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Nel mirino dalla prima notte, la vita blindata di Zelensky inseguito da cecchini e 007

Zelensky con le guardie del corpo a Bucha nell’aprile del 2022

 (afp)

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“Ricordo almeno cinque o sei tentativi di farmi fuori”, diceva nel 2023, appena un anno dopo l’inizio dell’invasione russa
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«Ricordo almeno cinque o sei tentativi di farmi fuori». Era il novembre del 2023, l’invasione russa su larga scala era cominciata da un anno e mezzo, e già Zelensky stava perdendo il conto degli attentati che aveva subìto. Forse perché gli è stato chiaro sin dalle prime ore della guerra, quando rifiutò l’esilio e il passaggio in elicottero offerto da Biden, che rimanere a Kiev avrebbe significato, da lì in avanti, sopravvivere nel cono d’ombra della minaccia di morte. E che essa può arrivare da terra, dal cielo, o dalla mano di un collaboratore infedele.

Dunque, una vita blindata. Controllata a vista dagli agenti dell’Udo, l’Ufficio della protezione statale dell’Ucraina. Imbrigliata da mille cautele e da dispositivi di sicurezza a geometria variabile, pensati per adattarsi ora alle visite al fronte, ora ai viaggi all’estero. Un’esistenza, quella del presidente ucraino, costretta al segreto perenne.

I russi provano a ucciderlo subito. La prima notte dell’invasione, raccontò l’allora co…

«Ricordo almeno cinque o sei tentativi di farmi fuori». Era il novembre del 2023, l’invasione russa su larga scala era cominciata da un anno e mezzo, e già Zelensky stava perdendo il conto degli attentati che aveva subìto. Forse perché gli è stato chiaro sin dalle prime ore della guerra, quando rifiutò l’esilio e il passaggio in elicottero offerto da Biden, che rimanere a Kiev avrebbe significato, da lì in avanti, sopravvivere nel cono d’ombra della minaccia di morte. E che essa può arrivare da terra, dal cielo, o dalla mano di un collaboratore infedele.

Dunque, una vita blindata. Controllata a vista dagli agenti dell’Udo, l’Ufficio della protezione statale dell’Ucraina. Imbrigliata da mille cautele e da dispositivi di sicurezza a geometria variabile, pensati per adattarsi ora alle visite al fronte, ora ai viaggi all’estero. Un’esistenza, quella del presidente ucraino, costretta al segreto perenne.

I russi provano a ucciderlo subito. La prima notte dell’invasione, raccontò l’allora consigliere Oleksiy Arestovych, un commando tenta per due volte di penetrare nel compound della Bankova. Zelensky è nascosto nel bunker, scavato decine di metri sotto terra e connesso alla rete: le guardie danno anche a lui un giubbetto antiproiettile e un fucile, per autodifesa, nel caso in cui. «Mi hanno indicato come obiettivo numero uno», dichiara il giorno dopo, ben consapevole che Putin ha dato l’ordine di eliminarlo.

Nelle prime settimane del conflitto, rivelarono in seguito i Servizi di intelligence ucraini, un altro gruppo d’assalto cui è stata affidata la stessa missione - questo è ceceno - viene fermato dai soldati alle porte della capitale assediata. Il Times riferì poi di 400 uomini della Wagner infiltrati nell’area di Kiev con un elenco di personalità da uccidere. Il nome di Zelensky è il primo della lista.

Si capisce perché i suoi spostamenti all’interno del Paese, effettuati a bordo di un lungo convoglio fatto di suv blindati tutti uguali per impedire di identificare quale sia il veicolo presidenziale, vengono resi pubblici solo dopo che il leader ha lasciato il luogo visitato. E perché il complesso della Bankova, dove trascorre la maggior parte del tempo, è protetto non solo da batterie di controaerea ma anche da misure contro il targeting elettronico, che impone restrizioni all’utilizzo dei telefoni anche alle personalità straniere. Le norme speciali entrate in vigore quest’anno, inoltre, consentono agli agenti dell’Udo di organizzare un regime speciale per l’accesso alla Bankova, con checkpoint e controlli obbligatori.

In patria, nell’agosto 2023, Zelensky è spiato da una donna di Ochakiv, informatrice dell’esercito russo poi finita agli arresti, che ha il compito di trasmettere a Mosca i dettagli della visita presidenziale a Mykolaiv. Il 6 marzo 2024 un missile esplode a 500 metri dal porto di Odessa, dove Zelensky si trova insieme al premier greco Mitsotakis, anche se non è dimostrato che fosse diretto a lui. Un mese dopo, in aprile, una scena simile a quella di Mykolaiv si ripete in Polonia, ed è la prima traccia di un’operazione all’estero: i servizi segreti polacchi arrestano Pawel K., un connazionale che sta monitorando le misure di sicurezza dell’aeroporto di Rzeszów-Jasionka. È lo scalo più usato da Zelensky per i viaggi in Europa e negli Stati Uniti: lo raggiunge da Kiev col treno o il convoglio presidenziale. In quell’occasione, la procura polacca sospetta che le informazioni di Pawel K. possano servire a un «possibile attentato alla vita del presidente ucraino». L’intelligence di Kiev è più categorica, descrive un complotto con l’impiego di un drone o di un tiratore scelto.

Fuori dai confini ucraini, il dispositivo della sicurezza cambia. L’itinerario delle trasferte è tenuto il più possibile riservato. Zelensky e la sua delegazione alloggiano in alberghi di cui prenotano intere ali, a volte vi si appoggiano solo per qualche ora. Ha sempre attorno a sé la scorta ucraina, ma la sua incolumità, una volta entrato nel paese ospitante, è affidata ai servizi locali. Quando va a Washington nel dicembre 2022, anche in quel caso passando dall’aeroporto di Rzeszów, segue una procedura eccezionale, forse perché era il primo viaggio negli Usa dopo l’inizio della guerra: vola a bordo di un Boeing del governo americano, scortato da un F-15, il Secret Service lo prende in consegna appena mette piede su suolo statunitense.

A volte, però, il pericolo non ha bisogno di viaggiare chilometri e chilometri come un drone. È insospettabilmente vicino, nella cerchia dei fidati. Sette maggio 2024: i servizi ucraini arrestano due colonnelli dell’Udo perché, scoprono, sono stati reclutati dall’Fsb russo. Il loro obiettivo era trovare un uomo della scorta presidenziale disposto a tradire e avvicinare Zelensky, prenderlo in ostaggio e, successivamente, ucciderlo.

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