Israele non si ferma, raid con droni in Siria: arriva la condanna degli Usa. Bombe anche sul Libano
di Gabriella ColarussoIndifferenti a negoziati e cessate il fuoco, il governo Netanyahu continua ad autorizzare bombardamenti e operazioni militari nei paesi confinanti, anche a costo di entrare in rotta di collisione con l’amministrazione Trump. L’Idf è tornato a colpire in Siria dopo il raid di martedì contro la base militare aerea di Abu Dhuhour, nel nord, dove sosteneva che i turchi stessero impiantando una base. Un drone ha centrato un veicolo vicino alle alture del Golan - occupate dal 1967 e annesse illegalmente da Israele. «Una flagrante violazione della sovranità siriana e del diritto internazionale», protesta il Ministero degli Esteri di Damasco spalleggiato dall’inviato Usa per la Siria, nonché ambasciatore in Turchia, Tom Barrak, amico personale di Donald Trump.
Indifferenti a negoziati e cessate il fuoco, il governo Netanyahu continua ad autorizzare bombardamenti e operazioni militari nei paesi confinanti, anche a costo di entrare in rotta di collisione con l’amministrazione Trump. L’Idf è tornato a colpire in Siria dopo il raid di martedì contro la base militare aerea di Abu Dhuhour, nel nord, dove sosteneva che i turchi stessero impiantando una base. Un drone ha centrato un veicolo vicino alle alture del Golan - occupate dal 1967 e annesse illegalmente da Israele. «Una flagrante violazione della sovranità siriana e del diritto internazionale», protesta il Ministero degli Esteri di Damasco spalleggiato dall’inviato Usa per la Siria, nonché ambasciatore in Turchia, Tom Barrak, amico personale di Donald Trump.
L’americano ha accusato Israele di provocare «un’inutile escalation», ipotizzando che l’attacco di martedì sia stato addirittura deciso per alzare la tensione con la Turchia in vista del voto, ovvero come manovra elettorale di Netanyahu. Israele, sostiene Barrak, aveva avuto garanzie che Ankara non avrebbe insediato sue truppe nella base siriana e dunque non aveva motivi per il raid. Barrack ha anche definito le alture del Golan «occupate», nonostante sia stato proprio Trump, durante il suo primo mandato, a riconoscere l’annessione facendo degli Stati Uniti una eccezione nella comunità internazionale. Ma la Casa Bianca trumpiana ha scommesso tutto su al Sharaa, l’ex jihadista Jolani, e un governo stabile e unitario a Damasco, e non vuole tensioni con Erdogan.
Israele ha reagito alle parole di Barrak definendole «piene di inesattezze» e rivelando di aver informato Washington prima del raid.
La Siria, che deve già fare i conti con una situazione di sicurezza interna molto precaria (ieri un altro ordigno è esploso su un autobus che trasportava forze di sicurezza) rischia di finire nel mezzo.
L’Idf ha ripreso a bombardare anche il Libano meridionale. Secondo l’Agenzia di stampa libanese Nna, i caccia israeliani hanno colpito nella notte di sabato l’area dei villaggi di Sarbin e Rashaf, nel governatorato di Nabatieh, e al-Mansouri. I libanesi denunciano l’uso di proiettili al fosforo bianco: «Durante la notte, fino all’alba di oggi, l’artiglieria ha bombardato in modo concentrato la periferia di Doha Kafr Rumman, le vicinanze di Tell al-Dabsha e Harj Ali al-Taher (la strategica cresta collinare nel sud del Libano, ndr), utilizzando proiettili al fosforo».