stampa. "La Cina invita tutte le parti interessate ad adottare misure responsabili e a risolvere la questione attraverso i canali politici e diplomatici", ha aggiunto Lin.
Idf: “Nel raid di mercoledì a Nuseirat ucciso comandante Hamas che aveva rapito ostaggi”
Il portavoce dell'Idf riferisce che mercoledì l'esercito ha attaccato nell'area di Nuseirat, nel centro della Striscia di Gaza, uccidendo "Sabahi Sami Mahmoud Shahata, comandante di plotone dell'ala militare di Hamas, che si era infiltrato in territorio israeliano e aveva partecipato al massacro del 7 ottobre, prendendo parte al sequestro di numerosi ostaggi, e continuava a programmare attacchi contro le truppe israeliane".
Cisgiordania, appiccato fuoco a cava a sud di Hebron: area vandalizzata da coloni
Questa notte, in un presunto attacco di coloni israeliani, è stato appiccato il fuoco a una cava nell'area di Wadi Rahim, a sud di Hebron, in Cisgiordania meridionale. Immagini diffuse dai media palestinesi mostrano diversi macchinari pesanti da lavoro in fiamme. Non sono stati segnalati feriti. Inoltre, sul luogo sono stati lasciati graffiti a carattere nazionalistico: 'Incursioni del blocco Shiloh' e 'Garanzia reciproca', apparentemente in riferimento all'evacuazione la settimana scorsa da parte dell'Idf dell'avamposto illegale a ridosso del villaggio di Qusra, nel nord della Cisgiordania, un'area a cui i coloni fanno riferimento come la Shiloh biblica.
L’uomo palestinese ucciso a Jenin era il padre dell’attentatore di Tel Aviv nel 2022
Il palestinese ucciso questa notte a Jenin da colpi d'arma da fuoco sparati da soldati dell'Idf, dopo che secondo quanto comunicato dall'esercito aveva tentato di accoltellare dei soldati, è stato identificato dai media palestinesi e israeliani come Fathi Hazem. Hazem, già ufficiale della polizia palestinese, era il padre di Ràad Hazem, che il 7 aprile 2022 uccise tre israeliani in un attentato a Tel Aviv, sparando in un bar, e fu a sua volta ucciso dalla polizia israeliana dopo una caccia all'uomo durata ore nella città. All'epoca, riporta il Times of Israel, il padre elogiò pubblicamente il figlio per l'attentato.
Trump: “Abbiamo spazzato via l'Iran, presto avremo il pieno controllo di Hormuz”
"Abbiamo spazzato via l'Iran". Lo ha detto Donald Trump in un'intervista telefonica a Michael Cohen, suo ex avvocato. Teheran "dispone di alcuni missili e droni ma ha una capacità produttiva limitata", ha proseguito il presidente Usa, aggiungendo che "gli Stati Uniti controllano sostanzialmente lo Stretto di Hormuz e presto ne avranno il pieno controllo".
Mezzaluna rossa: esercito Israele impedisce soccorso ai feriti dai coloni
Le forze israeliane impediscono alle ambulanze di raggiungere i palestinesi feriti dopo gli attacchi compiuti dai coloni nella Cisgiordania occupata. Lo riporta Al Jazeera. I fatti sono avvenuti a Khirbet Deir Shams, a sud di Hebron, quando tre palestinesi sono rimasti feriti in seguito ad attacchi di coloni israeliani contro le loro abitazioni
Bessent: Usa faranno crollare il regime iraniano
Il Segretario del Tesoro Usa, Scott Bessent, ha avvertito l'Iran di aspettarsi "le sanzioni più dure della storia" e che gli Stati Uniti "faranno crollare questo regime". Bessent ha affermato che gli iraniani dovranno affrontare un isolamento economico coordinato, che limiterà la capacità dell'Iran di agire tramite intermediari, e che se altri Paesi "insisteranno nel fare affari con Teheran", gli Stati Uniti adotteranno provvedimenti nei loro confronti. Parlando alla CNBC, ha aggiunto che "la massima pressione economica significa che probabilmente non ci sarà una ripresa delle operazioni militari", il che significa che è improbabile che gli Stati Uniti riprendano le azioni militari contro l'Iran. Bessent ha dichiarato che lunedì, durante una conferenza stampa, rivelerà "esattamente cosa intendiamo fare" all'Iran.
Portaerei Abraham Lincoln è partita per fare ritorno San Diego
La portaerei Abraham Lincoln ha concluso la sua missione in Medio Oriente e, insieme al suo equipaggio di circa 5.000 marinai, ha iniziato il suo viaggio verso San Diego, in California, dopo nove mesi di dispiegamento. Il suo posto è stato preso da un'altra portaerei, la George Washington, giunta dal Giappone. La partenza della Lincoln è stata confermata al New York Times da un funzionario Usa. L'Abraham Lincoln è stata schierata in Medio Oriente come parte delle operazioni americane contro l'Iran. Nelle ultime settimane erano emerse notizie sulla scarsa qualità della vita a bordo della nave a causa delle sfide logistiche causate dalla distruzione da parte dell'Iran di una base della Marina a Manama, in Bahrein, che fungeva da vitale hub di rifornimento.
Media: “In preparazione sanzioni Ue contro Israele”
Secondo quanto riportato dalla tv israeliana Canale 13, l'Unione Europea sta preparando un pacchetto di sanzioni contro Israele qualora Tel Aviv dovesse portare avanti il suo progetto di costruzione di un grande insediamento nella zona E1 della Cisgiordania. La rete televisiva riferisce, citando due diplomatici occidentali, che l'UE ha elaborato un elenco di sanzioni iniziali da imporre qualora i lavori di costruzione avessero inizio, sanzioni a cui gli Stati Uniti non si oppongono. Si dice che il piano preveda l'etichettatura dei prodotti provenienti da Israele, non solo dagli insediamenti in Cisgiordania, nonchè la riduzione delle collaborazioni accademiche e l'interruzione di alcune collaborazioni in materia di sicurezza e diplomatiche. L'ampliamento della E1 collega le aree di Gerusalemme e Màale Adumim, vanificando di fatto la prospettiva di una presenza palestinese contigua tra i centri abitati di Betlemme, Gerusalemme Est e Ramallah, da tempo considerata la base per uno Stato palestinese. Il progetto è rimasto bloccato per lunghi anni a causa della forte opposizione della comunità internazionale, comprese le precedenti amministrazioni statunitensi, che temevano che la costruzione di un nuovo quartiere di insediamenti su un'area in gran parte disabitata avrebbe precluso la creazione di uno Stato palestinese contiguo e vitale. Le unità abitative oggetto della gara d'appalto sono alcune delle circa 3.400 unità abitative E1 che hanno ricevuto il via libera nell'agosto del 2025. Il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich all'epoca elogiò il piano di espansione E1, affermando che "cancella praticamente l'illusione dei due Stati" dividendo il territorio che sarebbe stato destinato a uno Stato palestinese.