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Iran, la Cina: “Sanzioni Usa illegali”. Il Qatar spinge per una trattativa

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Pechino: “Risponderemo se colpiti i nostri interessi”. Muscat e Teheran vicine all’intesa su Hormuz. Taglia americana sui pasdaran
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La Cina non intende farsi dettare l’agenda economica da Trump e ha avvertito gli Stati Uniti che potrebbe rispondere se il Tesoro americano sanzionerà imprese cinesi per i loro affari con l’Iran. Le sanzioni anti-Teheran annunciate dal segretario Bessent coinvolgono aziende con sede a Hong Kong e nella Cina continentale, non le grandi istituzioni finanziarie cinesi per il momento, ma potrebbero colpire tutte le imprese che si rifiutino di rompere i rapporti commerciali e finanziari con la Repubblica islamica. Misure «illegali», la Cina farà quanto necessario per «proteggere i propri interessi», ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Lin Jian, «la cooperazione con l’Iran si è sempre svolta nel rispetto del diritto internazionale e non dovrebbe essere ostacolata».

Lo scontro con Washington potrebbe complicare l’incontro tra Trump e Xi Jinping previsto tra un mese e considerato cruciale per sedare le tensioni sui mercati globali e rilanciare la tregua sui dazi…

La Cina non intende farsi dettare l’agenda economica da Trump e ha avvertito gli Stati Uniti che potrebbe rispondere se il Tesoro americano sanzionerà imprese cinesi per i loro affari con l’Iran. Le sanzioni anti-Teheran annunciate dal segretario Bessent coinvolgono aziende con sede a Hong Kong e nella Cina continentale, non le grandi istituzioni finanziarie cinesi per il momento, ma potrebbero colpire tutte le imprese che si rifiutino di rompere i rapporti commerciali e finanziari con la Repubblica islamica. Misure «illegali», la Cina farà quanto necessario per «proteggere i propri interessi», ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Lin Jian, «la cooperazione con l’Iran si è sempre svolta nel rispetto del diritto internazionale e non dovrebbe essere ostacolata».

Lo scontro con Washington potrebbe complicare l’incontro tra Trump e Xi Jinping previsto tra un mese e considerato cruciale per sedare le tensioni sui mercati globali e rilanciare la tregua sui dazi.La Cina è il principale partner commerciale dell’Iran, acquista circa l’80% del suo petrolio e fornisce supporto logistico, satellitare e di materiale dual use alla Repubblica Islamica. Il successo dell’offensiva economica americana dipende in larga misura dall’adesione di Pechino, che ha già chiarito di non voler collaborare. Anche il Qatar si è schierato contro le sanzioni Usa, «unilaterali».

Doha sta pagando il prezzo della guerra e del blocco di Hormuz più dell’Arabia Saudita e degli Emirati arabi unti perché non ha rotte alternative per esportare il gas, ed è interessata a ripristinare il prima possibile la calma nel Golfo. Ieri a Teheran è arrivato il ministro degli esteri omanita mentre il generale Munir lasciava il paese. Il pakistano ha incontrato il capo della sicurezza iraniana, Moshen Rezaei, a cui avrebbe consegnato una offerta degli Stati Uniti: la riapertura di Hormuz e lo stop agli attacchi contro i paesi della regione in cambio di una revoca parziale delle sanzioni. Gli iraniani però non sarebbero disposti ad accettare niente di meno delle condizioni stabilite nel Memorandum di intesa di giugno, che comprendono lo scongelamento dei fondi bloccati all’estero e il riconoscimento della gestione iraniana dello Stretto, che resta il principale motivo di tensione anche con i vicini del Golfo.

A Teheran l’omanita ha discusso la possibile apertura di un corridoio di navigazione temporaneo a Hormuz e un accordo per la bonifica dello Stretto dalle mine: «Sono fiducioso che presto annunceremo un corridoio temporaneo per lo Stretto di Hormuz e accordi pratici per ripristinare la navigazione sicura», ha detto al Busaidi. L’accordo dunque ancora non c’è. Secondo il presidente americano, peraltro, Hormuz è già stato «completamente sminato», un’operazione discreta condotta negli ultimi mesi che consentirà a un numero maggiore di petroliere di attraversare lo stretto e dunque potrebbe rendere meno rilevante l’eventuale accordo tra Iran e Oman.

«Sono stato informato dalla Marina degli Stati Uniti che tutte le mine sono state rimosse e/o fatte brillare nelle acque internazionali dello Stretto», ha detto Trump. «L’Iran è stato avvisato che qualsiasi nave o imbarcazione che posi nuove mine verrà immediatamente e sistematicamente distrutta. Stiamo monitorando ogni centimetro quadrato dello Stretto, così come stiamo facendo anche con Pickaxe Mountain (la montagna sotto la quale c’è un sito nucleare, ndr) e gli altri tre siti nucleari già distrutti». Gli Stati Uniti non allentano la presa e hanno piazzato una taglia da 10 milioni di dollari sui capi dei Pasdaran.

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