Vittoria dell’Afd, Mounk: “Con i populisti convivremo per decenni, ma questi sono estremisti”
dal nostro corrispondente Antonello GuerreraLONDRA – L’elezione nel land tedesco Sassonia-Anhalt e la vittoria di Alternative Für Deutschland lo confermano: con il populismo e l’estrema destra dovremo imparare a convivere, almeno i prossimi venti o trenta anni». Il politologo e intellettuale tedesco-americano Yascha Mounk, 44 anni, professore alla Johns Hopkins University a Washington e fondatore del magazine Persuasion «in difesa delle società libere», è nato e cresciuto in Germania (a Monaco di Baviera). Mezza famiglia di sua madre è stata sterminata nell’Olocausto. Lui con una battuta si definisce un “hipster” del populismo, ossia lo studiava già quando molti suoi colleghi ne sminuivano ancora la minaccia, prima che diventasse “di moda” occuparsene. Mounk risponde a Repubblica, prima di un dibattito a Londra sullo stato della democrazia in Occidente e la sua fragilità, insieme a un altro illustre e celebre studioso come Francis Fukuyama.
Mounk, alla fine l’Afd…
LONDRA – L’elezione nel land tedesco Sassonia-Anhalt e la vittoria di Alternative Für Deutschland lo confermano: con il populismo e l’estrema destra dovremo imparare a convivere, almeno i prossimi venti o trenta anni». Il politologo e intellettuale tedesco-americano Yascha Mounk, 44 anni, professore alla Johns Hopkins University a Washington e fondatore del magazine Persuasion «in difesa delle società libere», è nato e cresciuto in Germania (a Monaco di Baviera). Mezza famiglia di sua madre è stata sterminata nell’Olocausto. Lui con una battuta si definisce un “hipster” del populismo, ossia lo studiava già quando molti suoi colleghi ne sminuivano ancora la minaccia, prima che diventasse “di moda” occuparsene. Mounk risponde a Repubblica, prima di un dibattito a Londra sullo stato della democrazia in Occidente e la sua fragilità, insieme a un altro illustre e celebre studioso come Francis Fukuyama.
Mounk, alla fine l’Afd ha trionfato in Sassonia-Anhalt.
«La Germania pensava di essere una democrazia sana, eccezionale, immune all’estremismo di destra, anche per la sua storia. Non è così. E questa ne è la dimostrazione finale. È un momento cruciale per la Germania e la politica tedesca, perché l’Afd è per molti aspetti più estrema di altri partiti di destra in Europa, come il Rassemblement National in Francia, quello di Farage nel Regno Unito o quello della stessa Meloni in Italia. Non a caso, anni fa Marine Le Pen ha smesso di collaborare con la Afd e la sua leader Alice Weidel, e dunque una vera convergenza di questi partiti a livello europeo è a oggi ancora irrealizzabile».
Su cosa la Afd è più estrema rispetto ai “compari” europei?
«Sono molto più ostili verso l’Unione Europea, l’immigrazione, e verso l’idea di nazione multietnica. Mentre sono molto più inclini al revisionismo storico, con alcune pieghe del partito che cercano addirittura di rivalutare il nazismo».
Perché i tedeschi votano Afd?
«Sono scontenti dei partiti tradizionali, in Germania i cristianodemocratici della Cdu con Angela Merkel hanno scelto una politica molto centrista, e questo ha alienato buona parte dell’elettorato conservatore. Poi ci sono altri problemi: il modello economico tedesco, che in passato funzionava bene, oggi è sul punto di collassare. Infine, ci sono gli effetti a lungo termine dei milioni di migranti accolti nel 2015. Insomma, la Cdu ha lasciato praterie a destra in Germania. E l’Afd ne ha approfittato, sebbene sia stata così estremista da non riuscire ad occupare tutto questo spazio».
Quindi l’Afd potrebbe addirittura crescere, se solo si moderasse un po’?
«Vedremo. Il caso della Sassonia-Anhalt dimostra che se il volto del partito è qualcuno come il candidato governatore Ulrich Siegmund, pressoché sconosciuto e relativamente più moderato e appetibile, il potenziale può crescere, isolando le correnti più estremiste».
Ma se l’Afd andasse al potere, secondo lei diventerebbe meno estremista, come è accaduto ad altri partiti populisti in Europa, o conserverebbe il suo radicalismo come Trump alla Casa Bianca? «Molti partiti estremisti in Europa si sono ammorbiditi, per esempio i democratici svedesi erano quasi dei neonazisti e ora non più. Oppure Meloni: il suo partito era neofascista ma ora sostiene Stati Uniti e Ucraina. Invece, l’Afd è andata in direzione opposta: era nata come un partito di economisti anti-euro, poi le correnti di destra dura hanno avuto il sopravvento. Ora tuttavia, con la vittoria in Sassonia-Anhalt, la storia potrebbe cambiare, perché Siegmund potrebbe allargare il suo appeal nell’elettorato più moderato».
Sta predicendo che il populismo e l’estrema destra presto potrebbero dominare l’Europa?
«Se Le Pen e Bardella vincessero in Francia, sarebbe un grande passo in avanti per la destra e un grosso terremoto per il Vecchio Continente. Ho scritto di populismo quando in molti sottovalutavano il pericolo e ogni elezione viene considerata decisiva in tal senso, anche se poi non lo è. Bisogna imparare a conviverci, perché questo populismo continuerà per almeno 20 o 30 anni ed è diventato una delle grandi famiglie ideologiche di tutte le democrazie occidentali. Ma non credo che l’Occidente sia a un bivio esistenziale».
Ma ad esempio il populismo di Trump sta avendo delle conseguenze evidenti - se non permanenti - soprattutto in politica estera.
«È vero. Il populismo di destra quando va al potere può normalizzarsi, ma anche fare molti danni. Di certo, se vogliamo parlare di fine dell’occidente come lo conosciamo, stanno scomparendo le vecchie regole della politica, le istituzioni sono in pericolo, e cresceranno le guerre culturali nei Paesi europei».
Tutti i movimenti populisti europei prosperano sull’immigrazione illegale e clandestina, mentre sembrano molto più vulnerabili su altri grandi temi come l’economia. Se i partiti tradizionali riuscissero a risolvere il problema dei flussi migratori, il populismo e l’estrema destra si sgonfierebbero?
«Non credo che sparirebbero. Ma di certo diventerebbero molto più deboli. Se lo Stato non è capace di risolvere i problemi dell’immigrazione, ecco che diventa debole agli occhi di molti, che dunque si affidano agli estremisti».