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Naza, l’accusa dell’Idf sul film: “Testimonianze anonime e false”

(reuters)

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Dopo l’incoronazione a Venezia con 25 minuti di standing ovation, il film riceve i primi riconoscimenti. Ma in Israele fa discutere
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I 25 minuti di standing ovation con cui Venezia ha omaggiato Naza, il documentario dei registi israeliani Yuval Abraham e Rachel Szor, innervosisce l’Idf. Presentato pochi giorni dopo le rivelazioni secondo cui il premier Benjamin Netanyahu — a caccia di un nuovo mandato alle elezioni del prossimo 27 ottobre — pur avvertito del potenziale attacco di Hamas il 7 ottobre 2023 non fece nulla per prevenirlo, il film svela il sistema di videosorveglianza continua cui sono sottoposti i palestinesi di Gaza. E come questo sia usato per uccisioni di massa organizzate sfruttando l’Intelligenza Artificiale, incapace di distinguere tra obiettivi militari e civili, terroristi e bambini.

Quel racconto serrato, costruito sulle testimonianze di 24 fra ufficiali e soldati israeliani raccolte anonimamente, proprio ieri ha ottenuto la “Segnalazione Cinema for Unicef”, riconoscimento del Fondo Onu che fin dal 1980 va alle pellicole che si occupano di diritti dell’infanzia. Ebbene, nelle stesse ore, u…

I 25 minuti di standing ovation con cui Venezia ha omaggiato Naza, il documentario dei registi israeliani Yuval Abraham e Rachel Szor, innervosisce l’Idf. Presentato pochi giorni dopo le rivelazioni secondo cui il premier Benjamin Netanyahu — a caccia di un nuovo mandato alle elezioni del prossimo 27 ottobre — pur avvertito del potenziale attacco di Hamas il 7 ottobre 2023 non fece nulla per prevenirlo, il film svela il sistema di videosorveglianza continua cui sono sottoposti i palestinesi di Gaza. E come questo sia usato per uccisioni di massa organizzate sfruttando l’Intelligenza Artificiale, incapace di distinguere tra obiettivi militari e civili, terroristi e bambini.

Quel racconto serrato, costruito sulle testimonianze di 24 fra ufficiali e soldati israeliani raccolte anonimamente, proprio ieri ha ottenuto la “Segnalazione Cinema for Unicef”, riconoscimento del Fondo Onu che fin dal 1980 va alle pellicole che si occupano di diritti dell’infanzia. Ebbene, nelle stesse ore, un comunicato delle Forze di Difesa israeliane(Idf) ne ha respinto i contenuti, provando a smontarne la credibilità. Intanto, contestandone le fonti anonime. Poi, sostenendo che se pure le persone intervistate indossano davvero la divisa, «fanno affermazioni che esulano dalle competenze di soldati di grado inferiore». Parlano poi di «uso scorretto della terminologia giuridica, con contraddizioni assurde, come l’affermazione che i danni non intenzionali derivanti da attacchi legittimi siano perpetrati deliberatamente o costituiscano “genocidio”, senza una reale comprensione di quei termini». Negando pure l’uso dell’Ia: «Le decisioni su azioni e attacchi sono prese da esseri umani».

Con buona pace del fatto che a produrre il film è l’autorevole quotidiano britannico Guardian, che ha già pubblicato molte delle rivelazioni contenute nel documentario. E il produttore esecutivo è il rigoroso Jonathan Glazer, già premio Oscar per La zona d’interesse, dove raccontava l’agghiacciante vita quotidiana della famiglia Höss, in una villa adiacente al campo di concentramento. Macché: «Le Idf colpiscono obiettivi militari compiendo sforzi senza precedenti per ridurre al minimo i danni ai civili». Ovvero, coloro che secondo il documentario sono, appunto, “Naza”: danni collaterali. Attenzione: il film non piace nemmeno agli oppositori di Netanyahu: Naftali Bennett, che sfida l’attuale premier, lo ha definito «orrenda e sanguinosa calunnia».

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