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Malta, processo Caruana Galizia: assolto il presunto mandante

(ap)

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Yorgen Fenech era accusato di aver ordinato l’attentato della giornalista, uccisa da un’autobomba nell’ottobre del 2017
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Nove anni dopo, l’omicidio di Daphne Caruana Galizia non ha ancora un mandante. Ci sono gli uomini che prepararono la bomba, quelli che la procurarono, quelli che la piazzarono e la fecero esplodere. C’è persino un intermediario che ha confessato e ottenuto la grazia raccontando di aver ricevuto 150 mila euro per organizzare l’assassinio. Ma non c’è nessuno riconosciuto colpevole di aver dato l’ordine di uccidere la giornalista maltese. Da ieri non lo è neppure Yorgen Fenech, il tycoon che per quasi sette anni è stato indicato dall’accusa come l’uomo dietro l’attentato: otto giurati contro uno lo hanno assolto dalle accuse di cospirazione e complicità nell’omicidio.

Daphne aveva 53 anni quando, il 16 ottobre 2017, una bomba piazzata sotto la sua Peugeot esplose a pochi metri dalla sua casa di Bidnija. Era la giornalista investigativa più conosciuta di Malta, autrice del blog Running Commentary, diventato negli anni un punto di riferimento per le sue inchieste sulla corruzione, sugli i…

Nove anni dopo, l’omicidio di Daphne Caruana Galizia non ha ancora un mandante. Ci sono gli uomini che prepararono la bomba, quelli che la procurarono, quelli che la piazzarono e la fecero esplodere. C’è persino un intermediario che ha confessato e ottenuto la grazia raccontando di aver ricevuto 150 mila euro per organizzare l’assassinio. Ma non c’è nessuno riconosciuto colpevole di aver dato l’ordine di uccidere la giornalista maltese. Da ieri non lo è neppure Yorgen Fenech, il tycoon che per quasi sette anni è stato indicato dall’accusa come l’uomo dietro l’attentato: otto giurati contro uno lo hanno assolto dalle accuse di cospirazione e complicità nell’omicidio.

Daphne aveva 53 anni quando, il 16 ottobre 2017, una bomba piazzata sotto la sua Peugeot esplose a pochi metri dalla sua casa di Bidnija. Era la giornalista investigativa più conosciuta di Malta, autrice del blog Running Commentary, diventato negli anni un punto di riferimento per le sue inchieste sulla corruzione, sugli intrecci tra politica e affari, sulle società offshore e sui Panama Papers. Indagava sul governo laburista di Joseph Muscat, La sua uccisione trasformò rapidamente una vicenda maltese in un caso europeo. Il volto di Daphne divenne il simbolo della libertà di stampa minacciata. Al centro del processo c’era Melvin Theuma, l’intermediario graziato nel 2019 in cambio della collaborazione, che aveva indicato Fenech come l’uomo che gli affidò il denaro per organizzare l’omicidio. La difesa ha lavorato sulle contraddizioni di Theuma e poi ha fatto parlare per quattro giorni Fenech, che ha indicato un altro uomo: Keith Schembri, allora potentissimo capo di gabinetto del premier Muscat e un tempo suo amico. «Il vero mandante è stato lui», ha sostenuto. Schembri ha sempre negato qualsiasi coinvolgimento e non era imputato nel processo.

Fenech era uno degli uomini sui quali Daphne stava indagando. Il suo nome era legato a 17 Black, la società registrata a Dubai finita nelle inchieste sui rapporti tra affari e politica maltese. Venne arrestato il 20 novembre 2019 mentre il suo yacht lasciava Portomaso. Le conseguenze furono enormi: proteste di piazza, una crisi istituzionale e, poche settimane dopo, le dimissioni di Muscat.

Matthew Caruana Galizia, uno dei figli di Daphne, ha affidato a poche righe la rabbia della famiglia: «Una decisione terribile dei giurati, dalla quale il nostro Paese potrebbe non riprendersi mai». Avevano, ha scritto, «una grande responsabilità: fare giustizia». E invece «se ne sono lavati le mani».

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