A Kiev si discuteva di corruzione e di elezioni, ma riecco subito la guerra. Una notte di terrore scatenata da Mosca con ondate di missili balistici, ipersonici e da crociera e con 168 droni, le fiamme e le esplosioni, i crateri, le finestre che tremano a distanza. I racconti di chi ha vissuto quelle 9 ore di uno dei più pesanti attacchi russi degli ultimi mesi sono testimonianze di un’angoscia e un dolore che si ripetono da 5 anni. I morti sono 17, tra Kiev e la sua regione. Le difese aeree sono in affanno, mancano gli intercettori Patriot e abbattere i missili balistici diventa una missione impossibile.
Un missile sventra gli ultimi due piani di un palazzo nel distretto centrale di Solomiansky, un quartiere martoriato un’infinità di volte dai russi, ed è subito evidente che sarà strage. Per tutto il giorno si cercano persone sotto le macerie, il bilancio dei morti sale continuamente. Notte d’inferno, ma quando finalmente si fa alba la tortura ricomincia, i canali di monitoraggi…
A Kiev si discuteva di corruzione e di elezioni, ma riecco subito la guerra. Una notte di terrore scatenata da Mosca con ondate di missili balistici, ipersonici e da crociera e con 168 droni, le fiamme e le esplosioni, i crateri, le finestre che tremano a distanza. I racconti di chi ha vissuto quelle 9 ore di uno dei più pesanti attacchi russi degli ultimi mesi sono testimonianze di un’angoscia e un dolore che si ripetono da 5 anni. I morti sono 17, tra Kiev e la sua regione. Le difese aeree sono in affanno, mancano gli intercettori Patriot e abbattere i missili balistici diventa una missione impossibile.
Un missile sventra gli ultimi due piani di un palazzo nel distretto centrale di Solomiansky, un quartiere martoriato un’infinità di volte dai russi, ed è subito evidente che sarà strage. Per tutto il giorno si cercano persone sotto le macerie, il bilancio dei morti sale continuamente. Notte d’inferno, ma quando finalmente si fa alba la tortura ricomincia, i canali di monitoraggio avvertono che ci sono nuove ondate in arrivo, ecco i droni e ancora esplosioni, ancora morti. Oggi sarà in lutto, la capitale: 30 edifici residenziali distrutti, una scuola, un ospedale pediatrico e un asilo solo a Kiev.
I russi hanno colpito un centro direzionale a Boryspil, fiamme e fumo hanno fatto il giro dei social. Ma anche strutture della Croce Rossa e magazzini alimentari, e non è una novità: ultimamente sugli scaffali dei supermercati spariscono di tanto in tanto verdura e frutta fresca. Da settimane gli ucraini attaccano i magazzini Wildberries, la Amazon russa usata secondo Kiev per «uso duale» nella logistica della guerra, e Mosca ora sembra aumentare gli attacchi alla rete logistica intorno alla capitale, compresi i suoi centri di distribuzione alimentare.
Russi colpiscono ospedale pediatrico a Kiev: la struttura brucia nella notte
Mosca dice di aver colpito «obiettivi militari, impianti per la produzione di componenti per droni, un deposito e un centro logistico». Ma neppure il cinismo di un attacco che accetti danni civili pur di raggiungere un obiettivo militare spiega quello che è successo nell’ospedale dei bambini del quartiere Solomiansky, devastato stanotte dalle esplosioni: tra chi conosce quell’ospedale da una vita — prima da paziente, oggi da genitore — la versione russa sugli obiettivi militari appare incomprensibile.
Le difese ucraine hanno abbattuto quasi il 90 per cento dei droni e la maggior parte dei missili da crociera. Ma è la vulnerabilità ai missili balistici a minacciare la capitale: l’Ucraina è a corto di sistemi e intercettori Patriot. Le scorte sono insufficienti, avverte Zelensky, e i missili promessi non sono ancora arrivati: «È stato uno degli attacchi più cinici, calcolati e su larga scala. Ogni intercettore aggiuntivo salva le vite della nostra gente, purtroppo la risposta del mondo non è sempre adeguata». La presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, promette un cambio di passo: «È la più urgente delle priorità», dice.
Il terrore non si limita a Kiev. Ieri sono state colpite anche altre regioni, da Odessa al valico di frontiera con la Moldavia. A Zhytomyr ci sono tre morti e 53 feriti. E la guerra che esonda continua a tenere sotto pressione anche i Paesi limitrofi e i confini Nato: un drone è precipitato in Romania, un altro è caduto in territorio moldavo, e nel Mar Nero due F-16 romeni hanno distrutto un drone navale vicino a una piattaforma 150 chilometri a est di Costanza. La sequenza di sconfinamenti tiene in costante allarme la frontiera dell’Unione europea. Sull’altro fronte, l’Ucraina continua la sua strategia di riportare la guerra russa in Russia: ieri ha colpito la raffineria Taneco in Tatarstan e un terminal petrolifero nella regione di Krasnodar. Il silenzio cala solo sui negoziati di pace.