Putin al telefono con Trump. Su Kiev tornano i missili. Zelensky: ora un vertice a tre
dal nostro inviato Paolo MastrolilliDALLAS – Parlando al telefono con Trump, Putin giura che non intende aggredire l’Europa, mito - a suo avviso - sfruttato per riarmare l’Ucraina. Zelensky lo mette alla prova, augurandosi di vedere il capo della Casa Bianca intorno al 20 settembre, per poi organizzare un vertice a tre finalizzato a chiudere la guerra. Sviluppi della missione a Mosca e Kiev dei mediatori americani Witkoff e Kushner, che non ha riaperto il negoziato, ma lo ha rimesso sul tavolo.
Secondo la versione del consigliere dello zar Yuri Ushakov, nella telefonata i presidenti russo e americano hanno «valutato positivamente», i risultati dei colloqui del fine settimana. Putin ha detto che bisogna chiudere la guerra, da lui scatenata, per realizzare «un ampio ripristino delle relazioni tra Russia e Usa». Quindi ha assicurato a Trump di non aver «assolutamente alcun piano aggressivo nei confronti dell’Europa. I miti sulla minaccia russa servono agli europei solo come copertura per aumentare il sostegno all’Ucra…
DALLAS – Parlando al telefono con Trump, Putin giura che non intende aggredire l’Europa, mito - a suo avviso - sfruttato per riarmare l’Ucraina. Zelensky lo mette alla prova, augurandosi di vedere il capo della Casa Bianca intorno al 20 settembre, per poi organizzare un vertice a tre finalizzato a chiudere la guerra. Sviluppi della missione a Mosca e Kiev dei mediatori americani Witkoff e Kushner, che non ha riaperto il negoziato, ma lo ha rimesso sul tavolo.
Secondo la versione del consigliere dello zar Yuri Ushakov, nella telefonata i presidenti russo e americano hanno «valutato positivamente», i risultati dei colloqui del fine settimana. Putin ha detto che bisogna chiudere la guerra, da lui scatenata, per realizzare «un ampio ripristino delle relazioni tra Russia e Usa». Quindi ha assicurato a Trump di non aver «assolutamente alcun piano aggressivo nei confronti dell’Europa. I miti sulla minaccia russa servono agli europei solo come copertura per aumentare il sostegno all’Ucraina e le proprie spese militari».
Anche se il ministro degli Esteri russo Lavrov ha avvisato l’Europa che «se provasse ad attaccare la guerra sarebbe breve».
Il portavoce del Cremlino Peskov ha descritto come «un’ossessione, una mania di persecuzione, la russofobia» del cancelliere tedesco Merz. Secondo Peskov la guerra poteva essere finita da tempo, ma gli ucraini «vengono provocati in modo significativo da alcuni Paesi europei per andare avanti». E Zelensky è felice di seguirli: «Non direi che Kiev stia dimostrando molta flessibilità, e non direi nemmeno che voglia davvero porre fine a questa guerra».
Invece i mediatori americani, secondo il ministro degli Esteri Lavrov, avrebbero ribadito a Mosca che Trump «riconosce la realtà sul terreno ed esclude l’ingresso dell’Ucraina nella Nato». Una posizione che «suscita una risposta positiva della Russia. Perciò vogliamo continuare il dialogo».
E’ una retorica che Putin, responsabile della guerra a cui in realtà potrebbe mettere fine in ogni momento, ha usato spesso per sedurre Trump. Zelensky perciò ha cercato di stanarlo, dicendo che spera di incontrare il capo della Casa Bianca dopo il 20 settembre e proponendo un vertice a tre, magari dopo le elezioni per la Duma russa: «Se tutte le parti sono d’accordo, vogliamo tenerlo anche in autunno. Se settembre va bene, sarebbe ottimo. Prima avviene, meglio è».
È possibile che il leader ucraino abbia percepito un mutamento nelle posizioni dell’amministrazione Usa, almeno a giudicare dalle parole pronunciare dal sottosegretario politico al Pentagono Elbridge Colby, durante una riunione del gruppo di contatto per sostenere Kiev: «La Russia sta ricostituendo le proprie forze armate e la propria capacità industriale nel settore della difesa: dobbiamo essere pronti ad affrontare un conflitto di lunga durata e a soddisfare le esigenze dell’Ucraina nei mesi e negli anni a venire». Quindi ha aggiunto: «Dobbiamo inoltre essere preparati anche ad altre possibili eventualità. Questa realtà rende ancora più importante che l’Europa continui a sostenere l’Ucraina, accelerando al contempo il proprio riarmo e la propria reindustrializzazione».
I 27 Stati membri dell’Ue ieri hanno fatto un passo avanti sulla risposta alla richiesta ucraina di Patriot: raggiunto un accordo sulla deroga concessa a Kiev per l’acquisto di prodotti essenziali per i sistemi di difesa aerea. «La prossima erogazione di 3,2 miliardi di euro consentirà all’Ucraina di proteggere meglio i propri cieli dagli attacchi indiscriminati della Russia», ha fatto sapere la presidente della Commissione Ursula von der Leyen d’intesa con il segretario generale della Nato Mark Rutte.
Intanto, dopo la tregua di tre giorni rispettata durante la missione diplomatica degli inviati Usa, missili e droni russi hanno ripreso a bersagliare Kiev: cinque i morti.