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Il balzo in avanti di Burnham: così in appena un mese a Downing Street ha conquistato i sondaggi

(reuters)

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Il primo ministro è riuscito a riportare il suo partito, il Labour, davanti ai populisti di Farage e a riscuotere il gradimento più alto nei primi giorni dall’epoca di Boris Johnson
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LONDRA – Ha trascorso le prime quattro settimane da primo ministro a girare per il Regno Unito, ascoltare la gente e promettere di “restituire speranza” al Paese. Ebbene, in un mese Andy Burnham ha fatto compiere un balzo vertiginoso al Labour e al proprio indice di gradimento. Per la prima volta in un anno e mezzo, il partito laburista sorpassa nei sondaggi Reform, il movimento populista di Nigel Farage, 25 a 24 per cento. E il 46 per cento degli elettori esprime un’opinione favorevole nei suoi confronti, dandogli il maggior numero di consensi ottenuto da un premier dai primi giorni di Boris Johnson a Downing Street a oggi. Nessuno dei politici odierni si avvicina neppure lontanamente al suo indice di successo personale: né Farage, né la leader dei conservatori Kemi Badenoch, né quello dei Verdi Zack Polanski.

Per di più, Burnham è riuscito a guadagnare il sostegno popolare a un prezzo relativamente basso. Come nota il Financial Times, le sue promesse sono costate poco: 102 milioni d…

LONDRA – Ha trascorso le prime quattro settimane da primo ministro a girare per il Regno Unito, ascoltare la gente e promettere di “restituire speranza” al Paese. Ebbene, in un mese Andy Burnham ha fatto compiere un balzo vertiginoso al Labour e al proprio indice di gradimento. Per la prima volta in un anno e mezzo, il partito laburista sorpassa nei sondaggi Reform, il movimento populista di Nigel Farage, 25 a 24 per cento. E il 46 per cento degli elettori esprime un’opinione favorevole nei suoi confronti, dandogli il maggior numero di consensi ottenuto da un premier dai primi giorni di Boris Johnson a Downing Street a oggi. Nessuno dei politici odierni si avvicina neppure lontanamente al suo indice di successo personale: né Farage, né la leader dei conservatori Kemi Badenoch, né quello dei Verdi Zack Polanski.

Per di più, Burnham è riuscito a guadagnare il sostegno popolare a un prezzo relativamente basso. Come nota il Financial Times, le sue promesse sono costate poco: 102 milioni di sterline per dare un tetto ai senzacasa entro Natale, 65 milioni in sussidi agli agricoltori alle prese con la siccità, senza aggiungere debiti alle casse dello stato, bensì spostando risorse da una voce all’altra del bilancio. “La gente vuole vedere un governo che si occupa di problemi concreti”, commenta John McTernan, uno stratega del Labour, ex-direttore degli affari politici per Tony Blair. “Se il governo fa qualcosa, non importa quanto piccola la misura, le persone pensano: ci ha ascoltati. Andy capisce l’importanza di fare politica”. Lo dimostra il suo tour di pub, stazioni degli autobus e campi di patate, così come il modo in cui comunica direttamente con l’opinione pubblica attraverso video postati sui social media pressoché quotidianamente.

La differenza con il predecessore è ché l’attuale premier fa appunto politica da quando aveva vent’anni, mentre Keir Starmer ci è arrivato tardi, dopo una lunga carriera da avvocato e magistrato: anche per questo non comprendeva il valore di una efficace comunicazione. Appena insediato a Downing Street, invece di offrire anche minimi miglioramenti ai ceti deboli, annunciò “misure dolorose a breve termine, per stare meglio nel lungo”: lungo termine che per lui non è mai arrivato, costretto a dimettersi due anni dopo una squillante vittoria alle urne, tanto era precipitato nei sondaggi e appariva incapace di guidare la sinistra britannica verso nuove sfide.

La luna di miele di Burnham, naturalmente, dovrà presto fare i conti con problemi più ardui: il budget per la difesa, i rapporti con l’Unione Europea, la decisione sulle trivellazioni petrolifere nel mare del Nord. Il deficit di luglio più alto del previsto, 1 miliardo e 800 milioni, segnala difficoltà per la finanziaria in autunno. Ma in appena un mese il nuovo premier laburista ha ridato effettivamente speranza al Paese e al suo partito. Una lezione da meditare per i progressisti, qui e nel resto d’Europa.

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