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L’economista Mazarei: “Le sanzioni Usa all’Iran un piano fragile, Cina e Russia non collaboreranno”

(afp)

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L’ex vicedirettore del Fmi per il Medio Oriente: “A pagare sarà solo la gente, il regime resisterà”
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“L’offensiva economica americana contro l’Iran impoverirà ancora gli iraniani, ma “difficilmente cambierà la strategia e la posizione del governo”. Potrebbe farlo, “ma solo con una pressione prolungata nel tempo che avrebbe costi alti anche per l’America”. Ex vicedirettore del Fondo Monetario Internazionale per il Medio Oriente e l’Asia centrale, Adnan Mazarei conosce nei dettagli l’economia iraniana, i tunnel che la collegano con l’estero, le reti ufficiali e informali attraverso le quali è sopravvissuta a 40 anni di embargo.

Qual è la situazione adesso nel Paese? “Le sanzioni e la guerra hanno causato danni considerevoli alle infrastrutture e alle esportazioni di petrolio. L'inflazione è alle stelle, vicina al 90%. I prezzi dei generi alimentari sono aumentati addirittura ben oltre il 100%. Il Fondo Monetario Internazionale ha previsto una contrazione dell'economia di circa il 6% quest'anno. Si prevede che la povertà, che si aggirava intorno al 30% della popolazione, aumenterà verti…

“L’offensiva economica americana contro l’Iran impoverirà ancora gli iraniani, ma “difficilmente cambierà la strategia e la posizione del governo”. Potrebbe farlo, “ma solo con una pressione prolungata nel tempo che avrebbe costi alti anche per l’America”. Ex vicedirettore del Fondo Monetario Internazionale per il Medio Oriente e l’Asia centrale, Adnan Mazarei conosce nei dettagli l’economia iraniana, i tunnel che la collegano con l’estero, le reti ufficiali e informali attraverso le quali è sopravvissuta a 40 anni di embargo.

Qual è la situazione adesso nel Paese? “Le sanzioni e la guerra hanno causato danni considerevoli alle infrastrutture e alle esportazioni di petrolio. L'inflazione è alle stelle, vicina al 90%. I prezzi dei generi alimentari sono aumentati addirittura ben oltre il 100%. Il Fondo Monetario Internazionale ha previsto una contrazione dell'economia di circa il 6% quest'anno. Si prevede che la povertà, che si aggirava intorno al 30% della popolazione, aumenterà vertiginosamente”.

A cosa puntano le nuove sanzioni americane? “A fare pressione sui paesi affinché non importino petrolio, gas e altri prodotti dall'Iran e non vendano all'Iran materie prime che potrebbero essere importanti per l'industria o persino prodotti alimentari. E soprattutto a far si che banche e istituzioni finanziarie di tutto il mondo riducano ulteriormente fino a interromperli i rapporti con l’Iran”.

Questo potrebbe spingere gli iraniani a maggiori compromessi? “Potrebbe danneggiare considerevolmente l'economia, ci sarà un ulteriore peggioramento del tenore di vita della popolazione e un aumento della povertà, ma credo improbabile che il governo modifichi la sua politica estera o la sua strategia militare. L’Iran cercherà di rispondere militarmente e di aumentare i costi per l'economia globale. E’ poi è molto importante capire che il sistema in Iran si sta preparando a reprimere qualsiasi reazione pubblica. Sta già pianificando di inasprire i controlli interni e di agire con maggiore severità rispetto al passato, se necessario”.

I partner commerciali dell’Iran abbandoneranno l’alleato? “Gli Stati Uniti godono di scarsa credibilità in questo momento. Hanno problemi anche con i loro alleati, l'Europa, il Canada, la Corea del Sud, che non capiscono gli obiettivi e la strategia Usa. Ma il successo di questa operazione dipende in larga misura da Cina, Russia, Iraq e Turchia, che non saranno molto propensi a collaborare con l’America”.

Quali altri fattori contano?

“Uno è lo stato del mercato petrolifero globale. I prezzi del greggio non sono aumentati quanto alcuni si aspettavano a causa della minore domanda e perché una parte del petrolio è comunque riuscita a uscire dal Golfo Persico. Ma ciò che non esce sono i prodotti raffinati. Il diesel potrebbe aumentare ancora, che è quello che colpirà maggiormente i prezzi al consumo, anche negli Stati Uniti. Quindi, gli Stati Uniti e altri paesi potrebbero subire pressioni al rialzo sull'inflazione”.

Esiste un punto di rottura oltre il quale il governo iraniano non è più in grado di gestire il paese? “Dipende da quanto gli Stati Uniti insisteranno, se manterranno l'embargo sulle esportazioni per diversi mesi. Se saranno in grado di coinvolgere altri paesi. Se ciò accadesse, mi aspetto uno scontro politico interno in Iran”.

Nuove proteste? “A quel punto, tutto dipenderà dal livello di coercizione che il governo iraniano è disposto a esercitare”.

L'Iran subisce sanzioni da 40 anni, ha imparato a eluderle. Come lo fa? “Con società fittizie e individui si occupano di esportare il petrolio, i prodotti petrolchimici e altre merci. Parte del denaro ricavato viene utilizzato da aziende, alcune legate alle Guardie Rivoluzionarie, altre ad altri settori dello Stato, per effettuare le proprie transazioni. Queste aziende si avvalgono di fiduciari e società di comodo e di una catena di transazioni che camuffano le operazioni di finanziamento e il movimento di capitali. Naturalmente, l'elusione delle sanzioni favorisce la corruzione”.

Gli emirati hanno già bloccato tutte le transazioni finanziarie con l’Iran. Che effetto ha questo? “E’ un duro colpo perché gli Emirati sono stati un importante canale sia per il commercio che per la finanza iraniani, ma non significa che non ci saranno altre opzioni. Ad esempio, in Iraq. Non mi sorprenderei se ora gli iraniani lo facessero di più attraverso la Turchia”.

Il sistema è diviso su come reagire a questa guerra economica?

"Ci sono alcune persone al governo, ad esempio il presidente Pezeshkian, che si rendono conto di quello che sta succedendo e hanno un tono più conciliante nei confronti degli Stati Uniti. Ma nel complesso, finora, il regime non ha ceduto”.

Qual è la via d'uscita da questo conflitto? “Un ritorno di fatto al memorandum d'intesa. Questa pressione economica causerà molti danni, ma non credo indurrà il regime a cambiare le sue politiche. Può accadere, ma solo dopo una prolungata guerra di logoramento economico”.

Che però ha costi enormi anche per gli americani.

“Assolutamente. Negli Stati Uniti ora c'è preoccupazione riguardo alla possibilità che la Federal Reserve alzi i tassi d'interesse per contenere l'inflazione. Allo stesso tempo, il Tesoro statunitense sta cercando di attuare alcune operazioni di gestione del debito per abbassare i tassi d'interesse a lungo termine, che potrebbero funzionare o meno”.

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