Hong Kong, condannati a 7 anni di carcere gli attivisti delle veglie per il massacro di Tiananmen
dal nostro corrispondente Gianluca ModoloPECHINO - Sette anni e tre mesi di carcere per Chow Hang-tung. Sette anni per Lee Cheuk-yan. Riconosciuti colpevoli lo scorso 21 agosto di “incitamento alla sovversione”, per i leader di quella che un tempo era l’associazione ad Hong Kong che organizzava in città le veglie per commemorare il massacro di Tiananmen del 4 giugno 1989, ora è arrivata l’entità della pena.
Assieme a Lee e Chow - rispettivamente ex presidente ed ex vicepresidente dell’ormai sciolta HongKong Alliance in Support of Patriotic Democratic Movements of China, in carcere già dal settembre 2021 - il collegio di tre giudici, selezionati con attenzione dal capo dell'esecutivo di Hong Kong, ha condannato a cinque anni e due mesi anche Albert Ho, 74 anni, ex presidente dell’associazione ed ex leader dell’ormai defunto Partito democratico, che a gennaio si era dichiarato colpevole sperando in una riduzione della pena. Tutti condannati ai sensi della legge sulla sicurezza nazionale imposta alla città sei anni fa da Pechin…
PECHINO - Sette anni e tre mesi di carcere per Chow Hang-tung. Sette anni per Lee Cheuk-yan. Riconosciuti colpevoli lo scorso 21 agosto di “incitamento alla sovversione”, per i leader di quella che un tempo era l’associazione ad Hong Kong che organizzava in città le veglie per commemorare il massacro di Tiananmen del 4 giugno 1989, ora è arrivata l’entità della pena.
Assieme a Lee e Chow - rispettivamente ex presidente ed ex vicepresidente dell’ormai sciolta HongKong Alliance in Support of Patriotic Democratic Movements of China, in carcere già dal settembre 2021 - il collegio di tre giudici, selezionati con attenzione dal capo dell'esecutivo di Hong Kong, ha condannato a cinque anni e due mesi anche Albert Ho, 74 anni, ex presidente dell’associazione ed ex leader dell’ormai defunto Partito democratico, che a gennaio si era dichiarato colpevole sperando in una riduzione della pena. Tutti condannati ai sensi della legge sulla sicurezza nazionale imposta alla città sei anni fa da Pechino. L’Hong Kong Alliance, scioltasi nel 2021, che chiedeva la “fine della dittatura monopartitica”, dovrà pagare una multa di 1,5 milioni di dollari honkonghesi (circa 165mila euro).
La sentenza sottolinea che, sebbene non si siano verificati atti di violenza e gli imputati non abbiano indicato un calendario preciso per porre fine alla “dittatura del partito unico” (cioè del Partito comunista cinese), le loro azioni rimangono “di notevole gravità”.
“Queste condanne costituiscono una triplice tragedia: per gli attivisti ingiustamente puniti; per i sopravvissuti e le vittime della repressione di Tiananmen; e per le generazioni di hongkonghesi private della possibilità di discutere di uno degli eventi più significativi della storia contemporanea della Cina”, commenta Amnesty International.
Per decenni l’ex colonia britannica è stato l’unico luogo in territorio cinese dove si potevano commemorare i morti di quel 1989 (la Cina non ha mai fornito un bilancio completo delle vittime, ma secondo gli attivisti il numero potrebbe ammontare a migliaia). Da sei anni non è più così, da quando il governo comunista di Pechino ha fatto calare il buio su quel ricordo pure a Hong Kong. Le commemorazioni per Tiananmen erano considerate un simbolo della relativa libertà di Hong Kong rispetto alla Cina continentale: sono state di fatto messe fuori legge nel 2020 con l’entrata in vigore della legge sulla sicurezza nazionale imposta da Pechino a seguito delle proteste di massa in città dell’anno precedente. Le veglie al Victoria Park - per decenni sede delle commemorazioni - non si possono più fare.
Lee, 69 anni, era a Pechino nell’89 per portare ai manifestanti le donazioni raccolte dagli abitanti di Hong Kong: potè tornare a casa l’8 giugno di quell’anno, dopo essere stato interrogato e aver firmato una lettera di pentimento. Chow, 41 anni, avvocata, è uno dei volti più conosciuti nel campo democratico dell’ex colonia britannica: si è difesa da sola durante il processo. Iniziò a partecipare alle veglie quando andava alle elementari.
Il verdetto è l’ultimo di una lunga lista nei confronti degli esponenti del movimento democratico. Dopo che nel 2019 le proteste a favore della democrazia avevano sconvolto la città, Pechino ha adottato misure sempre più repressive. L’anno successivo il governo comunista ha imposto alla città una legge sulla sicurezza nazionale che disciplina i reati di secessione, eversione, terrorismo e collusione con forze straniere. Ma la sua formulazione molto vaga ha permesso di sopprimere finora praticamente ogni voce di dissenso. Hong Kong ha poi approvato la propria di legge sulla sicurezza nazionale, che va a rafforzare quella imposta da Pechino.
A febbraio di quest’anno l’ex magnate dei media Jimmy Lai è stato condannato a 20 anni di carcere. Decine di gruppi della società civile hanno chiuso. Gran parte di ciò che rimaneva del campo democratico è stato messo a tacere. Il nuovo sistema elettorale prevede ormai da anni “soltanto i patrioti” al governo di Hong Kong: cioè quelli fedeli al Partito comunista cinese. Il 1° luglio del 1997, dopo 156 anni di fedeltà alla corona di Londra, Hong Kong ritornò sotto il controllo di Pechino. Da allora è una regione amministrativa speciale dentro la Repubblica popolare cinese che avrebbe dovuto mantenere per i successivi 50 anni una considerevole autonomia sotto la formula “Un paese, due sistemi”. Un concetto sempre più eroso, calpestato.