NEW YORK – «La Nato dovrebbe coordinare le difese aeree con l’Ucraina e creare una no fly zone sul territorio di Kiev». Quindi l’ex ambasciatore americano all’Alleanza Atlantica Kurt Volker, inviato speciale di Trump nel primo mandato, chiede all’Italia di contribuire: «Dovreste fornire gli intercettori per difendere il Paese, e Leonardo dovrebbe costruirli».
Cosa significa il trentacinquesimo anniversario dell’indipendenza ucraina?
«Pace permanente, sicurezza, democrazia e sviluppo dell’Europa non sono ancora garantite, perché c’è una guerra che mette in discussione tutti i principi di Helsinki, partendo dalla domanda se gli imperi possono rivendicare territori e dominare popoli, oppure bisogna rispettare i confini nazionali, l’autodeterminazione, la democrazia e i diritti umani».
Perché Mosca resta una minaccia?
«La Russia non accetta l’ordine di sicurezza europeo, vuole tornare a essere un impero. Considera il suo popolo superiore agli altri, col diritto di governarli e prenderne i…
NEW YORK – «La Nato dovrebbe coordinare le difese aeree con l’Ucraina e creare una no fly zone sul territorio di Kiev». Quindi l’ex ambasciatore americano all’Alleanza Atlantica Kurt Volker, inviato speciale di Trump nel primo mandato, chiede all’Italia di contribuire: «Dovreste fornire gli intercettori per difendere il Paese, e Leonardo dovrebbe costruirli».
Cosa significa il trentacinquesimo anniversario dell’indipendenza ucraina?
«Pace permanente, sicurezza, democrazia e sviluppo dell’Europa non sono ancora garantite, perché c’è una guerra che mette in discussione tutti i principi di Helsinki, partendo dalla domanda se gli imperi possono rivendicare territori e dominare popoli, oppure bisogna rispettare i confini nazionali, l’autodeterminazione, la democrazia e i diritti umani».
Perché Mosca resta una minaccia?
«La Russia non accetta l’ordine di sicurezza europeo, vuole tornare a essere un impero. Considera il suo popolo superiore agli altri, col diritto di governarli e prenderne il territorio con la forza. Dobbiamo ancora lottare per difendere i nostri principi».
A che punto è la guerra?
«La Russia sta perdendo gradualmente, ma non immediatamente. Le sue finanze stanno sparendo, l’economia è in pessime condizioni, la gente lo sa e lo sente. Sta perdendo un numero straordinario di persone sul campo di battaglia, difficili da rimpiazzare, perché nessuno vuole più essere arruolato. L’Ucraina con i droni la colpisce nel suo territorio, ma è vulnerabile agli attacchi missilistici, che Putin rilancerà durante l’inverno per piegarla. Non avrà successo, ma bisogna esercitare abbastanza pressione affinché si fermi».
L’ultima volta che Zelensky è andato alla Casa Bianca Trump ha riconosciuto questa situazione, ma poi si è rimangiato la concessione di fargli costruire i Patriot e non ha mandato nessuno all’anniversario. Perché?
«Pensava fosse una buona idea, e lo è, ma poi lo hanno informato delle complicazioni: bisogna evitare il trasferimento di tecnologia alla Russia, assicurare che lo stabilimento non possa essere attaccato e distrutto da Mosca, produrre abbastanza componenti per l’assemblaggio. Forse sarebbe meglio costruire i Patriot in un paese terzo, tipo Germania o Polonia, e poi consegnarli all’Ucraina, ma spero che il presidente persista perché è la cosa giusta».
La guerra in Iran ha ridotto le scorte americane, ma Zelensky dice che gli basta il 5% per sopravvivere all’inverno.
«È vero, ma non può venire tutto dagli Usa, anche perché dopo le elezioni midterm ci sarà una nuova escalation in Iran e serviranno i missili. Bisogna creare un consorzio di paesi alleati europei, Nato, Usa e asiatici, per garantire le forniture».
Gli intercettori promessi da Parigi e Londra non bastano?
«Sono un passo molto utile, ma non sufficiente, perché la Russia lancia fra 40 e 60 missili a notte».
Cosa può fare l’Italia?
«Leonardo dovrebbe costruire intercettori come Raytheon e poi fornirli all’Ucraina: c’è un’enorme domanda globale per queste difese. Poi servono contributi dal vostro arsenale».
Quindi subito i Patriot per l’inverno, e poi la capacità di produrli in Europa?
«Esatto».
Zelensky ha chiesto anche di usare Starlink per colpire gli obiettivi in Russia, ma Trump frena.
«In realtà la decisione spetta a Musk e dipende dagli avvocati. Lui consente l’uso di Starlink in Ucraina solo agli account ucraini verificati, e in Russia a quelli russi. Teme conseguenze legali, ma si può sostenere l’argomento che se Kiev usa i suoi satelliti per colpire le basi missilistiche russe da cui viene attaccata, ha il diritto di farlo per l’autodifesa».
La Nato cosa dovrebbe fare?
«Integrare le difese aeree con l’Ucraina, creando una no fly zone di circa 200 chilometri nel suo territorio, perché missili e droni russi già si avvicinano o colpiscono paesi membri come Lettonia, Polonia, Romania e Bulgaria».
Putin medita di allargare il fronte ai paesi Nato?
«Sì, ma anche il rischio di incidenti è inaccettabile».