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Lo smacco dei Buffalo Bills a Trump: alle partite di football anche l’inno canadese

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La squadra americana ha annunciato che prima dell’incontro del 17 settembre, renderà omaggio ai tifosi del Paese vicino, colpito dai nuovi dazi imposti dal presidente Usa
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NEW YORK - Secondo alcuni, è un legittimo omaggio ai vicini canadesi. Secondo altri, è uno schiaffone alla guerra commerciale lanciata dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Nel mezzo dei nuovi dazi imposti dal tycoon al Canada, la franchigia di football americano dei Buffalo Bills ha annunciato che prima della partita in casa, in programma il 17 settembre, renderà omaggio ai tifosi canadesi, eseguendo l’inno ufficiale del Canada, che si intitola “O Canada”. Nel roster dei Bills figurano due giocatori canadesi: il wide receiver Josh Palmer, nato a Brampton, nell’Ontario, e il defensive end Michael Hoecht, anche lui dell’Ontario. A interpretare, prima della sfida serale contro i Detroit Lions, saranno i Barenaked Ladies, gruppo musicale di Toronto. Subito dopo sarà la volta dell'inno americano, affidato all'attrice e cantante Auli'i Cravalho, nata alle Hawaii. Non è chiaro se l’omaggio al Canada si limiterà alla prima partita, o sarà così per tutta la stagione.

Il debutto avrà …

NEW YORK - Secondo alcuni, è un legittimo omaggio ai vicini canadesi. Secondo altri, è uno schiaffone alla guerra commerciale lanciata dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Nel mezzo dei nuovi dazi imposti dal tycoon al Canada, la franchigia di football americano dei Buffalo Bills ha annunciato che prima della partita in casa, in programma il 17 settembre, renderà omaggio ai tifosi canadesi, eseguendo l’inno ufficiale del Canada, che si intitola “O Canada”. Nel roster dei Bills figurano due giocatori canadesi: il wide receiver Josh Palmer, nato a Brampton, nell’Ontario, e il defensive end Michael Hoecht, anche lui dell’Ontario. A interpretare, prima della sfida serale contro i Detroit Lions, saranno i Barenaked Ladies, gruppo musicale di Toronto. Subito dopo sarà la volta dell'inno americano, affidato all'attrice e cantante Auli'i Cravalho, nata alle Hawaii. Non è chiaro se l’omaggio al Canada si limiterà alla prima partita, o sarà così per tutta la stagione.

Il debutto avrà un significato particolare per i Bills: sarà la prima gara di regular season disputata nel nuovo Highmark Stadium, un impianto costato 2,1 miliardi di dollari e sostenuto da aziende canadesi. La scelta di rendere omaggio ai “vicini” riflette anche il rapporto che i Bills cercano da anni di consolidare con il pubblico dell'Ontario meridionale e dell'area di Toronto, la più grande area metropolitana canadese, distante circa due ore d'auto da Buffalo. L’anno scorso gli abbonati canadesi erano circa ottomila. Non è la prima volta che i due inni vengono eseguiti durante una partita dei Bills a Orchard Park. Sotto la precedente proprietà di Ralph Wilson, la squadra organizzava ogni anno una partita dedicata ai tifosi canadesi, in prossimità del Thanksgiving canadese, che cade il secondo lunedì di ottobre.

L'iniziativa venne abbandonata vent'anni fa. In seguito, i Bills hanno disputato anche una serie di partite della stagione regolare a Toronto: l'esperimento si è concluso nel 2013.

Una tradizione simile esiste da tempo nell'altra squadra professionistica di Buffalo, i Sabres della Nhl la lega di hockey su ghiaccio. Dal 1970, anno della loro fondazione, la squadra fa eseguire entrambi gli inni nazionali prima di ogni partita, indipendentemente dalla nazionalità dell'avversario. Bills e Sabres appartengono oggi allo stesso proprietario, Terry Pegula, il miliardario che nel 2014 acquistò la franchigia di football versando 1,4 miliardi di dollari, più del miliardo offerto da un finanziere newyorkese: Trump.

Stavolta la scelta di Pegula non ha lasciato indifferenti, visto il periodo tempestoso: i tifosi americani si sono divisi tra chi sostiene che sia un segnale d’amicizia verso i vicini canadesi, e chi ritiene che la franchigia abbia deciso di mettersi a fare politica, onorando un Paese finito al primo posto tra i “nemici” di Trump. “Come abbonato canadese - ha scritto un tifoso su X - apprezzo questa scelta. Poteva non essere necessaria ma in mezzo alla stupidità dei nostri governi nazionali rappresenta un segno di buona volontà”.

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