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Yemen, gli Houthi conquistano la costa sul Mar Rosso. L’asse di Teheran ora domina due stretti

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I miliziani prendono Mocha e poi l’isola di Perim fino all’imboccatura dello stretto di Bab el Mandeb. I sauditi chiedono l’intervento di Trump. Ma il Golfo cerca il negoziato con gli iraniani
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Gli Houthi conquistano l’intera costa sud-occidentale dello Yemen, assicurandosi il controllo pieno e totale del Mar Rosso, e l’Iran mette a segno un colpo importante contro gli Stati Uniti e i loro alleati a Riad. In pochi giorni i miliziani sono avanzati per centinaia di chilometri, hanno preso la città portuale di Mocha e poi le isole che guardano la costa, soprattutto la piccola, arida e vulcanica ma strategica Perim, che divide in due lo stretto di Bab el Mandeb, arteria cruciale della globalizzazione da cui passa il 12% del commercio internazionale via mare.

I governativi e le milizie appoggiate dai sauditi soccombono, battendo in ritirata dopo i primi combattimenti: il fronte anti-Houthi dimostra di essere male equipaggiato e peggio addestrato, e di non avere un vero collante politico. I sauditi sembrano assistere piuttosto impotenti alla cavalcata dei miliziani filoiraniani, dopo aver incassato diversi colpi in queste settimane – il blocco delle loro navi nel Mar Rosso, i bomb…

Gli Houthi conquistano l’intera costa sud-occidentale dello Yemen, assicurandosi il controllo pieno e totale del Mar Rosso, e l’Iran mette a segno un colpo importante contro gli Stati Uniti e i loro alleati a Riad. In pochi giorni i miliziani sono avanzati per centinaia di chilometri, hanno preso la città portuale di Mocha e poi le isole che guardano la costa, soprattutto la piccola, arida e vulcanica ma strategica Perim, che divide in due lo stretto di Bab el Mandeb, arteria cruciale della globalizzazione da cui passa il 12% del commercio internazionale via mare.

I governativi e le milizie appoggiate dai sauditi soccombono, battendo in ritirata dopo i primi combattimenti: il fronte anti-Houthi dimostra di essere male equipaggiato e peggio addestrato, e di non avere un vero collante politico. I sauditi sembrano assistere piuttosto impotenti alla cavalcata dei miliziani filoiraniani, dopo aver incassato diversi colpi in queste settimane – il blocco delle loro navi nel Mar Rosso, i bombardamenti sulle città del sud e sulle raffinerie. Dopo 8 anni di guerra tra gli Houthi e la coalizione finanziata da Riad, finiti con una fragile tregua nel 2022, l’assetto di potere in questo paese cruciale del vicino oriente rischia di cambiare definitivamente.

Per evitarlo, secondo Axios, Bin Salman avrebbe chiesto aiuto all’amico Trump, invocando un intervento diretto degli americani, ma trovando porte chiuse alla Casa Bianca. E’ l’ennesimo segnale di una amministrazione in difficoltà per la guerra in Iran che non vuole infilarsi in un altro pantano, anche a costo di abbandonare alleati storici e generosi al loro destino. Con due conseguenze.

Teheran mette a segno un colpo strategico importante perché, sebbene gli Houthi non possano essere considerati solo dei proxies iraniani, essendo un vero parastato con interessi spesso divergenti rispetto a quelli di Teheran e decisioni autonome, l’offensiva di queste ore non sarebbe stata possibile senza il sostegno finanziario, logistico e militare dei Pasdaran. I più importanti e potenti alleati della Repubblica islamica sono ora in pieno controllo del Mar Rosso. Non tanto, e non solo dal punto di vista militare: lo stretto era già a tiro dei missili e dei droni Houthi e i miliziani avevano già dimostrato in passato di poterlo chiudere alla navigazione. Ma dal punto di vista politico: la conquista della costa meridionale fa degli ex ribelli, e dell’Iran, gli unici interlocutori per la gestione del canale.

(afp)

Il secondo capovolgimento strategico è sul fronte interno. L’offensiva degli Houthi mette i sauditi in enorme difficoltà: per resistere alla chiusura di Hormuz, Riad aveva dirottato le sue esportazioni sul Mar Rosso attraverso l’oleodotto Est-Ovest che arriva a Yanbu, e secondo alcuni informazioni non confermate anche l’oleodotto sarebbe stato attaccata con missili dagli yemeniti ieri. La monarchia ora affronta il serio rischio di vedere interrotti anche i traffici sul Mar Rosso. Gli Houthi hanno esplicitato la loro posizione politica: "la navigazione marittima è sicura per tutte le compagnie ad eccezione delle navi” di Riad.

Senza incontrare una forte resistenza, i miliziani potrebbero provare a sfondare oltre i territori già conquistati, direttamente verso Aden, la capitale in cui è riparato il governo riconosciuto internazionalmente, in esilio. Sarebbe la presa dello Yemen e la sconfitta definitiva delle forze sostenute da Riad. Per l’Iran signfica avere in pugno sia lo stretto d Hormuz che quello di Bab el Mandeb.

La portata degli eventi è tale che i paesi del Golfo, sotto choc per il caos generato dalla guerra americana contro Teheran, e ora stanno lavorando per un incontro con gli iraniani, che pure li hanno bombardati per parecchie settimane, nella città omanita di Salalah. L’obiettivo, scrive il Financial Times, è trovare un accordo per la riapertura dello stretto di Hormuz. Per l’Iran sarebbe già una vittoria simbolica: aver dimostrato che la sicurezza e la stabilità della regione non si costruiscono con il cappello americano, ma scendendo a compromessi con la Repubblica islamica.

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