Alberi senza polline: la soluzione del Giappone all’allergia che colpisce il 40% della popolazione
di Bernardo TombariRaffreddore, tosse, occhi rossi, mal di testa: quando i cipressi e i cedri nipponici iniziano a perdere il polline circa il 40% della popolazione del Giappone soffre di un’allergia talmente forte che è stata definita una “malattia nazionale”. Per fare un confronto, tra gli italiani meno del 20% ne è affetto. Gli effetti debilitanti sulla forza lavoro della febbre da fieno, o kafunsho in giapponese, costano al Paese circa 1,6 miliardi di dollari ogni anno secondo una stima fatta dal colosso dell’elettronica Panasonic. Per questo nel 2023 il ministero dell’Agricoltura, delle Foreste e della Pesca ha deciso di eliminare il problema con un taglio netto: hanno tagliato 750.000 ettari delle due piante responsabili per l’allergia, i sugi e gli hinoki, cedri e cipressi giapponesi. L’obiettivo dichiarato è abbatterne sempre di più ogni anno. Contestualmente però, un gruppo di ricercatori ha trovato il modo per liberarsi dell’allergia senza rinunciare al verde. Hanno cioè selezionato oltre tren…
Raffreddore, tosse, occhi rossi, mal di testa: quando i cipressi e i cedri nipponici iniziano a perdere il polline circa il 40% della popolazione del Giappone soffre di un’allergia talmente forte che è stata definita una “malattia nazionale”. Per fare un confronto, tra gli italiani meno del 20% ne è affetto. Gli effetti debilitanti sulla forza lavoro della febbre da fieno, o kafunsho in giapponese, costano al Paese circa 1,6 miliardi di dollari ogni anno secondo una stima fatta dal colosso dell’elettronica Panasonic. Per questo nel 2023 il ministero dell’Agricoltura, delle Foreste e della Pesca ha deciso di eliminare il problema con un taglio netto: hanno tagliato 750.000 ettari delle due piante responsabili per l’allergia, i sugi e gli hinoki, cedri e cipressi giapponesi. L’obiettivo dichiarato è abbatterne sempre di più ogni anno. Contestualmente però, un gruppo di ricercatori ha trovato il modo per liberarsi dell’allergia senza rinunciare al verde. Hanno cioè selezionato oltre trenta varietà di sugi completamente privi di polline o a bassissima produzione per sostituire gli alberi tagliati e in molte prefetture il progetto è già iniziato.
La selezione
Tutto è partito nel 2004 da un professore dell’università di Niigata che ha scoperto un tipo di cedro che non produceva polline. Partendo quello e da altre varietà che ne producevano quantità minime, i ricercatori del Centro di riproduzione degli alberi forestali di Hitachi per anni hanno selezionato e catalogato i fiori di molte varietà di sugi, fino a svilupparne 34 tipi che non scatenano l’allergia.
Il processo è stato estremamente lungo perché per valutare se un albero è effettivamente privo di polline bisogna aspettare che cresca e poi esaminare manualmente i fiori che produce, ma ora sono arrivate le prime applicazioni concrete del lavoro dei ricercatori: nella prefettura di Toyama, sulla costa ovest, sono già state piantate 100.000 piantine dei nuovi cedri. Per modificare gli alberi è stato usato un ormone simile a quello con cui viene prodotta l’uva senza semi.
Qualche problema
Ci sono però degli impedimenti. Oltre alla lentezza del processo di produzione e crescita di questi sugi modificati c’è anche un problema umano: il Giappone è in crisi demografica, è tra i Paesi più vecchi al mondo ed è a corto di forza lavoro. Questo vale ancora di più nelle zone rurali e in settori come quello forestale, dove dal 1985 i lavoratori sono diminuiti del 65%, ma la richiesta è rimasta invariata o è addirittura cresciuta. Il ministro dell’Agricoltura ha parlato di automazione e di integrare i robot, ma non è una strada immediata.
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La causa dell’epidemia
C’è una precisa ragione storica per cui una percentuale così massiccia di giapponesi deve fare i conti con l’allergia ogni anno. Dopo la fine della Seconda guerra mondiale, il Paese era distrutto e c’era un disperato bisogno di materiali per ricostruire case ed edifici, perciò sono stati scelti due alberi che crescono velocemente e forniscono grandi quantità di legname in poco tempo, i sugi e gli hinoki. Quelle piante ora compongono una buona parte delle foreste che coprono i il 70% del Giappone. Ora, con una popolazione in diminuzione, la richiesta di legname per nuove case è bassa. Resta solo la scocciatura di due alberi che producono grandi quantità di pollini, per di più in periodi diversi, allungando ulteriormente la stagione della sofferenza nel Paese del Sol levante.