Il tappeto rosso, il picchetto d’onore. A Nuova Delhi, dove è atterrato ieri mattina per il vertice dei Brics, Vladimir Putin ha il palco per smentire di essere isolato, e lo usa per attaccare «i nostri concorrenti occidentali» che «cercano con ogni mezzo di riconquistare la leadership perduta». Evita di nominarli, ma non è difficile capire di chi parli mentre, col loro aiuto, Kiev porta la guerra ben oltre la linea del fronte.
Due giorni fa l’Ucraina ha rivendicato il suo attacco più profondo, colpendo impianti del gas a tremila km dal confine ucraino. In 24 ore, diceva Zelensky, gli ucraini «hanno colpito 8 infrastrutture legate allo sforzo bellico» dall’Artico, al Daghestan, alle regioni di Mosca, Voronezh, Astrakhan e Bryansk. Ieri una nuova ondata di droni ha colpito Saratov e Volgograd, Tula e Kursk: un centro logistico Ozon, impianti industriali, infrastrutture energetiche.
Le retrovie non esistono più, né in Ucraina né in Russia. L’Ad dell’industria bellica ucraina Fire Point, Iryna Terekh, ha annunciato in Polonia che il nuovo missile balistico ucraino FP-7, con gittata fino a 300 km, potrà essere lanciato in Russia «nel giro di settimane». Lo ha paragonato agli Atacms americani per efficacia e precisione. Ecco perché «questa competizione — come dice Putin riferendosi ai “concorrenti occidentali” — assume forme sgradevoli». Non è più, sostiene, normale concorrenza fra aziende o economie: «Vengono distrutti oleodotti e gasdotti, si tenta di bloccare i corridoi internazionali di trasporto, di sequestrare le navi». E ci sono «altre restrizioni illegali» e «la minaccia delle sanzioni secondarie contro chi non vuole seguire interessi altrui ma difendere i propri». È un messaggio ai Brics: «Ai vecchi leader della crescita economica del secolo scorso — dice — si sostituiscono nuovi motori dello sviluppo». Presenta le «più di 30 mila sanzioni» contro Mosca come una manovra punitiva che può riguardare qualsiasi Paese segua una politica indipendente.
Dal forum Yalta di strategia europea, Zelensky avverte che se Mosca «si prepara a colpire in inverno il sistema energetico ucraino riceverà lo stesso in cambio. Se provocheranno blackout, risponderemo in modo adeguato». La profondità geografica, storico vantaggio della Russia, non garantisce più l’invulnerabilità delle infrastrutture, e Putin si guarda bene dallo spezzare il filo con Washington: i Brics «non sono contro nessuno», dice.
Ma il secondo incontro col presidente indiano in due settimane è un segnale di sfida alle sanzioni. Modi ribadisce che le guerre «in Ucraina e Medio Oriente» vanno risolte con «dialogo e diplomazia», ma non arretra con Mosca nonostante le pressioni. A luglio il greggio russo ha raggiunto il record del 51% delle importazioni petrolifere indiane. Putin e Modi hanno visitato insieme la fiera della cooperazione russo-indiana: puntano a portare l’interscambio da 70 a 100 miliardi di dollari entro il 2030. Oggi a Delhi ci sarà anche Xi Jinping: per Putin sarà la foto che conta, al tavolo con i leader delle due maggiori potenze asiatiche 4 anni e mezzo dopo l’invasione che avrebbe dovuto isolarlo.