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Bardella: “Con Le Pen presidente ci sarà lo stop ai migranti in Costituzione”

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Il leader del Rassemblement national: “Vogliamo rendere la Francia uno dei paesi meno attrattivi per l’immigrazione
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CERNOBBIO – “La Francia è oggi uno dei Paesi più allettanti d’Europa per l’immigrazione. La nostra ambizione è farne uno dei meno attrattivi". Camicia bianca con i gemelli, completo blu, le scarpe di vernice nera, la cravatta perfetta, Jordan Bardella è – ancora una volta – la faccia pulita e il messaggio xenofobo dell’estrema destra francese. Nella suite di Villa d’Este dove il presidente trentenne del Rassemblement National riceve alcuni giornalisti italiani, seduta a pochi metri di distanza e tutta di nero vestita, la fidanzata Maria Carolina di Borbone delle Due Sicilie annuisce. Ma c’è anche un’altra donna, pur non presente, che è protagonista: «Marine», ossia Marine Le Pen che punta – con ottime chances – a entrare all’Eliseo nella primavera 2027. In mezz’ora di colloquio con alcuni giornalisti italiani, Bardella la citerà più volte.

CERNOBBIO – “La Francia è oggi uno dei Paesi più allettanti d’Europa per l’immigrazione. La nostra ambizione è farne uno dei meno attrattivi". Camicia bianca con i gemelli, completo blu, le scarpe di vernice nera, la cravatta perfetta, Jordan Bardella è – ancora una volta – la faccia pulita e il messaggio xenofobo dell’estrema destra francese. Nella suite di Villa d’Este dove il presidente trentenne del Rassemblement National riceve alcuni giornalisti italiani, seduta a pochi metri di distanza e tutta di nero vestita, la fidanzata Maria Carolina di Borbone delle Due Sicilie annuisce. Ma c’è anche un’altra donna, pur non presente, che è protagonista: «Marine», ossia Marine Le Pen che punta – con ottime chances – a entrare all’Eliseo nella primavera 2027. In mezz’ora di colloquio con alcuni giornalisti italiani, Bardella la citerà più volte.

Come pensa di rendere la Francia meno attrattiva per l’immigrazione?

«Macron e quelli come lui vedono l’immigrazione non come un problema, ma anzi come un programma. Ma in Francia abbiamo già abbastanza problemi da risolvere per accogliere persone di cui solo il 10% ha un contratto di lavoro. Se arriveremo al potere con Marine, la prima iniziativa sarà indire un referendum sull’immigrazione. Proporremo ai francesi un disegno di legge che conterrà tutte le misure per restituire alla Francia il controllo dell’immigrazione: abolizione dello ius soli, espulsione degli stranieri condannati, trattamento delle domande d’asilo nelle ambasciate e nei consolati dei Paesi di partenza, priorità ai cittadini negli aiuti sociali, inasprimento delle condizioni di accesso alla nazionalità. Insomma, suoneremo la fine della ricreazione. E queste misure, se il referendum le approverà, entreranno nella Costituzione: il che significa che nessuna giurisprudenza europea o internazionale potrà contraddire una decisione francese di espellere, per esempio, uno straniero condannato».

Ma molta immigrazione arriva in Francia passando dall’Italia. Significherà anche stringere i controlli tra i nostri due Paesi?

«Prima ancora del nostro confine, oggi Lampedusa è una delle porte d’ingresso dell’immigrazione in Europa. Per questo bisogna cambiare il mandato di Frontex. Servono i respingimenti: si mettono le persone in sicurezza e le si rimanda indietro. Frontex non può essere un’agenzia di accoglienza dell’immigrazione, deve essere una polizia di frontiera e proteggere le frontiere. Bisogna anche tagliare i finanziamenti alle Ong di estrema sinistra che fanno da taxi ai migranti».

Giorgia Meloni festeggia quattro anni di governo. È questo il modello che immagina per la Francia?

«Sul piano personale ho molta considerazione per lei: ha permesso all’Italia di ritrovare una stabilità istituzionale e ha incontestabilmente ricreato una leadership italiana sulla scena europea. Ha avuto un approccio molto pragmatico verso gli ambienti economici, che rivendico anch’io per la Francia. Ma non mi piace parlare di modelli in un’Europa dove i sistemi economici, i sistemi elettorali e soprattutto i rapporti con l’Ue sono differenti. L’Italia, ad esempio, è il più grande percettore di fondi europei; la Francia uno dei maggiori contribuenti netti».

L’AfD si prepara a conquistare la Sassonia nelle elezioni locali. Ancora vento di destra…

«In Europa abbiamo preso le distanze dall’AfD più di due anni fa, considerando che alcune sue posizioni e alcuni profili al suo interno ponevano problemi. Ma è comunque una realtà in Germania e il suo successo rappresenta anche il peso della questione migratoria in quel Paese. La pressione elettorale dell’AfD ha spinto la Germania, che dieci anni fa ha accolto centinaia di migliaia di persone, a ristabilire i controlli alle frontiere. Bisogna ascoltare il voto e rispettare la democrazia e il voto del popolo sovrano. Spetta ai tedeschi decidere liberamente chi debba guidare la Germania».

Ma un’Europa guidata da governi sovranisti non rischia di crollare proprio sotto il peso di interessi nazionali divergenti?

«No. Anzi, può funzionare meglio, a patto che a Bruxelles smettano di credersi gli Stati Uniti e riducano le spese di funzionamento. Ci sono molti programmi europei, come quelli per portare l’acqua a Gaza, che non servono assolutamente a nulla».

E la difesa comune?

«Sono radicalmente contrario. La difesa appartiene al cuore della sovranità di un Paese. E rifiuto l’idea che un giorno Ursula von der Leyen possa decidere di mandare soldati francesi a morire su teatri di guerra all’estero».

Ucraina e Russia?

«La Russia è oggi una minaccia multidimensionale per gli interessi europei. La Francia deve avere un ruolo importante nella soluzione diplomatica del conflitto. È fondamentale riaffermare il sostegno all’Ucraina e permetterle di arrivare nelle migliori condizioni possibili al tavolo negoziale, ma non possiamo finanziare per tutta la vita la guerra senza alcuna contropartita».

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