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Dagli Usa 5mila missili per l’Italia: sono le nuove frecce della barriera anti-drone

Un tifone della Royal Air Force lancia un razzo APWKS contro un drone bersaglio durante i test all'inizio del 2026 

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Dal governo americano via libera a una possibile commessa da 364 milioni per gli APKWS II, i sistemi aria-aria che modificano la traiettoria degli attacchi dei velivoli senza pilota
3 minuti di lettura

L’Italia potrebbe dotarsi presto di uno degli strumenti più semplici ed efficaci per abbattere i droni. Il governo americano infatti ha autorizzato la vendita al nostro Paese di 5031 kit speciali che di fatto trasformano un razzo privo di sistema di guida in un missile in grado di dirigersi su bersaglio designato e inseguirlo.

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Il razzo che si trasforma in missile

Si tratta del APKWS II: un sensore laser che interviene su quattro alette garantendo il cambiamento della traiettoria. Questo modulo viene inserito nei razzi da 70 millimetri, imprecisi ed economici perché destinati a piovere in grandi numeri sull’area dove si trova il bersaglio: sono quelli che si vedono spesso nei filmati sul Vietnam, lanciati da contenitori cilindrici posti sulla fiancata degli elicotteri o sotto le ali dei jet statunitensi.

L’Italia potrebbe dotarsi presto di uno degli strumenti più semplici ed efficaci per abbattere i droni. Il governo americano infatti ha autorizzato la vendita al nostro Paese di 5031 kit speciali che di fatto trasformano un razzo privo di sistema di guida in un missile in grado di dirigersi su bersaglio designato e inseguirlo.

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Il razzo che si trasforma in missile

Si tratta del APKWS II: un sensore laser che interviene su quattro alette garantendo il cambiamento della traiettoria. Questo modulo viene inserito nei razzi da 70 millimetri, imprecisi ed economici perché destinati a piovere in grandi numeri sull’area dove si trova il bersaglio: sono quelli che si vedono spesso nei filmati sul Vietnam, lanciati da contenitori cilindrici posti sulla fiancata degli elicotteri o sotto le ali dei jet statunitensi.

La modifica è stata studiata una quindicina d’anni fa per distruggere obiettivi terrestri, come colonne di mezzi corazzati o posizioni di artiglieria, ma dal 2022 sta diventando una delle armi anti-drone più diffuse. È ritenuto letale, con un raggio d’azione di cinque chilometri, e ha il vantaggio del prezzo: il kit di trasformazione costa tra 15 e 22mila dollari e si può quindi riuscire a neutralizzare un velivolo teleguidato Shahed-Geran russo con una spesa pari al valore della bomba volante, prodotta con circa 25mila euro. Spesso nelle operazioni difensive contro gli Houthi nel Mar Rosso o contro gli iraniani nel Golfo, per abbattere droni low cost sono stati invece usati missili aria-aria o terra-aria che vengono più di un milione di dollari ad esemplare. In pratica, l’intercettore vale quaranta volte più del bersaglio.

Il killer di droni

Non a caso, APKWS II è stato adottato da tutte le aviazioni del Golfo, ma anche dai jet britannici schierati a Cipro. Stando al comunicato statunitense, quelli italiani saranno lanciati da un pod cilindrico da sette razzi: andranno sicuramente sotto le ali degli Eurofighter dell’Aeronautica, protagonisti della difesa aerea nel nostro Paese, ma potrebbero venire utilizzati pure dai nuovi elicotteri da combattimento AW249 Fenice dell’Esercito. Non è escluso che il sistema poi venga adattato ad altri elicotteri delle forze armate in modo da ampliare lo scudo contro possibili incursioni di droni.

Una minaccia che non appare così remota. Sia perché le nostre squadriglie in missione Nato sul confine orientale sono spesso chiamate a intervenire contro i velivoli teleguidati che superano le frontiere: la scorsa settimana ne hanno abbattuto uno sui cieli della Lituania. Sia perché la diffusione dei droni bomba continua ad aumentare in tutto il mondo: da un mese le milizie libiche hanno cominciato a usarli in Tripolitania per colpire depositi di carburante, impianti petroliferi ed edifici pubblici.

I razzi APKWS II offrono una soluzione che però funziona soprattutto contro i droni d’attacco a lungo raggio con motori a elica, che sono lenti - in genere poco più di cento chilometri orari - e procedono lungo una traiettoria continua. La nuova generazione di ordigni introdotta da russi e iraniani invece è spinta da un turboreattore, con velocità superiore a 500 chilometri orari e la capacità di improvvise manovre: una preda che potrebbe richiedere l’impiego di veri missili aria-aria.

La barriera italiana

Spesso viene posta la domanda sulla barriera anti-drone italiana. Gli APKWS II saranno un salto di qualità: il pacchetto proposto dal governo americano prevede un costo di 364 milioni di dollari ma oltre ai cinquemila kit di guida include altri equipaggiamenti, ricambi e assistenza tecnica.

In questo momento a parte gli stormi dell’Aeronautica e le navi della Marina esistono pochi scudi operativi. Ci sono sistemi di disturbo delle frequenze molto sofisticati, che però non danno risultati contro i droni guidati dall’Intelligenza artificiale o dai cavi in fibra ottica. Ci sono quattro batterie Samp-T di missili terra-aria a lungo raggio - attualmente però due sono in missione all’estero e una in manutenzione -, una delle quali della nuova versione NG in grado di fermare pure i missili balistici: usano intercettori Aster 30 molto costosi ma di enorme precisione fino a 150 chilometri di distanza. Altre dieci batterie Samp-T sono state ordinate dai governi Draghi e Meloni. Saranno integrate con le batterie missilistiche Camm-Er per la difesa a medio e corto raggio, con i cannoni a tiro rapido Rheinmetall Skynext che in Ucraina hanno ottenuto risultati eccezionali - finora ne è stata consegnata una batteria, attualmente schierata negli Emirati -, con i missili spalleggiabili “spara e dimentica” Stinger a cui affiancheranno i Fulgur di progettazione nazionale. In più ai militari dell’Esercito vengono distribuiti fucili calibro dodici con cartucce speciali anti-drone: l’estrema protezione contro i quadricotteri.

Sono tutti mezzi di grande qualità, che saranno consegnati però nel corso dei prossimi dieci anni. Mancano ancora scelte su alcuni elementi - come i droni anti-drone - e i numeri dei sistemi ordinati non paiono in grado di garantire la protezione completa dei reparti e le caserme dell’Esercito, né delle basi dell’Aeronautica mentre la Marina si deve affidare alle armi delle navi. Una riflessione sull’acquisto di apparati low cost - come mitragliere e droni anti-drone - andrà affrontata, con tutte le incognite poste da questo tipo di minaccia: ogni sei-nove mesi entra in campo una nuova generazione che vanifica le protezioni esistenti. I droni ricordano un’epidemia: ci sono sempre nuove varianti e mutazioni che obbligano ad aggiornare vaccini e terapie. Il rischio infatti è quello di comprare strumenti hi-tech che diventeranno obsoleti nel giro di un anno.

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