✕

Afghanistan, talebani tentano gli Usa con le terre rare: offrono a Washington l’accesso alle risorse

(afp)

Ascolta l'audio

La proposta, rivelata dal Financial Times, proprio mentre sollecitano la revoca delle sanzioni e lo sblocco dei fondi congelati. Il Paese ha ingenti giacimenti di rame, ferro, niobio, cobalto, oro e litio. Una ricchezza rimasta in gran parte inutilizzata a causa di decenni di guerra e instabilità
2 minuti di lettura

A cinque anni dalla presa di Kabul e dal ritorno al potere, i talebani invitano gli americani a tornare come investitori nel Paese. Senza armi e soldati, ma offrendo loro l’accesso alle immense risorse minerarie dell’Afghanistan. Un segnale di apertura nei confronti dell’amministrazione Trump, mentre dentro i confini del Paese le condizioni di vita di donne e minoranze continuano a farsi sempre più dure, per sollecitare la revoca delle sanzioni e lo sblocco dei fondi congelati.

Secondo le indagini geologiche condotte dagli Stati Uniti e dal precedente governo afghano sostenuto dall’Occidente, l’Afghanistan possiede risorse minerarie dal valore stimato di almeno mille miliardi di dollari. Nel sottosuolo si trovano ingenti giacimenti di rame, ferro, niobio, cobalto, oro e soprattutto litio, materiali strategici per la produzione di batterie per veicoli elettrici e per l’industria tecnologica e della difesa. Una ricchezza rimasta in gran parte inutilizzata a causa di decenni di guerra e …

A cinque anni dalla presa di Kabul e dal ritorno al potere, i talebani invitano gli americani a tornare come investitori nel Paese. Senza armi e soldati, ma offrendo loro l’accesso alle immense risorse minerarie dell’Afghanistan. Un segnale di apertura nei confronti dell’amministrazione Trump, mentre dentro i confini del Paese le condizioni di vita di donne e minoranze continuano a farsi sempre più dure, per sollecitare la revoca delle sanzioni e lo sblocco dei fondi congelati.

Secondo le indagini geologiche condotte dagli Stati Uniti e dal precedente governo afghano sostenuto dall’Occidente, l’Afghanistan possiede risorse minerarie dal valore stimato di almeno mille miliardi di dollari. Nel sottosuolo si trovano ingenti giacimenti di rame, ferro, niobio, cobalto, oro e soprattutto litio, materiali strategici per la produzione di batterie per veicoli elettrici e per l’industria tecnologica e della difesa. Una ricchezza rimasta in gran parte inutilizzata a causa di decenni di guerra e instabilità.

Ora i talebani vogliono trasformare quelle risorse in una porta d’ingresso per gli Stati Uniti, proponendo alle aziende americane di investire nel Paese e contribuire allo sviluppo del settore minerario. L’offerta arriva mentre il governo di Kabul cerca di intensificare i contatti diplomatici con l’Occidente, a cinque anni dal ritiro delle forze Nato a guida statunitense, concluso nell’agosto 2021 con la riconquista del potere da parte dei talebani. Un ritiro che l’allora presidente Donald Trump aveva definito “il momento più imbarazzante nella storia del nostro Paese”. Ma “le relazioni tra Afghanistan e Stati Uniti non dovrebbero essere valutate attraverso la lente dei vent’anni di guerra trascorsi, bensì sulla base di una futura cooperazione”, ha detto al Financial Times il ministro degli Esteri del governo talebano, Amir Khan Muttaqi.

Muttaqi ha aggiunto che l’Afghanistan accoglierebbe “assolutamente” gli investimenti statunitensi in diversi settori, dall’industria mineraria alle infrastrutture, dall’agricoltura al commercio. Un’apertura che risponde anche a un interesse strategico di Washington: assicurarsi l’accesso a materie prime fondamentali per le nuove tecnologie e ridurre la dipendenza dalle catene di approvvigionamento dominate dalla Cina.

Ma per gli eventuali investitori americani l'ingresso in Afghanistan resta tutt’altro che semplice. A pesare sono le sanzioni internazionali contro diversi esponenti del regime talebano, tra cui lo stesso Muttaqi, e l’assenza di riconoscimento diplomatico da parte della maggior parte della comunità internazionale.

C'è poi il nodo dei diritti umani. Il rischio, avvertono le organizzazioni internazionali, è che l’afflusso di capitali stranieri finisca per rafforzare economicamente un regime che, dal ritorno al potere, ha imposto alcune delle politiche più restrittive al mondo nei confronti di donne e ragazze: escluse dalle scuole secondarie e dalle università, sempre più limitate nell’accesso al lavoro e sottoposte a pesanti restrizioni sulla libertà di movimento.

Le Nazioni Unite hanno più volte messo in guardia dal rischio che una normalizzazione dei rapporti con Kabul avvenga senza progressi concreti sui diritti fondamentali. “Non si dovrebbero intraprendere iniziative per normalizzare le autorità di fatto dei talebani”, hanno avvertito, compresa l’accettazione di diplomatici o l’organizzazione di incontri nelle capitali, “senza progressi dimostrabili e misurabili rispetto agli standard sui diritti umani, in particolare per quanto riguarda le donne e le ragazze”.

Leggi i commenti