Sotto il tetto sfondato dalle schegge penzolano due festoni rossi. Altre decorazioni sono rimaste a terra insieme a un paio di sandali bianchi luccicanti, ai calcinacci e alla polvere. Lo schianto è avvenuto in pieni festeggiamenti per un matrimonio nella contea di Sirik, nel sud dell’Iran, che guarda lo stretto di Hormuz. Per Teheran, «un crimine di guerra» che ha un chiaro responsabile: gli Stati Uniti. L’impatto del missile ha ucciso quattro persone, Zarkhatoon Taheri, 50 anni, Kolsum Mallahi Nazhdnia, 43 anni; Mohammad Mallahi, 16 anni e Amirali Karimi, di 4 anni. In tutto, le vittime degli attacchi americani di martedì sera sono state 18 e oltre 100 i feriti, secondo il ministero della Salute. Il Comando centrale degli Stati Uniti non commenta l’attacco di Kuhestak, ma si limita a dire che l’esercito «non prende mai di mira i civili».
L’ultima escalation tra Iran e Stati Uniti è iniziata domenica, quando gli americani hanno colpito l’isola di Larak provocando la reazione iraniana…
Sotto il tetto sfondato dalle schegge penzolano due festoni rossi. Altre decorazioni sono rimaste a terra insieme a un paio di sandali bianchi luccicanti, ai calcinacci e alla polvere. Lo schianto è avvenuto in pieni festeggiamenti per un matrimonio nella contea di Sirik, nel sud dell’Iran, che guarda lo stretto di Hormuz. Per Teheran, «un crimine di guerra» che ha un chiaro responsabile: gli Stati Uniti. L’impatto del missile ha ucciso quattro persone, Zarkhatoon Taheri, 50 anni, Kolsum Mallahi Nazhdnia, 43 anni; Mohammad Mallahi, 16 anni e Amirali Karimi, di 4 anni. In tutto, le vittime degli attacchi americani di martedì sera sono state 18 e oltre 100 i feriti, secondo il ministero della Salute. Il Comando centrale degli Stati Uniti non commenta l’attacco di Kuhestak, ma si limita a dire che l’esercito «non prende mai di mira i civili».
L’ultima escalation tra Iran e Stati Uniti è iniziata domenica, quando gli americani hanno colpito l’isola di Larak provocando la reazione iraniana: missili sulle basi Usa in Giordania e negli Emirati. Martedì una nuova fiammata, più intensa, sotto attacco sono finite diverse città del sud iraniano, Bandar Abbas, Qeshm, Chabahar. L’Iran ha risposto colpendo le basi Usa in Kuwait e Bahrein. Secondo la spiegazione che ne ha dato il presidente americano Donald Trump, le operazioni miravano a distruggere i radar iraniani appena ricostruiti e a impedire a Teheran di piazzare di nuovo mine nello stretto di Hormuz.
La tregua che andava avanti da circa un mese era destinata a non durare perché basata su un equilibrio precario. Dopo una prima fase a favore della Repubblica islamica, gli americani hanno ripreso iniziativa nello Stretto conquistando il controllo di un corridoio meridionale che, grazie a una serie di escamotage, consente di esportare una certa quantità di petrolio al giorno e quindi di tenere i prezzi contenuti. «Dovremmo chiamarlo Stretto di Trump», ha rivendicato il tycoon. Contemporaneamente, il blocco navale ha fermato le esportazioni di petrolio iraniane.
Teheran è in grossa difficoltà e potrebbe essere spinta a un’azione militare per tentare di rompere l’assedio. Ma neppure gli Stati Uniti possono permettersi a lungo questo stato di cose. Le risorse militari sono al limite e la pressione politica su Trump perché chiuda il conflitto aumenta. I negoziati sono fermi. Gli americani non credono più che il Memorandum di intesa possa funzionare ma non hanno messo sul tavolo una nuova opzione diplomatica. L’operazione di assedio economico lanciata dal segretario al Tesoro Bessent richiede la collaborazione di cinesi e russi che non sembrano intenzionati a dare una mano a Trump. Con Mosca, peraltro, l’americano ha un nuovo problema. Il Financial Times ha scoperto che dal 2023 i russi collaborano con l’Iran a un programma segreto per aiutarli a costruire missili da crociera supersonici.