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Mosca esulta per l’Afd: “Vittoria storica puniti i guerrafondai tedeschi”

(agf)

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L’entusiasmo del Cremlino condiviso da Vox e Rn Musk a Weidel: “Ben fatto”. Kallas avverte: “Ciechi di fronte alla minaccia russa”
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PARIGI – Mosca esulta per la «storica vittoria» dell’Afd, celebrando un risultato che dovrebbe umiliare «l’arroganza, la ristrettezza mentale, il bellicismo, l’inettitudine e l’ipocrisia» della coalizione al governo in Germania. Così dice Kirill Dmitriev, inviato speciale di Vladimir Putin per gli investimenti e la cooperazione economica. L’entusiasmo del Cremlino non è casuale. L’Afd si oppone all’invio di armi a Kiev, chiede di mettere fine al sostegno tedesco all’Ucraina e vuole riallacciare i rapporti economici con Mosca, sostenendo che le sanzioni occidentali abbiano danneggiato la Germania più della Russia. E mentre fa apertamente il tifo per un nuovo corso politico a Berlino, Mosca ha ordinato la chiusura del consolato tedesco a San Pietroburgo come ritorsione alla decisione della Germania di chiudere il consolato russo a Bonn. La misura tedesca era stata presa dopo il ritrovamento, all’aeroporto di Lipsia, di un drone carico di esplosivo che Berlino attribuisce alla guerra ibr…

PARIGI – Mosca esulta per la «storica vittoria» dell’Afd, celebrando un risultato che dovrebbe umiliare «l’arroganza, la ristrettezza mentale, il bellicismo, l’inettitudine e l’ipocrisia» della coalizione al governo in Germania. Così dice Kirill Dmitriev, inviato speciale di Vladimir Putin per gli investimenti e la cooperazione economica. L’entusiasmo del Cremlino non è casuale. L’Afd si oppone all’invio di armi a Kiev, chiede di mettere fine al sostegno tedesco all’Ucraina e vuole riallacciare i rapporti economici con Mosca, sostenendo che le sanzioni occidentali abbiano danneggiato la Germania più della Russia. E mentre fa apertamente il tifo per un nuovo corso politico a Berlino, Mosca ha ordinato la chiusura del consolato tedesco a San Pietroburgo come ritorsione alla decisione della Germania di chiudere il consolato russo a Bonn. La misura tedesca era stata presa dopo il ritrovamento, all’aeroporto di Lipsia, di un drone carico di esplosivo che Berlino attribuisce alla guerra ibrida condotta dalla Russia.

Il terremoto elettorale della Sassonia-Anhalt provoca reazioni anche dall’altra sponda dell’Atlantico. Donald Trump ha rilanciato su Truth Social l’immagine delle proiezioni elettorali senza aggiungere commenti. Più esplicito Elon Musk, che da tempo non nasconde la sua simpatia per l’Afd. «Gut gemacht!», ben fatto, ha scritto rispondendo a un post della leader Alice Weidel. Ulrich Siegmund, il giovane candidato che ha portato l’Afd al miglior risultato della sua storia, lo ha subito ringraziato per il «sostegno», auspicando per il futuro una «forte e costruttiva collaborazione».

(reuters)
Messaggi di entusiasmo sono arrivati anche da una parte delle destre radicali europee. In Spagna Jorge Buxadé, capodelegazione di Vox al parlamento europeo, si è detto «molto contento» del trionfo dell’Afd, definendolo «una vittoria della democrazia e del popolo tedesco». In Francia è più prudente Jordan Bardella. Il presidente del Rassemblement National evita di congratularsi direttamente con l’Afd, con cui il partito francese ha rotto due anni fa, ma rifiuta qualsiasi demonizzazione del voto. Il risultato, sostiene, «è l’espressione di rabbia, voglia di cambiamento e anche di speranza».

Sul fronte opposto, il premier polacco Donald Tusk non usa mezzi termini. «In Polonia soltanto gli idioti o i traditori possono rallegrarsi del trionfo dell’Afd in Germania», riferendosi agli esponenti della destra nazionalista polacca che avevano salutato il risultato. La stessa inquietudine arriva da Bruxelles dove l’Alta rappresentante Kaja Kallas parla di forze politiche che «sembrano cieche» davanti alla crescente minaccia russa. Il paradosso, secondo l’estone, è che proprio mentre aumentano gli episodi di sabotaggio attribuiti a Mosca, avanzano partiti che chiedono all’Europa di abbassare la guardia. «Temo - avverte Kallas - che potremmo ritrovarci in una situazione in cui non abbiamo fatto abbastanza per difenderci».

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