PARIGI – È una svolta gigantesca sul piano simbolico». Dominique Moïsi, tra i fondatori dell’Institut français de relations internationales e tra i più autorevoli analisti francesi di geopolitica, legge la vittoria dell’Afd in Sassonia-Anhalt come il risultato di una specificità dell’ex Germania Est, ma anche di una trasformazione più profonda del Paese. E avverte sulle ingerenze russo nel voto. «Vladimir Putin punta al disordine. In fondo, per lui il nemico è Bruxelles. Un’Afd al potere a Berlino e un Rassemblement National al potere a Parigi sarebbero notizie terribili per l’Ue».
Quanto pesa la guerra in Ucraina nel voto dell’Est?
«Molto. Nell’ex Rdt è molto più diffusa che nel resto della Germania l’idea che la politica nei confronti della Russia sia pericolosa e che la guerra sia ormai molto vicina. E bisogna ricordare che la Russia ha concentrato i propri sforzi di propaganda proprio sulla diffusione di questa visi…
PARIGI – È una svolta gigantesca sul piano simbolico». Dominique Moïsi, tra i fondatori dell’Institut français de relations internationales e tra i più autorevoli analisti francesi di geopolitica, legge la vittoria dell’Afd in Sassonia-Anhalt come il risultato di una specificità dell’ex Germania Est, ma anche di una trasformazione più profonda del Paese. E avverte sulle ingerenze russo nel voto. «Vladimir Putin punta al disordine. In fondo, per lui il nemico è Bruxelles. Un’Afd al potere a Berlino e un Rassemblement National al potere a Parigi sarebbero notizie terribili per l’Ue».
Quanto pesa la guerra in Ucraina nel voto dell’Est?
«Molto. Nell’ex Rdt è molto più diffusa che nel resto della Germania l’idea che la politica nei confronti della Russia sia pericolosa e che la guerra sia ormai molto vicina. E bisogna ricordare che la Russia ha concentrato i propri sforzi di propaganda proprio sulla diffusione di questa visione. La Germania è un bersaglio privilegiato di Mosca perché appariva come l’anello debole del mondo occidentale. Basta ricordare la vicinanza di Gerhard Schröder alla Russia o la lunga riluttanza tedesca a riarmarsi. Poi, con Putin e Trump, la Germania ha cambiato rotta proprio nel momento in cui i tedeschi dell’Est erano meno disposti ad accettarlo».
È ancora possibile impedire l’ascesa al potere dell’Afd?
«Dipenderà anche da quello che succederà in Francia. Da questo punto di vista, le elezioni presidenziali francesi di primavera, che precederanno le elezioni nazionali tedesche, saranno decisive. Finora i tedeschi guardavano con grande preoccupazione alla Francia e si chiedevano che cosa sarebbe successo se il Rassemblement National fosse arrivato al potere. Ora possono dirsi che non è più soltanto un’ipotesi, ma quasi una probabilità».
Esiste un parallelismo tra Afd e Rassemblement National?
«Sì, anche se il Rn insiste sul fatto di essere molto più moderato, di non essere un partito di estrema destra ma di destra conservatrice. E infatti ha preso le distanze dall’Afd. Resta da capire quanto sia tattica e quanto invece questa evoluzione corrisponda a qualcosa di più profondo. In Francia vedo ormai tre poli. La Francia della rivoluzione, rappresentata dalla France Insoumise, la Francia dell’esclusione, rappresentata dal Rassemblement National e la Francia della ragione, cioè gli altri partiti. Il problema è che quest’ultima Francia non riesce a trovare una incarnazione politica».
Friedrich Merz ha virato su immigrazione e sicurezza per tentare di contenere l’Afd. Il risultato del voto è anche un suo fallimento personale?
«Chi era davvero contrario all’immigrazione ha preferito scegliere l’originale invece che la copia. Ma c’è un secondo elemento. La forza dell’Afd in Germania come del Rn in Francia è che nessuno dei due partiti ha ancora avuto l’occasione di deludere i propri elettori, perché non ha mai governato. Ora gli elettori sono tentati di metterli alla prova. A questo si aggiunge un problema personale di Merz. Il suo inizio di mandato è stato difficile. Agli occhi di molti tedeschi appare persino più arrogante di quanto Macron possa apparire ai francesi. La Germania è forse passata dal troppo poco di Scholz al troppo di Merz».
Che cosa dice questo voto del rapporto dei tedeschi con la Russia?
«È incontestabilmente una buona notizia per Putin, ma anche per Trump e JD Vance. Ed è una cattiva notizia per Zelensky e per l’Unione europea. Abbiamo davanti questo straordinario paradosso per cui i partiti ultranazionalisti diventano di fatto il partito dello straniero, perché giocano la partita di Mosca, a Parigi come a Magdeburgo».
Il Cremlino punta a destabilizzare le nostre democrazie?
«Direi che i russi sono molto più bravi a destabilizzare l’Europa che ad avanzare sul terreno in Ucraina. Nel 2027 voteranno anche Francia e Italia e bisognerà fare in modo che siano elezioni veramente libere e corrette, delle fair elections, nonostante le manovre a tutto campo di Mosca per impedire che lo siano. Putin punta al disordine. In fondo, per lui il nemico è Bruxelles. Un’Afd al potere a Berlino e un Rn al potere a Parigi sarebbero notizie terribili per l’Ue».