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De Blasio “Il costo della vita va messo in testa all’agenda, attenzione a razza e genere”

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L’ex sindaco di New York: “Il desiderio di affrontare problemi storici di questo Paese si è trasformato in un messaggio che ha confuso pure le persone di buona volontà”
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NEW YORK – Bill de Blasio recita il suo mea culpa: "Qualcosa è andato storto, dobbiamo ricalibrare il ruolo della cultura woke e dell’identity politics". Fino ad un certo punto però, perché l’ex sindaco di New York, in partenza per l’Italia, non vuole correre il rischio di buttare via il bambino con l’acqua sporca: "I socialisti vincono le primarie democratiche perché domina un forte risentimento contro lo status quo, ma anche i moderati possono interpretarlo e rappresentarlo. Il messaggio principale deve essere quello economico dell’affordability, e alcune esagerazioni come l’eliminazione dei finanziamenti alla polizia vanno superate. Le discriminazioni razziali e di genere però sono problemi reali, che in qualche modo vanno recuperati e tenuti in conto".

Cosa succede al suo Partito e perc…

NEW YORK – Bill de Blasio recita il suo mea culpa: "Qualcosa è andato storto, dobbiamo ricalibrare il ruolo della cultura woke e dell’identity politics". Fino ad un certo punto però, perché l’ex sindaco di New York, in partenza per l’Italia, non vuole correre il rischio di buttare via il bambino con l’acqua sporca: "I socialisti vincono le primarie democratiche perché domina un forte risentimento contro lo status quo, ma anche i moderati possono interpretarlo e rappresentarlo. Il messaggio principale deve essere quello economico dell’affordability, e alcune esagerazioni come l’eliminazione dei finanziamenti alla polizia vanno superate. Le discriminazioni razziali e di genere però sono problemi reali, che in qualche modo vanno recuperati e tenuti in conto".

Cosa succede al suo Partito e perché vincono i socialisti?

"C’è un senso di urgenza riguardo le difficoltà che la maggior parte delle famiglie stanno affrontando, persino disperazione. La classe media e operaia vive nell’emergenza, a partire dal prezzo della benzina che sale a causa della guerra in Iran. Da qui nasce il desiderio di rompere lo status quo. Alcuni americani rispondo abbracciando il socialismo, ma tutto dipende dai singoli candidati, la loro autenticità e il fatto che non appartengano all’élite, rappresentando invece la rottura".

Alcuni suoi compagni di partito avvertono che va bene in alcuni distretti, ma così perderete elezioni nazionali e presidenziali.

"Fraintendono dove si trova l’elettorato, sempre più contrario allo status quo. Il tasso di popolarità di Trump è sceso al livello più basso di sempre perché ha cercato di presentarsi come un ribelle, ma in realtà è diventato il campione dell’establishment e ha stufato i suoi sostenitori. La novità è questa, non l’affermazione dei socialisti, perché la risposta non viene solo da loro. Candidati moderati come Talarico in Texas o Peltola in Alaska stanno avendo altrettanto successo, perché interpretano questa voglia di cambiamento".

La sua collega Alexandria Ocasio Cortez ha detto che "woke 1.0 è stato follia". Condivide?

"Il desiderio di affrontare alcuni problemi storici di questo paese si è trasformato in un messaggio che ha alienato e confuso anche le persone di buona volontà. Qualcosa è andata storta. Ad esempio l’impulso di riformare l’ordine pubblico era giusto, ma se lo affronti minacciando di togliere i fondi alla polizia ti esponi al facile stereotipo di non essere interessato alla sicurezza. Perciò bisogna ricalibrare".

Come?

"La frattura esiste da quando è emerso il movimento di Bernie Sanders, intorno al 2015. Lui parla sempre prima di tutto dell’economia, con quanto c’è di buono e di problematico nella tradizione marxista, ma allo stesso tempo devi trovare il modo di occuparti dei diritti civili o il razzismo. Molte persone woke invece sottovalutano la disuguaglianza economica e i temi che potrebbero unire tutti. La formula magica è mettere sicuramente l’affordability al primo posto di ogni piattaforma, senza però sfuggire al fatto che esistono problemi di razza e di genere, come conferma il capo del Pentagono Hegseth cancellando tutte le promozioni di neri e donne, per attuare la sua crociata anti woke. Si può combattere anche questa battaglia contro le discriminazioni, senza suggerire che ci interessa solo la politica identitaria".

Suggerisce di cancellare idee che alienano i moderati, tipo "defund the police", e salvare quelle su razza e genere?

"La metterei diversamente. Per decenni i repubblicani hanno accusato i democratici di non curarsi della sicurezza, ma solo dell’eguaglianza razziale e di genere. Dobbiamo rispondere chiarendo che al primo posto mettiamo il cambiamento economico, la riduzione dei costi della sanità e la fine della guerra che rilancia l’inflazione, perché sono temi che uniscono tutti al centro. Poi possiamo parlare di come questa strategia possa essere coerente anche con la prosecuzione del buon lavoro per creare una società più egalitaria. Il problema dei progressisti in tutto il mondo è che non hanno messo al primo posto delle loro campagne i bisogni concreti quotidiani, disconnettendosi dagli elettori".

Non è la strategia adottata da Mamdani per diventare sindaco?

"Esatto, ho grande rispetto per lui. musulmano, figlio di immigrati, non aveva bisogno di riaffermare in continuazione con una terminologia dogmatica o politically correct la sua solidarietà. L’affordability era sempre il primo tema che usciva dalla sua bocca, perché il resto lo diceva con la propria storia".

Avete sbagliato anche ad enfatizzare l’identity politics?

"Quando era emersa negli anni Cinquanta con il movimento per i diritti civili aveva avuto un ruolo, perché allora in America molte persone non potevano neppure parlare della loro identità. Poi però è diventata un fine a sé stante, alienando molte persone. Non solo tra i bianchi, ma anche tra neri e ispanici, che Trump è riuscito ad attirare accusandoci di usarli solo per fare teatro, invece di risolvere i loro problemi. Così la politica identitaria è diventata per noi una trappola".

Alcuni temono il colpo di stato, se Trump perderà a novembre.

"Dai suoi eccessi, e dalla storia del fascismo, abbiamo imparato a non dire mai mai. Però credo che la sua sconfitta a novembre sarà troppo netta, e comunque i contrappesi nel sistema giudiziario, militare, e nello stesso Gop si opporranno".

Come traduce questi ragionamenti in vista delle presidenziali?

"Il 2026 è già un modello per il 2028. Se il Partito democratico rimarrà concentrato su una visione economica progressista, per i repubblicani sarà molto difficile batterci, perché non potranno dissociarsi dal trumpismo".

Ocasio si candiderà?

"Non lo so. Sarebbe una candidata formidabile, ma per correre deve accettare il rischio di perdere il posto sulla scena nazionale".

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