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Farage nei guai: “Discuteva di finanziamenti illeciti al suo partito”. Proteste al congresso di Reform Uk

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I filmati di Channel 4 e Verbatim Investigations accusano il leader della destra britannica e i suoi più stretti collaboratori di voler aggirare le leggi per ottenere 500mila sterline da un fantomatico donatore americano. Il leader: “Discorsi da pub. Io non mollo”. Ma lasciano due fedelissimi. Scotland Yard: “Stiamo indagando”
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LONDRA - Nigel Farage è nei guai, e grossi. Non bastava il caso della controversa donazione da 5 milioni in criptovalute da parte del miliardario Christopher Harborne, sulla quale il leader della destra britannica ha cambiato più volte versione, anche in una intervista con Repubblica. Ora Farage finisce di nuovo nel ciclone a causa di alcuni ricchi e sospetti finanziamenti per il suo partito Reform UK. Perché in alcuni video inediti parte di una inchiesta del gruppo Verbatim Investigations, fondato da giornalisti del “Centre for Climate Reporting”, e pubblicati dalla rete pubblica Channel 4, il re della Brexit e alcuni suoi stretti collaboratori sembrano approvare la ricca proposta di un giornalista in incognito e un attore, spacciatisi per sostenitori, che offrono a Farage di aggirare le leggi britanniche sul finanziamento dei partiti.

Perché le normative, recentemente approvate dal governo dell’ex primo ministro Keir Starmer, parlano chiaro. Possono effettuare donazioni ai part…

LONDRA - Nigel Farage è nei guai, e grossi. Non bastava il caso della controversa donazione da 5 milioni in criptovalute da parte del miliardario Christopher Harborne, sulla quale il leader della destra britannica ha cambiato più volte versione, anche in una intervista con Repubblica. Ora Farage finisce di nuovo nel ciclone a causa di alcuni ricchi e sospetti finanziamenti per il suo partito Reform UK. Perché in alcuni video inediti parte di una inchiesta del gruppo Verbatim Investigations, fondato da giornalisti del “Centre for Climate Reporting”, e pubblicati dalla rete pubblica Channel 4, il re della Brexit e alcuni suoi stretti collaboratori sembrano approvare la ricca proposta di un giornalista in incognito e un attore, spacciatisi per sostenitori, che offrono a Farage di aggirare le leggi britanniche sul finanziamento dei partiti.

Perché le normative, recentemente approvate dal governo dell’ex primo ministro Keir Starmer, parlano chiaro. Possono effettuare donazioni ai partiti soltanto cittadini britannici iscritti alle liste elettorali oltremanica o società con base nel Regno Unito. Verbatim Investigations e Channel 4 invece hanno attratto in una trappola Farage, il suo storico braccio destro Dan Jukes e James Orr, responsabile politico di Reform. Che, durante vari pranzi e bevute al pub, in filmati registrati con telecamere nascoste, sembrano accettare la proposta indecente dei due attori: ossia ricevere un finanziamento di 500mila sterline (quasi 600mila euro) da parte di un falso sostenitore americano e spacciarlo per una donazione di suo “figlio” britannico, trasferendo i soldi a quest’ultimo, il quale poi li avrebbe passati a Reform UK. Peccato che simili triangolazioni di denaro siano in teoria vietate dalla legge.

Jukes, per esempio, è stato filmato mentre incontrava il giornalista di Verbatim che si fingeva il figlio, residente nel Regno Unito, di un ricco uomo d’affari americano. Nel filmato, il reporter (sotto mentite spoglie) solleva il problema del fatto che suo padre non potrebbe effettuare direttamente una donazione a Reform UK, nel rispetto della legge. Ripreso fuori da un pub a Westminster, Jukes afferma: “Ti rendi conto che puoi farlo?”. Secondo Channel 4, Jukes suggerisce che la donazione avrebbe potuto essere effettuata a nome del figlio residente nel Regno Unito, anche se il denaro sarebbe in realtà provenuto dal padre americano: “È uno dei modi in cui lo facciamo”, continua Jukes.

Reform UK ha avviato un’indagine interna su Jukes e Orr. Ma il caso è subito cresciuto e i due sono stati allontanati dal partito, prima che la stessa review interna arrivasse a una conclusione: “Anche se si è trattato di un agguato pianificato da tempo da alcuni ambientalisti, lascio la politica per ripulire il mio nome”, commenta Jukes.

Perché Channel 4 ha trasmesso anche le immagini di un recente pranzo a Clacton-on-Sea, la circoscrizione di Farage nell'Essex, con il leader di Reform UK, Jukes, il giornalista che si finge il figlio residente nel Regno Unito, e l’attore che interpreta il fasullo padre americano. Quando questi ultimi gli presentano il piano di donazioni per aggirare le leggi, Farage afferma che “è tutto perfettamente regolare”. “Sarò io il donatore ufficialmente registrato”, promette il falso figlio, “ma poi papà manderà i soldi a me e, non appena sarà stato fatto e tutte quelle conversazioni avranno avuto luogo, il denaro sarà disponibile”. “Grazie a entrambi”, si sente rispondere Farage.

Non solo. In un altro video in incognito di Channel 4, Orr suggerisce al giornalista sotto copertura che il padre avrebbe potuto finanziare dei sondaggi d’opinione per sostenere la campagna elettorale di Reform. Complessivamente, secondo Channel 4, Reform avrebbe commissionato tre sondaggi per un costo totale di 32.500 sterline (circa 38mila euro), senza rendere noto al pubblico chi li avesse commissionati o finanziati. La mancata dichiarazione di un simile finanziamento sarebbe illegale, così come sarebbe illegale accettare finanziamenti esteri di questo tipo, ricorda la tv pubblica britannica.

Farage non ci sta e passa all’attacco, in un discorso durante la conferenza di partito in corso a Birmingham segnata da proteste e oppositori inflitrati che hanno più volte interrotto Farage: “Erano chiacchiere da pub, non c’è stata alcuna donazione reale. È l’establishment che vuole cancellarmi ma non ci riusciranno”. Nel pomeriggio, il leader ha stretto anche un patto con Jordan Bardella, il presidente dell’altro partito di destra, francese, Rassemblement National: “Insieme al governo elimineramo il problema dell’immigrazione clandestina!”. E poi ha sminuito l’addio del suo storico braccio destro Jukes come “un contractor con mancanza di giudizio”.

Prima degli addii di Jukes e Orr, il partito Reform UK aveva pubblicato una pugnace nota: “Reform UK è stata vittima di una messinscena orchestrata da attivisti per il clima finanziati dall’estero, che si sono finti potenziali donatori del partito. Reform UK nega qualsiasi illecito. Gli autori della messinscena sono “Verbatim Investigations”, una nuova società costituita nel luglio 2026 nel tentativo di nascondere la propria vera identità: il Center for Climate Reporting (CCR). I metodi del suo fondatore, Lawrence Carter, sono già stati criticati in passato da alcuni membri del Congresso degli Stati Uniti per “video che sembrano essere stati sottoposti a un montaggio sostanziale, fornendo così una ricostruzione incompleta della conversazione”. Si tratta dell’ennesimo attacco dell’establishment contro Reform UK. Tuttavia, da prassi, il partito sta avviando un’indagine interna sulle circostanze relative alla trasmissione”.

“Questo scandalo arriva fino ai vertici di Reform UK”, attacca il Labour del primo ministro Andy Burnham, “Nigel Farage deve dimostrare con urgenza che i suoi massimi collaboratori non abbiano violato la legge e complottato segretamente per minare la nostra democrazia. E non si tratta soltanto del “regalo” segreto da 5 milioni di sterline a Farage. Ancora una volta, lui e i suoi amici sembrano pensare che le regole non valgano per loro. Le vicende torbide e gli scandali che stanno ormai travolgendo lui e il suo partito non stanno scomparendo: la situazione sta peggiorando”. Mentre il leader dei Verdi, Zack Polanski, ha chiesto alla polizia di indagare sulle presunte donazioni segrete a Reform UK: “Queste gravissime accuse dovrebbero essere oggetto di un’indagine approfondita da parte della Electoral Commission e della polizia. Ci sono milioni di ragioni per cui Nigel Farage è ben felice di accettare denaro da miliardari, negazionisti della scienza climatica e finanziatori stranieri segreti, e nemmeno una di queste è legata a un suo interesse nel migliorare la vita delle persone”.

Anche la Commissione Elettorale britannica è intervenuta sulle presunte donazioni segrete a Reform UK: “La legge impone ai partiti politici di dichiarare tutte le donazioni ammissibili che accettano di valore superiore a 11.180 sterline e tutte le donazioni non ammissibili superiori a 500 sterline. Spetta alla polizia valutare qualsiasi informazione relativa a un potenziale tentativo di eludere i controlli sulle donazioni”. Detto fatto, Scotland Yard afferma di stare valutando le presunte donazioni segrete a Reform UK: “Siamo a conoscenza delle notizie diffuse dai media riguardanti donazioni a un partito politico e una presunta violazione della legge “Political Parties, Elections and Referendums Act 2000” in relazione a dei sondaggi. Valuteremo la questione e qualsiasi informazione che ci verrà fornita”. Il caso, tra l’altro, è esploso proprio durante la conferenza annuale di Reform UK, in corso oggi e domani a Birmingham, che a questo punto diventa caldissima.

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