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Notti di guerra a Hormuz. E l’Aiea denuncia l’Iran sul programma nucleare

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Il Centcom colpisce cinque petroliere iraniane nello Stretto. Il presidente Usa promette: “Il conflitto finirà subito dopo midterm”
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Le sanzioni. Il blocco dei cieli. Il blocco di Hormuz. L’offensiva sul nucleare. Gli americani stringono l’assedio intorno all’Iran su più fronti, Teheran risponde e nel Golfo la tensione torna ad alzarsi pericolosamente, con il prezzo del petrolio che supera di nuovo la soglia dei 100 dollari al barile. Nella notte tra martedì e mercoledì le forze armate americane hanno colpito cinque petroliere iraniane e ne hanno affondata una in risposta – dice il Centcom – al tentativo degli iraniani di attaccare le navi militari statunitensi che da mesi presidiano gli ingressi nello stretto impedendo alla Repubblica islamica di esportare greggio. La risposta di Teheran è stata più intensa di altri precedenti scambi di fuoco: almeno 30 missili, alcuni dotati di munizioni a grappolo, scagliati contro la base americana in Giordania che hanno costretto Washington e Amman a bruciare un’altra consistente quantità di intercettori Patriot.

Gli americani si sono muovono per cerchi concentrici. Lo st…

Le sanzioni. Il blocco dei cieli. Il blocco di Hormuz. L’offensiva sul nucleare. Gli americani stringono l’assedio intorno all’Iran su più fronti, Teheran risponde e nel Golfo la tensione torna ad alzarsi pericolosamente, con il prezzo del petrolio che supera di nuovo la soglia dei 100 dollari al barile. Nella notte tra martedì e mercoledì le forze armate americane hanno colpito cinque petroliere iraniane e ne hanno affondata una in risposta – dice il Centcom – al tentativo degli iraniani di attaccare le navi militari statunitensi che da mesi presidiano gli ingressi nello stretto impedendo alla Repubblica islamica di esportare greggio. La risposta di Teheran è stata più intensa di altri precedenti scambi di fuoco: almeno 30 missili, alcuni dotati di munizioni a grappolo, scagliati contro la base americana in Giordania che hanno costretto Washington e Amman a bruciare un’altra consistente quantità di intercettori Patriot.

Gli americani si sono muovono per cerchi concentrici. Lo strangolamento economico. Il blocco navale. Le sanzioni su tutte le compagnie aeree iraniane che impongono di fatto una “no fly zone” sull’Iran. E il nucleare. Ieri per la prima volta in vent’anni, l’Agenzia internazionale per l’energia atomica ha deferito l’Iran al consiglio di sicurezza dell’Onu perché non collabora sul nucleare, impedendo l’accesso agli ispettori nei siti bombardati dagli americani e perché non avrebbe dato spiegazioni convincenti sulle tracce di uranio trovate in siti non dichiarati. La mozione era stata presentata dagli Stati Uniti insieme a Regno Unito, Francia e Germania. Per l’Iran e i suoi alleati, Russia e Cina, si tratta di una decisione pretestuosa e politicamente motivata che serve solo a giustificare un’altra “aggressione” contro il Paese. Mosca e Pechino l’affosseranno in consiglio di sicurezza.

La Repubblica islamica è riuscita in gran parte a sopravvivere alla pesante campagna militare lanciata da Stati Uniti e Israele a febbraio, ma la guerra di logoramento che l’America ha ingaggiato negli ultimi mesi, colpendo al cuore l’export di petrolio, il pilastro dell’economia nazionale, rappresenta una minaccia esistenziale altrettanto insidiosa per Teheran. Il sistema non può permettersi a lungo questo status quo ed è disposto ad affrontare le conseguenze di una reazione più aggressiva. L’era delle «risposte proporzionate» agli attacchi americani è finita, ha sentenziato Ghalibaf, il capo negoziatore. I Pasdaran hanno annunciato l’imposizione di una «zona a traffico limitato» per la navigazione nel Golfo Persico, che va dallo strategico porto di Chabahar, al confine con il Pakistan, fino a parti del Golfo di Oman e del Mar Arabico: «Qualsiasi nave che attraverserà la zona sarà sottoposta a sanzioni». Una fonte diplomatica iraniana di alto livello, che chiede di restare anonima perché non autorizzata a discutere di questioni sensibili, non nasconde la complessità del momento: «Siamo in una situazione difficile, inutile negarlo ma non retrocederemo di un millimetro su Hormuz». Anche se questo dovesse significare un’altra guerra aperta? «Abbiamo sopportato 40 giorni di bombardamenti americani, possiamo resistere ancora».

Il sistema è pronto a rivedere le sue linee rosse se la pressione americana dovesse intensificarsi. «Le nostre rappresaglie contro le basi militari Usa nel Golfo hanno colpito le strutture, non le persone. Non abbiamo mai attaccato i militari americani che vengono evacuati ma restano negli alberghi della regione. Gli americani invece colpiscono le nostre scuole e uccidono i nostri studenti», argomenta la fonte.

Washington ha inviato la portaerei Roosevelt nel Golfo con un mandato di 7 mesi: il messaggio è chiaro. Anche l’Iran si sta preparando a una guerra lunga. Con un obiettivo: spezzare l’assedio prima che Trump decida di colpire di nuovo, magari dopo le elezioni di Midterm. Il presidente Usa si dice sicuro che per quella data «la guerra sarà finita» perché l’Iran non può più resistere.

Il punto è che nessuna delle due parti cede sotto pressione e la gara è tra la velocità di logoramento dell’economia iraniana e quella con cui aumenta il prezzo del petrolio, cioè il costo per i cittadini americani.

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