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“Netanyahu ha una responsabilità anche politica, io stesso ho visto i documenti sull’allarme”

(agf)

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Intervista a Nimrod Novik, ex ambasciatore israeliano e già primo consigliere dell’ex presidente Shimon Peres. “Ho avuto accesso all’altro avvertimento, quello egiziano, arrivato pochi giorni prima dell’attacco del 7 ottobre”
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«Vidi io stesso l’altro avvertimento segreto, quello dell’intelligence egiziana, pochi giorni prima del 7 ottobre, e credo in queste nuove rivelazioni – dice Nimrod Novik, ex ambasciatore israeliano e già primo consigliere dell’ex presidente Shimon Peres – La responsabilità di Netanyahu è politica e si estende ai mesi e agli anni che hanno portato al 7 ottobre».

Dieci giorni prima del 7 ottobre 2023, secondo “Haaretz”, gli Emirati avvertirono Netanyahu dei piani stragisti di Hamas. Lo ritiene possibile?

«Ho piena fiducia nel reporter che ha condotto l’inchiesta. Ci ha lavorato con grande attenzione per un anno e mezzo e l’ha pubblicata solo dopo tutte le conferme. Ma la storia è secondo me credibile anche per un altro motivo: fui diretto testimone dell’avv…

«Vidi io stesso l’altro avvertimento segreto, quello dell’intelligence egiziana, pochi giorni prima del 7 ottobre, e credo in queste nuove rivelazioni – dice Nimrod Novik, ex ambasciatore israeliano e già primo consigliere dell’ex presidente Shimon Peres – La responsabilità di Netanyahu è politica e si estende ai mesi e agli anni che hanno portato al 7 ottobre».

Dieci giorni prima del 7 ottobre 2023, secondo “Haaretz”, gli Emirati avvertirono Netanyahu dei piani stragisti di Hamas. Lo ritiene possibile?

«Ho piena fiducia nel reporter che ha condotto l’inchiesta. Ci ha lavorato con grande attenzione per un anno e mezzo e l’ha pubblicata solo dopo tutte le conferme. Ma la storia è secondo me credibile anche per un altro motivo: fui diretto testimone dell’avvertimento che, pochi giorni prima del 7 ottobre, l’Egitto consegnò a Israele. Il rapporto che ricevetti io e che ricevette Netanyahu era del più alto livello».

Mi scusi, ma in che ruolo ebbe accesso a quel documento?

«È una lunga storia. Diciamo che ho un rapporto speciale con l’intelligence egiziana che risale agli anni ’80, contatti che ho continuato a coltivare fino ad oggi nella mia attività presso le ong».

Netanyahu avrebbe tenuto per sé quelle informazioni. Chi avrebbe dovuto invece informare?

«Avrebbe dovuto comunicarlo a tutti i capi della sicurezza e al minsitro della Difesa. Il suo segretario militare avrebbe dovuto contattare lo Shin Bet e il Mossad e, se la questione fosse stata ritenuta urgente, avrebbe si sarebbe dovuto immediatamente convocare un meeting su Zoom».

Le responsabilità della mancata difesa di Israele il 7 ottobre ricadono soprattutto sul premier?

«C’è una responsabilità che appartiene all’establishment della sicurezza, che deve difendere il Paese attraverso le allerte dell’intelligence, le operazioni di deterrenza e la risposta agli attacchi. L’altra è politica e spetta al premier, che in questo caso ha per anni basato la sua strategia nella separazione di Gaza e della Cisgiordania perché non si arrivasse mai alla soluzione dei due Stati. Per raggiungere questo obiettivo ha favorito il finanziamento di Hamas a Gaza tramite il Qatar. La responsabilità di Netanyahu è relativa a tutti i mesi e gli anni che hanno portato al massacro del 7 ottobre».

Come può cambiare la campagna elettorale ora?

«C’è una parte dell’elettorato del Likud, il partito del premier, che dopo queste rivelazioni potrebbe decidere di astenersi. L’equivalente di quei 5 seggi che possono decidere le elezioni».

La pressione internazionale delle sanzioni può influire sul voto?

«È solo l’ultimo tsunami diplomatico che sta travolgendo il governo Netanyahu. Ma il nostro premier ha in testa soltanto le elezioni e l’unico fattore internazionale che può influenzare il voto si chiama Donald Trump».

Dall’Europa ci chiediamo: come è possibile che dopo gli errori del 7 ottobre, i massacri di Gaza e gli scandali di corruzione Netanyahu sia ancora così popolare in Israele e possa comunque vincere?

«In realtà il suo partito e la sua coalizione hanno già perso un terzo del suo elettorato, dunque il premier non è così popolare e infatti insegue Eisenkot nei sondaggi. Tuttavia può contare su una fan base solida, come quelle delle squadre di calcio, ed è un maestro della manipolazione politica. Sta facendo di tutto per arrivare a uno stallo elettorale, a un pareggio che gli permetta di continuare alla guida di un governo ad interim fino a nuove elezioni. Può andare avanti così per 3-4 tornate elettorali. Solo così può salvarsi».

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