BELGRADO – La scarsa partecipazione popolare al funerale di Mladic è una cattiva notizia per il governo di Aleksandar Vucic. Vuol dire che la manipolazione emotiva che hanno tentato di fare in questi giorni non ha funzionato. Non sono stati funerali di Stato, è vero: ma comunque una liturgia del potere, nazionalista e civico-religiosa, con la partecipazione dell’esercito e della Chiesa. La gente non è poi così disposta a identificarsi ancora in una figura come Mladic, che comunque è Storia vecchia di 30 anni». Vlatko Sekulović è avvocato, attivista, editorialista, già membro del parlamento per due legislature nelle fila dell’opposizione democratica. A ottobre pubblicherà anche
in Italia il suo libro "Il potere magnetico del nazionalismo" edito da Meltemi
BELGRADO – La scarsa partecipazione popolare al funerale di Mladic è una cattiva notizia per il governo di Aleksandar Vucic. Vuol dire che la manipolazione emotiva che hanno tentato di fare in questi giorni non ha funzionato. Non sono stati funerali di Stato, è vero: ma comunque una liturgia del potere, nazionalista e civico-religiosa, con la partecipazione dell’esercito e della Chiesa. La gente non è poi così disposta a identificarsi ancora in una figura come Mladic, che comunque è Storia vecchia di 30 anni». Vlatko Sekulović è avvocato, attivista, editorialista, già membro del parlamento per due legislature nelle fila dell’opposizione democratica. A ottobre pubblicherà anche
in Italia il suo libro "Il potere magnetico del nazionalismo" edito da Meltemi
l governo serbo ha avanzato la richiesta di sciogliere le Camere proprio ieri, in coincidenza del funerale di Mladic. Caso o opportunità politica. Caso o opportunità politica?
«Opportunità politica. Non è un caso che le voci di elezioni anticipate siano state diffuse dagli organi governativi pochi giorni prima della morte di Mladic, quando ormai tutti sapevano che non sarebbe sopravvissuto a lungo. E la richiesta di scioglimento è poi arrivata proprio ieri, durante le esequie. La volontà di cavalcare questo particolare momento emotivo è evidente. E anche la data in cui dovrebbero tenersi le elezioni non è casuale: saranno quasi certamente il 25 ottobre. Vogliono andare al voto prima di un altro anniversario ben più traumatico: il crollo della pensilina, avvenuto il primo novembre 2024, che uccise sedici persone in maniera insensata, dando il via alla rivolta degli studenti».
Vogliono sfruttare il rigurgito nazionalista generato della morte del generale?
«Sì. D’altronde, già il giorno prima, domenica, durante il derby tra la Stella Rossa e il Partizan, hanno tentato di ingaggiare i giovani issando un vergognoso striscione col volto di Mladic e la scritta: “Direzione Potocari”, che poi furono le parole da lui usate quando entrò a Srebrenica l'11 luglio 1995: il luogo della strage. E hanno pure imposto un minuto di silenzio. Ma alla fine per me la scarsa presenza al funerale è un presagio».
Perché il presidente Vucic non è andato?
«Pesano le critiche dell’Unione Europea. Ma quel suo tentativo di muoversi sul filo scontenterà un po’ tutti. Gli ultra nazionalisti sconcertati dalla scusa dell’impegno precedente: con tutto il rispetto del presidente uzbeco nostro ospite, poteva pur allontanarsi un’ora. Non so se glielo perdoneranno. Quell’elettorato voleva da lui un sostegno netto. Ma peserà anche non aver preso abbastanza le distanze: la nostra legge dice che dobbiamo rispettare le sentenze degli organismi internazionali che fanno parte delle Nazioni Unite, E poi avrebbe potuto spendere una parola sui crimini di Mladic».
La Serbia sembra incapace di fare i conti col suo passato.
«Le cose non stanno esattamente così. I tentativi sono stati fatti sia dalle forze politiche che dalla società civile in vari momenti. Forse troppo pochi e di sicuro sono stati commessi errori, la capacità rigenerativa del nazionalismo è sottostimata. Senza dimenticare che, sul confronto nazionale, ha pesato l’assassinio del premier Zoran Đinđić nel 2003. Insieme al fatto che a L’Aja ci furono condanne per responsabilità personali ma bisognava processare un intero sistema di pensiero politico e partitico che aveva dato il via a certe aberrazioni. Non averlo fatto ha lasciato che una certa ideologia continuasse ad aleggiare e a farsi strada».