La morsa americana sull’Iran, sanzioni su tech e commercio: “Puniremo chiunque lo aiuti”
dal nostro corrispondente Paolo MastrolilliNEW YORK – «Asfissia economica» del regime iraniano. Questo linguaggio ha scelto il segretario al Tesoro americano Scott Bessent, annunciando ieri la “Operation Economic Outcast”, finalizzata a «tagliare ogni linfa» che permette al governo della Repubblica islamica di sopravvivere, imponendo sanzioni secondarie a chiunque lo aiuti a incassare soldi. Usando questa leva il presidente Trump spera di ottenere quello che gli è sfuggito con la forza militare, almeno fino alle elezioni midterm di novembre che i repubblicani rischiano di perdere anche per il conflitto con Teheran.
Le incognite però sono almeno quattro: la capacità di resistenza degli ayatollah, che hanno seri problemi pratici, ma sono anche rinforzati dal fatto di aver resistito all’attacco frontale; i rischi di rappresaglie militari, nello Stretto di Hormuz e oltre, che potrebbero rendere troppo costosa l’offensiva economica; l’incertezza su quanto le nuove sanzioni possano davvero incidere, dopo anni di “massima pressione” …
NEW YORK – «Asfissia economica» del regime iraniano. Questo linguaggio ha scelto il segretario al Tesoro americano Scott Bessent, annunciando ieri la “Operation Economic Outcast”, finalizzata a «tagliare ogni linfa» che permette al governo della Repubblica islamica di sopravvivere, imponendo sanzioni secondarie a chiunque lo aiuti a incassare soldi. Usando questa leva il presidente Trump spera di ottenere quello che gli è sfuggito con la forza militare, almeno fino alle elezioni midterm di novembre che i repubblicani rischiano di perdere anche per il conflitto con Teheran.
Le incognite però sono almeno quattro: la capacità di resistenza degli ayatollah, che hanno seri problemi pratici, ma sono anche rinforzati dal fatto di aver resistito all’attacco frontale; i rischi di rappresaglie militari, nello Stretto di Hormuz e oltre, che potrebbero rendere troppo costosa l’offensiva economica; l’incertezza su quanto le nuove sanzioni possano davvero incidere, dopo anni di “massima pressione” in questo campo; la disponibilità del resto del mondo, partendo da Cina e Russia, oltre ai Paesi della regione, a collaborare con questa operazione su scala globale.
Ieri mattina Trump ha annunciato via social che «l’Iran sta collassando completamente». La sua teoria è che le vendite di petrolio sono ferme, l’economia va verso la paralisi, la moneta rial è in caduta libera, gli stipendi non arrivano più in tempo nemmeno ai capi del regime, e lo stesso leader del Parlamento Ghalibaf ha ammesso che «il nostro apparato militare può essere forte quanto vogliamo, ma se abbiamo fame non possiamo sopravvivere». In queste condizioni, un’ulteriore spallata finalizzata prosciugare gli ultimi canali finanziari dovrebbe raggiungere l’obiettivo del cambio di regime. Subito, o attraverso il rilancio del malcontento e delle proteste che provocherà nel tempo.
Perciò poco dopo il Tesoro ha annunciato la “Operation Economic Outcast”, che prende di mira in particolare cinque settori: asset digitali, incluse le monete cripto; tecnologia, militare e finanziaria; oro, rifugio nei momenti di crisi; aviazione e trasporti marittimi, indispensabili tanto per esportare l’energia, quanto per ricevere i beni necessari, tipo quelli per l’apparato difensivo. Il governo Usa attraverso l’Ofac ha colpito subito una sessantina di entità basate negli Emirati Arabi Uniti, Hong Kong, Cina, Singapore, Svizzera ed Europa, fra cui Grecia. Si va da compagnie per procurare tecnologia nucleare e missilistica, a quelle per infrastrutture, trasporti, beni digitali, scambi commerciali.
Gli obiettivi sono elencati per nome, ma rappresentano solo la punta dell’iceberg. Bessent infatti ha annunciato che già entro la fine della settimana una grande istituzione finanziaria verrà colpita, e quando gli hanno chiesto se anche la Cina verrà presa di mira, ha risposto che «nessuno è al di sopra delle sanzioni secondarie». Washington ritiene che le misure imposte finora non abbiano fatto cadere il regime perché molti lo aiutano ad aggirarle: «Metteremo fine — ha avvertito il segretario — all’accesso al sistema del dollaro per coloro che riciclano denaro iraniano». Quindi ha avvertito «coloro che agevolano Teheran: non mettete alla prova la nostra determinazione. Il presidente sta già contattando i leader mondiali, avanzando richieste specifiche affinché cessino le loro interazioni con l’Iran».
Gli ayatollah minacciano di rispondere con la forza, e già questo potrebbe negare a Trump l’obiettivo di frenare le operazioni militari almeno fino alle elezioni. Poi si tratta di vedere se le nuove misure saranno davvero più efficaci di quelle già in vigore da anni, e se Paesi come la Cina le rispetteranno, anche perché sarebbe difficile punire Xi prima della sua visita alla Casa Bianca il 24 settembre. Dopo l’annuncio dell’Economic D-Day il petrolio ha continuato a scendere e Wall Street non è crollata, forse perché anche i mercati hanno qualche dubbio sul suo impatto.