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Benzina, russi in coda: i raid mettono in crisi il gigante del petrolio

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I danni inferti alle raffinerie e alla logistica obbligano il Paese a importare da India e Kazakhstan. Il ritorno alla normalità è lontano
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Lunghe file alle stazioni di servizio, benzina introvabile o razionata: sembrava essere rientrata, ma una nuova crisi del carburante sta colpendo la Russia. La prima ondata, alimentata dagli attacchi ucraini contro le raffinerie e dall’aumento della domanda legato al turismo estivo, sembrava essersi esaurita verso la fine di luglio, tanto che alcune delle restrizioni alla vendita della benzina erano state rimosse. Ma il sollievo è stato di breve durata.

Mosca, limiti di acquisto alla benzina dopo gli attacchi di Kiev: lunghe code ai distributori

Secondo i dati del monitor GdeBENZ, citati dal quotidiano filogovernativo Izvestia e riferiti al 16 agosto, solo il 28,1% delle stazioni di servizio monitorate risultava rifornito di benzina, contro il 41% di una settimana prima. Ieri, secondo i dati del portale BenzinMap, limiti alla vendita di carburante erano in vigore in alme…

Lunghe file alle stazioni di servizio, benzina introvabile o razionata: sembrava essere rientrata, ma una nuova crisi del carburante sta colpendo la Russia. La prima ondata, alimentata dagli attacchi ucraini contro le raffinerie e dall’aumento della domanda legato al turismo estivo, sembrava essersi esaurita verso la fine di luglio, tanto che alcune delle restrizioni alla vendita della benzina erano state rimosse. Ma il sollievo è stato di breve durata.

Mosca, limiti di acquisto alla benzina dopo gli attacchi di Kiev: lunghe code ai distributori

Secondo i dati del monitor GdeBENZ, citati dal quotidiano filogovernativo Izvestia e riferiti al 16 agosto, solo il 28,1% delle stazioni di servizio monitorate risultava rifornito di benzina, contro il 41% di una settimana prima. Ieri, secondo i dati del portale BenzinMap, limiti alla vendita di carburante erano in vigore in almeno 59 regioni russe, dalla Siberia al territorio di Krasnodar, mentre in 17 erano segnalate interruzioni delle forniture e aumenti dei prezzi. Dati che sembrano trovare riscontro anche nell’esperienza di un corrispondente del portale RBK, che alcuni giorni fa ha visitato dieci stazioni di servizio a Mosca: soltanto due erano operative.

Il tempo medio di attesa alle stazioni è di circa 30-40 minuti, ha riferito Andrey Kapitan, direttore di un parco taxi moscovita, in un’intervista al quotidiano Kommersant. Per questo gli abitanti della capitale si svegliano all’alba per fare il pieno, quando le code sono più brevi. Alla base di questa nuova crisi ci sono ancora gli attacchi ucraini contro le piu grandi raffinerie petrolifere del Paese, almeno tre delle quali sono state messe fuori uso nell’ultimo mese, ma anche problemi di natura logistica. Qualche giorno fa Vladimir Putin ha cercato di rassicurare sulla situazione: «Non ci sono conseguenze critiche derivanti da simili attacchi, non ce ne sono state e non possono essercene», ha affermato, pur ammettendo che «naturalmente, ci causano dei danni».

C’è però un effetto macroscopico impossibile da ignorare: la Russia, tradizionalmente esportatrice di prodotti petroliferi, si è trovata costretta a ricorrere alle importazioni per stabilizzare il mercato interno, oltre ad aver sospeso le esportazioni di benzina fino alla fine di gennaio 2027. All’inizio di agosto Mosca ha ricevuto la prima fornitura di benzina dall’India: come riporta Reuters, una petroliera con un carico di circa 68.000 tonnellate è arrivata al porto artico di Vitino, mentre altre due sarebbero attese nelle prossime settimane. Le forniture indiane, tuttavia, faticano a raggiungere i consumatori: sarebbero rimaste bloccate per alcuni giorni a causa delle trattative sui prezzi, sensibilmente più elevati rispetto a quelli praticati sul mercato interno russo.

Anche il Kazakhstan, tradizionalmente importatore di prodotti petroliferi russi, ha iniziato a esportare carburante verso la Russia, mentre sono aumentate le forniture via terra dalla Bielorussia. In un’intervista rilasciata ieri, il vicepremier Aleksandr Novak ha riconosciuto che è in corso una seconda fase della «situazione di tensione» sul mercato del carburante. Oltre al via libera alle importazioni, ha spiegato, il governo ha autorizzato la produzione di carburante di qualità inferiore — Euro 2, Euro 3 ed Euro 4 — per far fronte alla crisi.

Novak ha definito le difficoltà temporanee, prevedendo un miglioramento una volta completate le riparazioni in alcune delle raffinerie attualmente ferme. Ma, almeno per ora, le previsioni degli esperti non sono rassicuranti. Secondo le stime del centro di analisi Kpler, questo mese la lavorazione del greggio potrebbe scendere a un nuovo minimo di circa 4 milioni di barili al giorno, mentre un ritorno ai livelli ordinari di 5,3-5,5 milioni di barili al giorno non è previsto entro la fine dell’anno.

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