Missili britannici sui generali: così l’Ucraina ha decapitato il comando russo a Donetsk
di Gianluca Di FeoNel vortice di bombardamenti reciproci che sta trasformando il conflitto ucraino in una guerra totale, ci sono alcune notizie che passano in secondo piano. Anche episodi di grande rilevanza restano confusi nel fuoco incrociato delle propagande che genera una cortina di fumo. Uno in particolare: mercoledì scorso, subito dopo il tramonto, l’aviazione di Kiev ha distrutto il quartier generale russo che dirige l’assalto finale contro il Donetsk. Lo ha attaccato con una raffica di missili franco-britannici Storm Shadow-Scalp, che sono penetrati nella base sotterranea e hanno fatto strage di ufficiali. Un colpo micidiale. Tanto che sarebbe stato proprio questo raid a provocare la mattina dopo l’ira della portavoce del ministero degli Esteri, Maria Zakharova, che ha minacciato ritorsioni contro i militari inglesi “dentro e fuori l’Ucraina”.
L’attacco
I fatti documentati sono pochi. Lo stato maggiore di Kiev ha comunicato di aver realizzato con successo un’operazione aerea contro i coman…
Nel vortice di bombardamenti reciproci che sta trasformando il conflitto ucraino in una guerra totale, ci sono alcune notizie che passano in secondo piano. Anche episodi di grande rilevanza restano confusi nel fuoco incrociato delle propagande che genera una cortina di fumo. Uno in particolare: mercoledì scorso, subito dopo il tramonto, l’aviazione di Kiev ha distrutto il quartier generale russo che dirige l’assalto finale contro il Donetsk. Lo ha attaccato con una raffica di missili franco-britannici Storm Shadow-Scalp, che sono penetrati nella base sotterranea e hanno fatto strage di ufficiali. Un colpo micidiale. Tanto che sarebbe stato proprio questo raid a provocare la mattina dopo l’ira della portavoce del ministero degli Esteri, Maria Zakharova, che ha minacciato ritorsioni contro i militari inglesi “dentro e fuori l’Ucraina”.
L’attacco
I fatti documentati sono pochi. Lo stato maggiore di Kiev ha comunicato di aver realizzato con successo un’operazione aerea contro i comandi russi che guidano l’offensiva nel Donbass, senza fornire dettagli. I media locali russi hanno descritto una dozzina di esplosioni - in due serie distinte - nel Donetsk occupato e il governatore insediato da Mosca ha detto che c’erano nove civili feriti, tra cui una bambina. Sono circolate foto con una colonna di fumo proveniente dal cantiere di un edificio, con un palazzo dilaniato e soprattutto le immagini dei resti degli ordigni con la scritta MBDA, il consorzio europeo che produce gli Storm Shadow-Scalp.
Ci sono poi resoconti su Telegram - sempre russi - che parlano di 27 militari uccisi e 58 feriti, tra cui due generali e tre colonnelli. L’unico caduto di cui è stato fatto il nome è Andrey Moisenko, un ufficiale superiore del 41mo corpo d’armata. Secondo fonti ucraine, tra le vittime c’è il generale Sergei Milchakov, responsabile del 51mo corpo d’armata: in pratica, è il capo delle forze impegnate nell’assalto frontale contro le ultime città fortezza ucraine, la battaglia che potrebbe decidere le sorti del conflitto. Il raid sarebbe scattato proprio durante una riunione indetta da Milchacok per discutere gli sviluppi dell’offensiva.
Gli obiettivi
Stando all’esame delle immagini satellitari, l’attacco ha preso di mira due obiettivi nei dintorni della città di Donetsk, in un’area che i russi controllano dal 2014. Il più importante era stato installato in un parcheggio sotterraneo nella zona dello shopping center: sopra dovevano sorgere torri di appartamenti di lusso, ma l’inizio del conflitto ha fermato i lavori. Nel garage coperto da spesse lastre di cemento c’era spazio per seicento auto, a una profondità di dieci metri: la struttura perfetta per ospitare il quartier generale avanzato del “Raggruppamento Centro”, ossia le forze del Cremlino impegnate nel fronte che va dal Donbass alla frontiera bielorussa.
I missili europei sono stati progettati proprio per distruggere i bunker sotterranei: si infilano nel terreno, penetrano oltre i muri e poi fanno scoppiare la testata con 450 chili di esplosivo. I caccia ucraini avrebbero lanciato ben sei Storm Shadow-Scalp, per avere maggiori possibilità di superare le difese contraeree: sarebbero tutti arrivati sul bersaglio, provocando crolli e un incendio nell’ex garage. Il secondo attacco è scattato a due chilometri di distanza contro un edificio universitario, usato da anni dalle truppe di Mosca: si ritiene venisse sfruttato dal personale del comando come dormitorio oltre che come deposito di veicoli e materiali militari. In questo caso, l’esame dei frammenti sembra indicare l’impiego di armi di produzione americana: si ipotizza siano le nuovissime Boeing JDAM, bombe plananti con un propulsore aggiuntivo che le rende simili a missili cruise.
Il raid
L’operazione ucraina è stata pianificata con cura. Non solo è stato localizzato il quartiere generale: l’intelligence sarebbe riuscita a intercettare pure le comunicazioni sulla visita di Milchacok, in modo da colpire quando era prevista la massima presenza di ufficiali. La scelta di bombardare pure il dormitorio indica chiaramente la volontà di decapitare la catena di comando che guida l’assalto di Kramatorsk e Sloviansk, il cuore del Donetsk ancora non conquistato dagli invasori.
Il raid è stato condotto interamente dall’aviazione, con una manovra complessa che dovrebbe avere coinvolto almeno una dozzina di jet: probabilmente il volo degli Storm Shadow è stato coperto dal lancio di missili antiradar - per obbligare i russi a spegnerli - e da uno scudo di contromisure elettroniche. Non si può escludere la presenza di batterie di Patriot sul terreno per tenere lontani gli intercettori Sukhoi di Mosca, che in genere restano in agguato a oltre cento chilometri di distanza pronti a usare i missili aria-aria a lunghissimo raggio. Nell’estate del 2024 c’è stato un blitz simile, realizzato sempre con gli Storm Shadow, nella regione russa di Kursk: venne fatto saltare in aria il bunker costruito nei sotterranei di una villa settecentesca.
La reazione
La mattina dopo la distruzione del comando, Maria Zakharova ha formulato minacce senza precedenti nei confronti di Londra: “Ogni struttura e ogni sistema militare britannico, che si trovi in Ucraina o oltre i suoi confini, potrebbe diventare un obiettivo legittimo in risposta agli attacchi ucraini condotti sul suolo russo utilizzando armi inglesi. Queste complicità nei crimini di guerra, incluse le azioni che prendono di mira la nostra popolazione, saranno punite in maniera proporzionale ai danni causati”.
Le parole della portavoce degli Esteri sono state collegate all’annuncio della produzione su licenza degli Storm Shadow in Ucraina, fatto tre giorni prima dal premier Andy Burnham. Ora alcuni analisti avanzano un’interpretazione diversa: l’ira del Cremlino espressa dalla Zakharova nasce dall’incursione contro il quartier generale nel Donetsk, reso possibile dagli Storm Shadow-Scalp.
Il riferimento alla ritorsione contro i militari inglesi “in Ucraina o oltre i suoi confini” andrebbe letto tenendo presente una caratteristica tecnica di queste armi: hanno una procedura speciale, complessa e segreta, per elaborare e inserire nel sistema di guida le immagini necessarie a riconoscere la rotta e identificare l’obiettivo. Un’attività che verrebbe svolta da tecnici britannici o francesi nell’imminenza di lanciare l’attacco: uomini che quindi devono essere in Ucraina o nelle immediate vicinanze. Con la cessione delle licenze di costruzione, anche questo lavoro sarà svolto dagli ucraini.