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Merz cancelliere dimezzato: non si dimette ma rischia il siluramento

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Il capo dell’esecutivo tedesco nel mirino per la sconfitta: “Sono sotto shock ma non lascio”. Eppure Cdu e Spd pensano di sostituirlo
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MAGDEBURGO – Con aria contrita e il proverbiale broncio più lungo del solito, Friedrich Merz si è presentato ieri alla stampa per esprimere il suo «profondo shock» sul 43,8% incassato dall’Afd in Sassonia-Anhalt. Pensando agli sguardi e ai commenti preoccupati giunti dal resto d’Europa, il cancelliere ha sottolineato che «in questo Paese le nostre istituzioni sono resistenti e stabili». E la Costituzione «sarà rispettata. Lo dico anche ai nostri amici in Europa e nel mondo. Sappiamo che la Germania, per via della sua storia, ha una responsabilità particolare». E resterà «sempre ancorata all’Europa». Fa però impressione che da Berlino debba arrivare una rassicurazione che richiama un celeberrimo monito di Thomas Mann. Il grande scrittore che aveva trascorso gli anni del nazismo in esilio negli Stati Uniti disse che la Germania doveva essere europeizzata perché non ri ripetesse l’orrore di un’Europa germanizzata.

(afp)
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MAGDEBURGO – Con aria contrita e il proverbiale broncio più lungo del solito, Friedrich Merz si è presentato ieri alla stampa per esprimere il suo «profondo shock» sul 43,8% incassato dall’Afd in Sassonia-Anhalt. Pensando agli sguardi e ai commenti preoccupati giunti dal resto d’Europa, il cancelliere ha sottolineato che «in questo Paese le nostre istituzioni sono resistenti e stabili». E la Costituzione «sarà rispettata. Lo dico anche ai nostri amici in Europa e nel mondo. Sappiamo che la Germania, per via della sua storia, ha una responsabilità particolare». E resterà «sempre ancorata all’Europa». Fa però impressione che da Berlino debba arrivare una rassicurazione che richiama un celeberrimo monito di Thomas Mann. Il grande scrittore che aveva trascorso gli anni del nazismo in esilio negli Stati Uniti disse che la Germania doveva essere europeizzata perché non ri ripetesse l’orrore di un’Europa germanizzata.

(afp)

Merz ha ammesso ieri anche che il crollo della Cdu al 17,2% «è la più grave sconfitta elettorale subita dal partito da anni, da decenni», e «naturalmente dovrà avere delle conseguenze». Il cancelliere ha anche aggiunto, però, che «arrendersi non è mai stata un’opzione per me», insomma che la batosta arrivata dalla Sassonia-Anhalt, ancora una volta, non avrà conseguenze per lui. Anche se stavolta il cancelliere ha riconosciuto che la propria impopolarità ha pesato sul voto: «So di essere stato personalmente un tema costante durante la campagna elettorale», ha affermato. Un sondaggio di Infratest Dimap ha confermato che il 59% degli elettori in Sassonia-Anhalt ha voluto mandare uno schiaffo al governo federale e al cancelliere. E tra gli ex elettori della Cdu la percentuale sale al 67%.

La traiettoria futura, secondo Merz, è segnata: il governo dovrà andare avanti con le riforme e raggiungere meglio i cittadini «in tutta la loro dimensione emotiva», spiegando meglio le proprie decisioni. Il leader Cdu ha garantito che la sua «determinazione a proseguire sulla strada delle riforme resta intatta». Un po’ meno quella del suo partner di governo, la Spd, che ha già chiesto di rimettere in discussione il pacchetto di riforme. I vertici dei socialdemocratici erano in bilico; per mesi il partito era dato a rischio, al di sotto della soglia di sbarramento, in Sassonia-Anhalt. E se fossero spariti dal parlamentino regionale, sarebbero rotolate le teste di Baerbel Bas e Lars Klingbeil, facevano trapelare dal Willy-Brandt-Haus. Invece, la Spd è arrivata terza incassando il 9,3% dei voti. E i vertici, rinvigoriti ma anche spaventati dal palese crepuscolo delle tradizionali Volksparteien, hanno voluto segnalare che occorra andare piano, sui tagli al sociale.
(reuters)

Su Merz, invece, continuano ad addensarsi nubi sempre più scure. E la Sassonia-Anhalt dimostra platealmente che la sua ambizione di «dimezzare l’Afd» è stata un fallimento. La rincorsa all’ultradestra sul suo terreno, ad esempio sull’immigrazione, l’ha solo rafforzata. Alle elezioni di domenica, è stata l’Afd a dimezzare il suo partito. In più, il cancelliere più impopolare di sempre ha commesso un errore dopo l’altro, e sempre per lo stesso motivo, a Berlino come in Europa. Ha una strutturale incapacità di creare consenso, ha l’abitudine di circondarsi dei consiglieri sbagliati e ha la tendenza a comportarsi da capoazienda invece che da capo di un partito. Lo ha osservato argutamente un leader regionale quest’estate, quando la Cdu era rimasta inorridita dalla decisione di Merz di licenziare su due piedi il ministro dei Trasporti, Carsten Schnieder.

È chiaro che alla vigilia di altre due elezioni regionali, in Meclemburgo-Pomerania e a Berlino, dove si vota il 20 settembre, i big della Cdu non hanno potuto fare altro, nella drammatica riunione a porte chiuse di ieri dove il cancelliere si sarebbe mostrato molto colpito dalla devastante disfatta elettorale, che fare quadrato intorno al leader. Ma la resa dei conti è solo rimandata. E a Berlino circola di nuovo, prepotentemente, il nome dell’uomo che potrebbe sostituirlo in corsa, senza sconquassare il governo: Hendrik Wuest, governatore del Nordreno-Vestfalia. Da sempre critico sulla scelta di Merz di spostare il partito a destra.

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